Amore per la poesia

Ho iniziato ad amare la poesia superando il mero studio accademico durante il periodo delle superiori quando lessi “Preludio” di Emilio Praga del movimento “La Scapigliatura”.

Il professore di italiano li aveva descritti come i ribelli, gli scapigliati, che andavano contro ai dettami letterari del tempo creando qualcosa di nuovo.

Ero nel periodo dark della vita, abiti e trucco nero, borchie e lunghe collane; immaginavo questi poeti come i dark del loro tempo, che andavano contro ad un sistema radicato osando e persino esagerando.

Preludio
di Emilio Praga

Noi siamo i figli dei padri ammalati:
aquile al tempo di mutar le piume,
svolazziam muti, attoniti, affamati,
sull’agonia di un nume.

Nebbia remota è lo splendor dell’arca,
e già all’idolo d’or torna l’umano,
e dal vertice sacro il patriarca
s’attende invano;

s’attende invano dalla musa bianca
che abitò venti secoli il Calvario,
e invan l’esausta vergine s’abbranca
ai lembi del Sudario…

Casto poeta che l ‘Italia adora,
vegliardo in sante visioni assorto,
tu puoi morir!… Degli antecristi è l’ora!
Cristo è rimorto !

O nemico lettor, canto la Noia,
l’eredità del dubbio e dell’ignoto,
il tuo re, il tuo pontefice, il tuo boia, il tuo cielo,
e il tuo loto !

Canto litane di martire e d’empio;
canto gli amori dei sette peccati
che mi stanno nel cor, come in un tempio, inginocchiati.

Canto le ebbrezze dei bagni d’azzurro,
e l’Ideale che annega nel fango…
Non irrider, fratello, al mio sussurro, se qualche volta piango:

giacché più del mio pallido demone,
odio il minio e la maschera al pensiero,
giacché canto una misera canzone,
ma canto il vero!

E ricordo che tremavo nel sentire questi versi: “Casto poeta che l’Italia adora, impegnato in sacre visioni, ora puoi morire”, dando questo “calcio” a Manzoni per dire ora ci siamo noi e “Cristo è rimorto e degli anticristo è l’ora”, non per forza perché non credenti, quanto più perché avrebbero narrato altro: vizi capitali, bagni d’azzurro e l’ideale che annega nel fango.

Avevo trovato tutto questo così oscuro ed erotico e poi concludeva con un: “Ma canto il vero!”, piantando le basi del verismo.

Ho adorato tutte le opere “scapigliate” e divoravo l’antologia durante le lezioni per poi andare in biblioteca e cercare altre opere non riportate e ognuna più oscura dell’altra; raccontavano il vero dell’epoca.

In quinta superiore poi, mi innamorai una seconda volta!
Direte che sono banale e scontata, ma leggendo: “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie” e vedere il titolo: “Soldati” sapendo che Ungaretti era stato in trincea durante la grande guerra mi diede un colpo al cuore.

Le sue odi a questo “male di vivere”, la semplicità poetica senza troppi fronzoli e soprattutto la descrizione di qualcosa che in realtà richiama altro e non per forza descrive quello che effettivamente succede portandoti a pensare, ad immaginare, a trovare analogie e ad entrare in contatto con la poesia attraverso un’emozione, scosse completamente il mio mondo.

Mi innamorai di nuovo e questo amore non è mai finito!

Quando ho iniziato a scrivere poesie l’ho fatto ispirata dalle poesie di Ungaretti e il mio stile può essere definito un incrocio tra la poesia scapigliata e il signor Giuseppe.

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