Ruota dell’anno

La Ruota dell’Anno rappresenta la ciclicità della natura.
Ogni esistenza ne è inesorabilmente immersa: l’uomo, gli animali, la natura che fiorisce e sfiorisce attraverso le stagioni; attraverso questa successione di nascita, crescita, declino e morte.
La Ruota dell’Anno è formata da 8 feste che celebrano un momento particolare di passaggio da un ciclo ad un altro.
Queste feste sono chiamate Sabba e avvengono circa ogni 45 giorni.
Questi otto momenti tipici lungo il percorso dell’anno oltre ai cambiamenti climatici e Naturali, simboleggiano altrettante tappe nella vita del Dio e della Dea. Lui come Sole nasce dalla Dea a Yule, cresce fino a diventare adulto, si unisce a lei a Beltane, regna per poi indebolirsi e morire. Anche la Dea rinasce e si sveglia fanciulla ad Imbolc, si unisce con il Dio a Beltane, si sposa a Litha, si ritira anziana a Mobon prima di riunirsi spiritualmente con il Dio nel mondo spirituale.

Paganesimo e tradizioni

Nella mia famiglia sono sempre state seguite tradizioni pagane, nello specifico dal lato di mio papà (lui e mia zia) seguivano tradizioni contadine legate alle loro terre e in certi tratti contaminate dalla cristianizzazione. Mia mamma, invece, era nata in Tunisia e per i primi anni della sua vita aveva assorbito culture popolari molto diverse. Mio nonno non era mai stato particolarmente affine alla chiesa cattolica, ma era molto legato alle tradizioni nomadi di dove aveva vissuto in Tunisia.
Lei arrivata in Italia fu poi cresciuta dalle suore in collegio e la chiesa in generale le dava l’orticaria, non essendo, per cui, molto avvezza mi aveva instradata inizialmente a guardarmi intorno e a capire da sola cosa sentire e come percepire il divino.

Anni dopo un periodo di scoperta sentii che le tradizioni pagane e la stregoneria calzavano con la spiritualità che percepivo attorno a me. Celebravo le festività, le fasi lunari, avevo il mio piccolo alare in casa e tutto era vissuto in modo naturale e positivo.

La persona della quale mi innamorai seguiva come me il percorso della stregoneria e del paganesimo; dopo essere andate a convivere creammo tradizioni nostre personalizzate, un’unione tra le tradizioni della sua e della mia famiglia, insieme a quelle da noi costruite con il tempo contaminate dalle tradizioni celtiche, da quelle contadine del Piemonte e del ciclo naturale della natura.

Beltane

Il 1 Maggio è la festa di Beltane che celebra l’arrivo dell’Estate con il ritorno del sole e della luce a scaldare noi e la natura dopo i mesi di freddo. Le nostre energie si fanno più forti e ci si sente più operosi, possiamo iniziare a godere dei primi raccolti e ammirare la natura nella sua prosperità.

Considerate che il ciclo stagionale nei tempi antichi aveva una concezione un pochino diversa da quella attuale, visto che per noi Maggio è piena Primavera.

Il risveglio della natura con tutta la sua bellezza e fertilità è però innegabile sia se vogliamo chiamarla Estate o Primavera.

Durante Imbolc ci siamo purificati;
Durante Ostara abbiamo rotto le abitudini effettuando un rinnovamento;
Ora? Adesso è il momento di concretizzare e di attivarsi. Le basi sono state piantate, abbiamo pensato cosa volevamo lasciarci alle spalle e cosa volevamo cambiare sia a livello psicologico (un amore finito, un’amicizia tossica, una brutta abitudine), sia a livello concreto (cambiare lavoro, iniziare nuovi progetti, o semplicemente decidere di ritagliarsi e dedicarsi del tempo per qualcosa di personale che fa sentire bene; specialmente nei casi in cui il cambiare lavoro o altro non sia così facile), decisa la strada da voler intraprendere è il momento di percorrerla.

Noi abbiamo intrapreso un percorso creativo di creazione di candele e piccoli oggetti di purificazione, appunto nel periodo verso Beltane, tra la luna crescente e la super Luna di Aprile; momenti propizi per queste attività manuali e di inventiva.

Ecco le nostre primissime bimbe

Questa è essenza di vaniglia e fiori di gelsomino
Essenza di rosa con rose

Benedetta sia, per cui, ogni cosa volta al voler far sentire meglio! Come la natura con i suoi fiori colorati che capeggiano sulle verdi distese, gli alberi rigogliosi e gli animali che si svegliano dal letargo è tempo per noi di destarci e dedicarci al piacere.

Benessere e piacere inteso anche come piacere sessuale: la natura è rigogliosa nella sua fertilità, per gli animali è il momento degli accoppiamenti essendosi appena svegliati dal letargo cercano l’unione e per noi viene romanticamente definita “la stagione degli amori”.

Il Dio e la Dea si uniscono per rinnovare la vita e la fertilità della Terra il 1 Maggio, infatti l’unione sensuale e magica di questo periodo è considerata sacra.

In particolare c’erano alcune usanze per celebrare questa festività che si sono tramandate ancora ai giorni nostri:

1 eleggere la regina di Maggio e/o la coppia sacra.
Nella Scozia settecentesca, e nel Medioevo non era insolito assistere a questo rituale: i ragazzi vestiti di verde come elfi dei boschi si avventuravano nel bosco considerato sacro, suonando un corno di modo che le ragazze potessero trovarli.

La tradizione di nominare la regina di Maggio, invece, è rimasta anche per tutto l’Ottocento e in più si eleggeva la Coppia Sacra che apriva la processione della questua primaverile con il ramo del Maggio.
In Italia precisamente nel Monferrato in Piemonte la coppia era rappresentata simbolicamente dagli “sposini” ovvero due ragazzi di sesso opposto di 12 anni circa vestiti da sposi che aprivano tale processione.
In alcuni paesi in tutto il mondo queste tradizioni più o meno modificate e rielaborate vengono ancora celebrate!

2 oltre alla “caccia d’amore” l’altra usanza celebrativa era la danza intorno al Palo del Maggio: un rito della fertilità.
Si festeggiava danzando intorno al palo adornato di nastri, si faceva l’amore e ci si univa anche in orgie, ci si ubriacava e si danzava la vita!
Le ghirlande infilate sul palo, erano un’allusione alla vegetazione e alla fecondità della terra.
Questa usanza in certi frangenti rimodernata e modificata è rimasta nelle tradizioni rituali del mondo contadino si può dire fino ai nostri giorni (un esempio lampante è il cosiddetto albero della cuccagna).

Comunque fare sesso nella notte di Beltane aveva un valore simbolico profondo: era di buon auspicio per il raccolto futuro e aiutava i campi ad essere fertili.
I nati da queste unioni erano i “merry-begot” ovvero i benvoluti, perché figli degli Dei e nessuno del villaggio osava fare loro del male.

3 l’ultima usanza per celebrare questa festività erano i fuochi di Beltane. La parola “Beltane” si traduce approssimativamente come “fuoco luminoso” e, come tale, uno dei rituali più importanti, che sopravvive ancora ai giorni nostri anche se magari in date diverse da zona a zona, riguarda proprio l’accensione del falò.
Il fuoco era visto come un purificatore e un guaritore, attorno al quale ci si riuniva per poi saltare attraverso le fiamme. Le giovani coppie in particolare saltavano attraverso il fuoco per benedire i frutti delle loro unioni.
L’elemento fuoco, inoltre, indica anche la passione carnale quella che brucia tutto e dalle sue ceneri genera nuova vita.

Come avrete notato i rituali sono tutti legati alle unioni che portano nuova vita che sia un buon auspicio per il prossimo raccolto, un nascituro o la natura stessa, senza tralasciare i nostri progetti che si concretizzano nascendo e prendendo finalmente forma.

Una particolare curiosità è quella che il 1 Maggio non valeva la regola dell’ospitalità e se un vicino o un estraneo chiedeva qualcosa si rifiutava e lo si guardava con sospetto, questo perché avrebbe potuto essere una fata o un membro del piccolo popolo.

Le fate iniziano a svegliarsi dal letargo in questo periodo e ancora assonnate vengono attratte nel nostro mondo e senza cattive intenzioni sono portate a fare dispetti e sottrarre o spostare oggetti.

Il velo con il mondo del piccolo popolo si sta assottigliando per poi calare completamente alla prossima festività, Litha, che si celebra a fine Giugno. Il velo che separa i due mondi però è sottile e i membri del piccolo popolo ancora reduci dal letargo senza volerlo superano il velo per poi venire attratti da oggetti che non sono presenti nel loro mondo (ad esempio una semplice penna o un accendino).

Per questo i pozzi erano sorvegliati dai contadini per tutta la notte della Vigilia di Beltane. La prima acqua presa dal pozzo dal legittimo proprietario nel giorno di Maggio portava fortuna, protezione e guarigione. Se era rubata invece portava via la buona sorte.

E noi? Come festeggeremo Beltane?

Veniamo prima ai nostri amatissimi altari!
I colori “principi” della festa di Maggio sono il verde che rappresenta la natura verdeggiante, il bianco ad indicare la purezza, il rosa colore per eccellenza che rappresenta il fiorire e il rosso colore della passione e del fuoco.

Abbiamo deciso di decorare i nostri altari con candele verdi e rosa. Fiori finti che simboleggiano la natura rigogliosa, pout pourri dai profumi floreali e pietrine. Ovviamente vicino alle Dee ci sono le nostre offerte e abbiamo creato un palo di Maggio perché a Beltane mon può mancare.

Andando più nello specifico io ho aggiunto la candela Beltane appositamente acquistata per la festa e per onorare il piccolo popolo ho aggiunto una fatina che d’ora in poi sarà sul mio altare! La fatina Libra che era della mia mamma.


La mia dolce metà ha vicino alla Dea Gaia una candela nera e una bianca a simboleggiare l’equilibrio e la candela con i 7 chakra.


Sull’altare delle nostra Cucina Incantata, allestito da poco, è presente una candela nera che accendiamo per eliminare le energie negative basse che si generano con lo scambio con l’esterno; una candela rossa, palo santo, fiori, pout pourri, il palo di Maggio da noi creato per la festività e la Grande Madre con le offerte che le lasciamo.

Ho allestito un piccolo altare anche nella stanza da letto, ornato nuovamente con una fata e un pixie, lavanda, pietre “accompagnatrici” per il sonno e ovviamente le decorazioni floreali.

In questa festività si usa evitare la carne di mucca; si dice che: “Mucca e Ape sono sacre alla Dea a Beltane perché hanno portato formaggio, latte e miele durante i mesi aridi”. Nei mesi freddi i prodotti dei raccolti scarseggiavano e si è goduto dei derivati animali, latte formaggio, miele e persino uova, adesso si può godere del raccolto e l’ideale sarebbe ubriacarsi in un tripudio di verdure di stagione.

Noi festeggeremo gustando:

A pranzo: pasta maggiolina ovvero penne con porri, pomodori e zucchine + l’ormai rituale palo di Maggio (una ricetta presa dal bellissimo libro di cucina magica regalatomi da mia cognata, lo consiglio assolutamente è una raccolta di ricette adatte per ogni Sabba)

A cena: insalata ai profumi basilico e salvia (dentro lattuga, rucola e uovo sodo) e sicuramente il palo di Maggio avanzato.

L’altare della nostra Cucina Incantata con i rituali pali di Maggio uno commestibile e uno no

Come rituale non potendo partecipare ad un falò e saltarci attraverso celebreremo il rito del salto nel fuoco con una candela rossa posizionata in mezzo a noi, passeremo con la mano attraverso la fiamma tre volte.

Infine benedette tutte le unioni con i vostri partner fissi e non in questo giorno, anche se non porteranno al concepimento di un figlio, l’atto in se sprigiona magia che rilasciata nell’universo aiuta il rifiorire della natura.

Buon Beltane, buona festa del concepimento e del risveglio.

Il concetto di Brunch

Il Brunch è un’usanza anglosassone. La sua popolarità cresce negli anni sessanta, quando il ruolo della donna nella società cambia nettamente e lavorando, anche lei ha diritto al suo riposo domenicale e ad un risveglio più comodo. Non a caso, spesso il Brunch è legato alla Festa della mamma. La parola Brunch è una fusione tra la parola Breakfast (colazione) e Lunch (pranzo) e sta appunto ad indicare quel pasto che si consuma in tarda mattinata, di solito la Domenica e preferibilmente tra le 11 e le 15.
Si usa mangiare uova, bacon, salumi affettati e formaggi, salmone e carni bianche arrostite. Non possono mancare bagel e ciambelle salate farcite con formaggio spalmabile, verdure, pesce o bacon, ma anche club sandwich e panini. Le uova solitamente sono cucinate alla Benedict o strapazzate. Per quanto riguarda la parte dolce non è Brunch senza pancakes, waffle e frutta! Pancakes e waffle con sciroppo d’acero, miele, marmellata, nutella oppure dulce de leche. La frutta si può gustare sciolta o in una fresca macedonia. Sulle tavole troviamo anche cereali misti, tazzone di yogurt, brioches, biscotti, muffin e cupcakes (sia dolci che salati).
Possono essere presenti anche piatti della tradizione italiana: in effetti, molti ben si sposano con il concetto di Brunch: torte salate, pasta fredda, frittate creative, vol-au-vent, o finger food di ogni genere; crostate e tortine alla frutta sono tutte ricette golose da proporre in queste occasioni.
Persino le bevande subiscono l’unione tra la colazione e il pranzo. Possiamo trovare allo stesso tavolo caffè, the e latte; insieme a succhi di frutta, centrifughe e frappè; con veri e propri cocktail (il più bevuto è il mimosa) oppure il vino. Perfette anche le acque aromatizzate!

A casa dei miei non si faceva il “Brunch”, ma la “Merenda Sinoira” quel pasto tra la merenda pomeridiana e la cena, usanza tutta Piemontese, oggi molto in voga e definita “Aperitivo”.

Io e la mia dolce metà la Domenica facciamo un intermezzo tra il “Brunch” e la “Merenda Sinoira” ancora senza nome perché chiamarlo: “Ci alziamo troppo tardi per il pranzo domenicale, o per il Brunch, ma abbiamo troppa fame per resistere fino alla cena e non vogliamo farci la pasta alle 15” era lungo!
Con mia moglie abbiamo così creato questo Brunch “intra- familiare” che di solito gustiamo con: uova, affettati, verdura, pancake (i miei preferiti in assoluto tra la “piccola pasticceria”), toast o piadine, macedonie e alle volte torte, davanti ad un bel film o una serie TV.
Usiamo, anche, fare il Brunch con gli amici nel periodo natalizio per lo scambio regali, prima di essere poi tutti immersi e occupati con le proprie famiglie. Inoltre non disdegno fare il Brunch anche in locali che hanno ideato dei menù appositi per questa occasione. Molti ristoranti si sono reinventati durante il lockdown inventando menù Brunch d’asporto, uno più appetitoso dell’altro! Ultimissimo, ma non meno importante, abbiamo inventato il “Night Brunch” pasto tipico a Setto e Pina’s House che si consuma tra le 22 e le 23, spesso dopo lauti pranzi (post festività o visite parenti), dove si consumano le pietanze tipiche del Brunch in formato mini, giusto per non andare a letto senza mangiare, ma senza esagerare visto il gran pasto diurno.


E a voi…? Piace il Brunch? Ditemi la vostra nei commenti mentre vi rifate gli occhi con la carrellata di foto che ho scattato tra i Brunch casalinghi e non!

Queste sono alcune foto dei nostri Brunch casalinghi

Queste immagini sono state prese o scattate in locali dove ho gustato ottimi Brunch

Ringraziamento nostrano

Il quarto Giovedì di Novembre si festeggia il “Thanksgiving Day” negli USA, festa utilizzata per ringraziare di essere “americani” sostanzialmente, anche se il ringraziamento ha un significato più profondo ed è dedicato al raccolto di cui si potrà godere nei mesi freddi.

Penso che prendersi del tempo per ringraziare, che sia il raccolto, l’essere di una nazione, il passaggio da un periodo ad un altro o semplicemente ringraziare la vita sia bellissimo, specialmente in questo 2020 dove molti hanno ringraziato di essere ancora qui, hanno ringraziato medici e infermieri, hanno detto grazie per non aver visto fallire le loro attività, anche se tanti non hanno altrettanto da ringraziare e sono in preda allo sconforto; stimo che fermarsi e dire grazie sia educativo.

Io e la mia dolce metà abbiamo “inventato” un giorno del ringraziamento nostrano!
Questo penultimo Giovedì di Novembre segna un passaggio, soprattutto con l’inizio della settimana del Black Friday, che è proprio il giorno dopo il Thanksgiving; passaggio dove si saluta la parte autunnale della stagione e dal cambio temperatura direi che si percepisce tantissimo, (almeno qui a Torino), anche se il solstizio d’Inverno sarà il 21 Dicembre, (festa celtica di Yule).
Si dice arrivederci ai colori dell’Autunno per farsi avvolgere dal candido dell’Inverno.
Da noi segna, il momento di mettere via le decorazioni autunnali e tirare fuori quelle natalizie e di Yule.
Diciamo ciao ad Halloween-Samhain e facciamo l’ingresso ufficiale nel “tran tran” dei regali natalizi, della pianificazione di cene, pranzi e brunch con amici e parenti (speriamo, visita la situazione) e si mettono decorazioni brillanti (che tanto adoro). Lo festeggiamo con una cenetta con piatti tipici del Thanksgiving e addobbi a tema.

Giovedì ho passato una giornata in ospedale molto lunga e una cenetta con mia moglie è stata decisamente la coccola migliore.

PS: Noi Celti (concedetemelo intendo: chi segue le tradizioni celtiche), usiamo festeggiare e dare il primo “grazie” per il raccolto nella festa di Lughnasadh, prima festività delle tre che celebrano, appunto, la stagione del raccolto (le altre sono Mabon e Samhain), dove si ringrazia appunto per i primi frutti raccolti e si ricorda il sacrificio del Dio sotto forma di grano nel suo ciclo di morte per dare nutrimento alla popolazione e si festeggia il 1 di Agosto.

Diario della quarantena

Diario della quarantena,

Giorno 370.

Alba di un nuovo giorno, alba solo perché non sono ancora andata a dormire.

Internet è stato disabilitato da due giorni e dato che Neflix, Sky e Amazon Prime non si possono guardare e che sia io che mia moglie ci rifiutiamo di guardare la cosiddetta TV normale che comunque trasmette solo bollettini di morti, contagiati, crimini e tragedie, ci siamo flashate a vedere le stagioni di Streghe in dvd, fantastico acquisto il cofanetto oro che non ci siamo mai cagate per anni.

Cinque giorni fa abbiamo “festeggiato” l’anno di quarantena, che poi anno… Gli studenti erano a casa da molto prima, la data ufficiale della chiusura scuole furono le vacanze di Carnevale 2019, inizialmente tutti felici di stare a casa, poi… Lasciamo stare.

Alcuni di noi nei primi periodi lavoravano ancora, prima che tutto diventasse fuori controllo, i supermercati e le farmacie erano aperti regolarmente, poi la chiusura nei fine settimana e infine l’apertura solo ad orari.

Quindi diciamo che cinque giorni fa abbiamo festeggiato l’anno di quarantena anche se la data cambia da persona a persona, quella ufficiale è quella dello stop alle fabbriche.

Era stato proposto di fare qualcosa di globale per il compleanno della quarantena, ai sei mesi ognuno aveva cucinato una torta e ci eravamo dati appuntamento sul balcone, era Settembre e il tempo era mite, almeno io posso parlare per Torino o diciamo per il Piemonte, era una bella giornata soleggiata, ma non calda, anzi il caldo estivo aveva iniziato a scemare già dopo Ferragosto. Io ero seduta sulla sedia a sdraio, avvolta nel mio scialle di lana, sotto il mio abito estivo tutto colorato lungo fino ai piedi che nascondeva le ciabattine, mi ero vestita per l’evento e mi ero anche messa il rossetto per fare stories e postarle su Instagram. In grembo il piattino rosso di plastica con dentro la torta di mele, piatti avanzati dai banchetti natalizi, quando ancora potevamo fare festeggiamenti con i parenti.

Alcuni avevano stappato bottiglie di spumante lasciando che la schiuma colasse dai balconi. Il messaggio era sempre il medesimo: “Ce la faremo, alla faccia della quarantena noi siamo forti uniti e non ci deprimiamo, piuttosto festeggiamo dei balconi!”, non era un lieto evento sei mesi di quarantena, ma per esorcizzare la situazione e sentirsi meno soli o semplicemente ancora “normali”.

Cinque giorni fa mi sono affacciata al balcone spettinata con i capelli malamente raccolti in un mollettone e in tutona da casa, al mio fianco Nora che fedelmente appena viene aperto il balcone schizza fuori per poter abbaiare ormai non si sa a chi, fuori bidoni dell’immondizia scoperchiati con sacchetti che strabordano e altri a terra, alcune persone affacciate come me per verificare la situazione, ma non con la faccia del “Ce la faremo”, volti stanchi e rassegnati, nessuna luce con torce o cellulari, nessun applauso, nessuno urlo, nessuna voglia di festeggiare. Persino Nora ha osservato il deserto fuori e ha trattenuto l’abbaio nel muso, pareva guardarmi come a chiedermi: “Mamma, ma cosa ci è successo?”, cosa ci è successo cucciola mia? Non lo so… Ad un certo punto abbiamo smesso di esistere semplicemente.

Attualmente la mia preoccupazione maggiore è la montagna di sacchetti di immondizia che ha ormai vita propria sul balcone. L’ordine è di scendere con guanti e mascherina solo uno per volta il Mercoledì mattina tra le ore 9 e le 12, passano poi i militari e buttano tutto; tra l’altro noi stiamo ancora differenziando e buttando dentro o a fianco dei bidoni giusti, chissà se poi viene rispettata o se bruciano tutto insieme nel grande inceneritore da poco allargato con i nostri defunti.

In ogni caso come due sceme ogni cavolo di Mercoledì o ci dimentichiamo di scendere, o stiamo ancora dormendo, o che cavolo ne so e saltiamo la “buttata” settimanale.

Francamente potrei lanciare direttamente dal balcone essendo al primo piano, con un po’ di fortuna potrei raggiungere il mucchio dell’indifferenziata.

La luce non è mai stata tolta, almeno quella, ma la portata è stata abbassata talmente tanto che la lavastoviglie è diventata un ulteriore mobile e il forno non ricordo nemmeno più come si accende. Altro discorso per la lavatrice che comunque lava da sola la notte, quando tutto è spento.

Guardo dalla finestra della camera da letto per tirare giù la tapparella, ora io e mia moglie andremo a dormire, tanto giorno notte, non ha mica importanza; vedo i pallidi raggi di sole di questo Aprile 2021 che cercano di illuminare la strada, ma a differenza dello scorso anno c’è nebbia e fa ancora freddino, la Terra sta piano piano guarendo visto che ci siamo fermati tutti e l’abbiamo lasciata respirare, ha risposto con un gelido Inverno alla faccia del riscaldamento globale e questa Primavera fatica davvero tanto a donarci del calore, ma tanto…

A cosa ci serve?

 

Io e il Lem!

Oggi vorrei parlare, anche se a molti mesi di distanza, della mia avventura con la terapia per la sclerosi multipla il “Lemtrada”

Premesso che parlandone con molte persone che lo hanno fatto prima di me o che come me aspettano di fare il secondo ciclo (visto che è suddiviso in due cicli), ho potuto notare differenze non solo nelle risposte al farmaco da persona a persona (anche se le più classiche: stanchezza e dolori le hanno accusate un po’ tutti), ma anche nel modo in cui viene somministrata la cura (ricovero o day hospital) e i farmaci che accompagnano questo concedetemi la licenza linguistica “farmacone”.

Parlerò della mia esperienza in particolare… Tolto che mi sono fregata il Natale perché ho fatto le infusioni dal 17 al 21 di Dicembre e ovviamente i giorni post infusione sono morta!

Provo a fare ordine:

Primo giorno ansie e paure le infermiere mi accolgono con molto amore. Arrivo prestissimo dopo una notte passata praticamente insonne, in una delle poche giornate in cui ha deciso di fare l’Inverno (visto che quest anno è stato fasullo).

Mi stendo sul mio lettino e dopo aver preso i parametri e avermi grippato il port posso iniziare!

La mia terapia doveva essere: cortisone, paracetamolo e Lemtrada, la mia neurologa non era sicura di farmi assumere il paracetamolo in vena per tutti e 5 i giorni e voleva valutare di sospenderlo magari dopo le prime due infusioni (ecco mai successo ho continuato con l’assunzione in vena per tutta la terapia e meno male!)

Nonostante come da prescrizione avessi preso la pastiglia per la copertura dello stomaco, essendo delicata su quel fronte, poco dopo che scende il cortisone inizio ad accusare dei dolori lancinanti allo stomaco e decidono di farmi in vena per tutti e 5 i giorni anche la copertura dello stomaco. Sembra procedere bene, ma appena finisco il paracetamolo e passo finalmente al vero farmaco il “Lem” inizio ad avere un folle mal di testa stile martello pneumatico; mi interrompono momentaneamente il farmaco e mi infilano in vena anche un’anti infiammatorio per il mal di testa; finita la flebo riprendo il farmaco. Dopo di che passate una cosa come 5 ore devo stare ancora lì agli arresti per almeno un paio d’ore per controllare che non succeda nulla di strano, tipo mi trasformo in un’aliena.

I giorni seguenti proseguono abbastanza bene e vi dirò durante il trattamento in se non ho accusato grandi problemi, un po’ di mal di testa, ma la sera a casa nel mio lettone (essendo in day hospital, che tolta la palla di far avanti e indietro per cinque giorni ho trovato tanto meglio!), mi spalmavo di Vicks tutta la fronte e attenuava un po’ i dolori; volevo evitare di prendere ulteriori farmaci a casa.

Come dicevo i giorni seguenti sono andati abbastanza lisci seguendo l’elenco: copertura per lo stomaco- cortisone- paracetamolo- Lemtrada per tutti i giorni. Non ho avuto rush cutanei e quando il Venerdì mi hanno rispedita a casa tolti appunto stanchezza e dolori pensavo solo ad una cosa: “DOCCIA!!!”

Beh mi hanno lasciato il port grippato per non doverlo ribucare ogni mattina e provate voi a farvi una doccia con un ago nel petto! Era impensabile e ho dovuto provvedere a lavarmi a pezzi in quei giorni.

Ovviamente il Sabato mattina conto di dormire fino a tardi e farmi poi un bel bagno caldo con calma nel pomeriggio… Già… Peccato che tolto il cortisone e il paracetamolo che “tamponavano” un po’, il farmaco che resta n corpo è un chemioterapico, mi ha dato tutti gli effetti! Ho passato quel Sabato a vomitarmi l’anima in un secchio perché troppo stanca per arrivare al bagno con mia moglie e la nostra cagnolina al mio capezzale preoccupate. La Domenica l’ho poi passata tra the caldo, brodini e letto (altro che doccia e bagno caldo) inoltre mi era salita la febbre che poi tra alti e bassi non mi ha abbandonata fin dopo Capodanno.

Il Lunedì siamo alla vigilia di Natale tra l’altro il primo Natale senza la mia mamma mancata ad Agosto 2018 e senza papà perché mancato 9 anni prima… Abbiamo comunque organizzato di passarlo con mia suocera e mia cognata che dovevano venire a casa da noi dato che non potevo uscire e volevamo almeno scambiarci gli auguri. Con molto coraggio e tra una tachipirina e l’altra mi sono lanciata in doccia, ho lavato i capelli con cura, ho tolto tutta la colla che i cerotti per tener fermo il gripper mi avevano lasciato sul petto e una volta fuori mi sono anche truccata. Ho poi indossato il mio maglione natalizio con la renna preso apposta per le ferie, ma giunta l’ora della cena ho di nuovo un attacco di nausea e passo metà serata chiusa in bagno abbracciando la tazza del water. Mi siedo, poi, sul divano mentre la cena della vigilia lascia quel profumo invitante e tengo compagnia agli ospiti con una tazza di the tra le mani tentando di prestare attenzione ad “Una poltrona per due”. Ogni vigilia si guarda costantemente quel film che mio papà amava tanto e ogni anno ci faceva vedere (quando Eddie Murphy fa la sua risata mi sembra di sentire ancora quella di mio papà che lo segue a ruota)

Mia moglie, però, che seguiva come la sacra Bibbia le nozioni sulla carta di allerta (mistico foglio rilasciatomi dopo la terapia dove ci sono elencati come e quando si possono presentare gli effetti collaterali e quando qualcosa sta andando storto), mi convince a contattare la neurologa, che intanto mi aveva lasciato il suo numero privato, perché il fatto che io abbia la febbre che svetta ogni volta che l’effetto della tachipirina svanisce non la convince.

La dottoressa mi telefona la sera della vigilia alle ore 23, praticamente appena legge il messaggio, sembra molto preoccupata e mi prescrive al volo degli antibiotici.

Pare che qualcosa sia andato storto di solito gli effetti non durano così a lungo e probabilmente ho contratto una qualche infezione.

Mia moglie e mia suocera escono per andare a recuperare le medicine alla farmacia di turno e resto sola con mia cognata.

Alle ore 23.59 tornano a casa fanno in tempo a togliersi le giacche che arriva la mezzanotte e urliamo: “Auguriiiiiii!!!”, almeno sono arrivate entro Natale.

Passo i giorni successivi ancora con febbre alta e purtroppo anche allucinazioni… La mia dolce metà ha detto che il pomeriggio del 29 Dicembre ho tentato di telefonare a mia mamma (ebbene no, non ho ancora cancellato il numero) e trovandolo spento piangendo domandavo perché non mi rispondesse e perché non fosse lì per me visto che non stavo bene.

…Non è passato ancora un anno…

Piano piano mi sono ripresa dall’infezione, ma avendo le difese immunitarie bassissime per un mese intero non sono uscita di casa (ero più letto che persona) e nel mese successivo uscite brevi e sporadiche; purtroppo ero anche super debole e mi stancavo in un attimo. Ho iniziato a uscire decentemente da casa da dopo la metà di Febbraio. Il 2 Marzo ci siamo anche concesse una gita in montagna e ho potuto andare al cimitero dove sono sepolti i miei.

Ora a tot dalla terapia posso dire che mi sento decisamente meglio, ho persino ripreso a mettere i tacchi e non cammino come un robot. La stanchezza da cambio stagione, la cosiddetta fatica della sclerosi multipla non mi ha abbandonata, ma è molto più controllata e per il momento non ricordo cosa sia una parestesia! Tornassi indietro lo rifarei!

So che a Dicembre prossimo avrò il secondo ciclo e che potrei di nuovo fregarmi il Natale (anche se ora che ci sono passata terrò già in casa antibiotici nel caso di un’altra brutta infezione, integratori e fermenti lattici!), ma sono decisamente più preparata!

Spiegherò a grandi linee per gli inesperti in cosa consiste il farmaco:

La terapia nuova consiste nell’azzerare il sistema immunitario in particolare i linfociti T e si spera che quando il sistema immunitario riparte lo faccia “sano” diciamo senza i “bug” della sclerosi; non annulla la malattia, ma pare dia una grande scossa…

Oltre al rischio infezioni, che è poi quello che mi sono presa, fa da se che senza sistema immunitario uno possa incappare in un sacco di malattie e da lì il divieto ad uscire e ad un’alimentazione precisa.

Ci sono altri mille possibili effetti, ma onestamente ho tentato di non guardare troppo la carta d’allerta per non impazzire e per ora non ho avuto altri brutti scherzi! (Non sto nemmeno a mostrarla quella)

Per adesso vado avanti e per il futuro… Si vedrà!!!

Sai cosa vorrei?

Sai cosa vorrei?

Sorseggiare un the alla pesca o una coca cola seduta in un dehor sulla spiaggia. La sabbia che mi accarezza i piedi scalzi, i capelli ricci, più ricci e crespi che mai per colpa della salsedine in balia del vento, un abito lungo usato da copricostume e la tua compagnia.

Sai cosa vorrei?

Essere seduta sulla sdraio con i piedi su di una sedia avvolta nella mia calda copertina morbida, te sdraiata al mio fianco sul divano, Netflix che manda a ripetizione una serie tv. Sorseggiamo una bella cioccolata calda, fuori nevica, indosso il mio pigiamone rosa e i capelli sono raccolti dal mio becco di pappagallo. Le luci sono spente, ma si vedono i bagliori dell’albero di Yule che rischiarano ad intermittenza l’ingresso, la cucina e il mio cuore.

Montagne di marmo

Bianche come la neve

Solide come le statue

Perle marmoree che incantano la vista,

I forzieri ne son pieni di gioielli

E le memorie di calchi importanti

Cambiamenti/ serenità

Domenica dolce Domenica!

Voi come avete passato la vostra?

Io a cucinare con mia moglie!

Lei ha preparato delle fantastiche melanzane alla parmigiana, io ho fatto la mia famosa torta di mele (famosa perché piace a tutti quelli che la assaggiano, modestamente) e poi ho provato una cosa nuova…

Ho fatto una torta salata, ma senza usare paste pronte tipo sfoglie o brisè… Una torta interamente fatta in casa, ma salata! Porri e pomodori!

In cucina c’era un piacevolissimo profumino!

Eccole in anteprima!

Comunque la torta salata a me non è piaciuta! L’ho trovata troppo “porrosa” avrei dovuto metterci qualcosa per smorzare di più il gusto, tipo del prosciutto o della ricotta… Sarà per la prossima volta!

La mia dolce metà ha detto che non era male… Troppo gentile 🤣

È stato bello passare la Domenica in casa a guardare film e a cucinare. In verità era da tanto che non riuscivo a rilassarmi così e a fare qualcosa di creativo.

Soprattutto dopo questa giornata sento che la casa sta prendendo sempre più il nostro “sapore” e inizio a vivere la quotidianità sentendomi più a mio agio. Momentaneamente riesco ad accantonare i miei demoni, o forse hanno deciso di lasciare la mia anima in pace e di farmi stare finalmente bene.

Abbiamo investito davvero molto tempo sul cambiamento e la costruzione del nostro nido… Forse finalmente riesco davvero a sentirmi di nuovo a casa.

Attribuisco il merito sia a questa Domenica che all’articolo precedente del mio blog, dove sono riuscita a tirare fuori e a sbloccare i miei pensieri.

Spero davvero di essere riuscita a liberarmi di quel magone che mi lacerava anche solo girando per casa, sicuramente qualcosa in fondo a me è rimasto; solo, forse, ha deciso di lasciarmi respirare un po’ di più.

Ed ora mi sento pronta a condividere la mia, la nostra tana con voi!

E a mostrarvi i grandi cambiamenti che abbiamo fatto!

(Ebbene si le tende della cucina sono diverse, ma rimedieremo presto 😅)

Ed ecco foto della nostra cucina prima!

(Ovviamente non ho foto della cucina da sola, non ne ho mai scattate appositamente così ne ho prese alcune dove ci fosse un po’ di sfondo, va beh potete farvi due risate con i soggetti 😂)

Di sicuro avrete notato la differenza! Ma abbiamo fatto attenzione anche ai dettagli…

I quadri a tema culinario

La tenda con le scritte “ceffettose”

I bicchieri del servizio sono di vari colori con abbinata tazzina e tazza per il cappuccino!

L’angolo caffè con la doppia zuccheriera!

I sali aromatizzati (nonché nostre bomboniere di nozze!)

Le decorazioni a tema autunnale messe per Mabon (presto avremo un altare) sopra al nuovo micronde. Ovviamente cambieranno per Samhain-Halloween, poi a Yule-Natale e via per ogni festività!

Il nuovo tappeto

I copri gas

L’orologio con la ruota dell’anno, i segni zodiacali e numeri romani.

Oltre alla cucina abbiamo cambiato l’ingresso!

Il poster di The Walking Dead sopra alla porta del bagno (ha la scritta “Don’t open dead inside” 🤣), l’albero che cambia con le stagioni e il tableau de mariage che fanno da sfondo al colore verde prato; colore che aveva scelto la mia mamma in ospedale.

Onestamente non sappiamo se volesse davvero fare il verde o se l’abbia detto così per dire qualcosa, per dire un colore… Di sicuro aveva capito che si parlava di ritinteggiare l’ingresso, ma se il “Facciamolo verde prato!”, sia stato detto con concezione di causa non lo sapremo mai… (purtroppo nei suoi ultimi giorni aveva iniziato a perdere lucidità, anche se è stata in grado di riconoscerci tutti fino all’ultimo!).

Così abbiamo optato per il verde prato, un po’ bizzarro, ma abbiamo rispettato la sua scelta!

Appese ci sono anche varie foto delle nostre nozze, un quadro con la ruota dell’anno, il quadro che avevamo preso con i miei quando siamo stati in Africa, la new entry chiave appendichiavi con la scritta “Home sweet home” e poi appoggiato vicino al modem e al telefono il nostro cake topper!

Ora vi mostro com’era prima l’ingresso!

Ehhh le foto di com’era prima l’ingresso le ho solo così! Facevo le foto per mostrare l’albero e le decorazioni…

In realtà anche l’albero è cambiato… Ma lo potrete ammirare a Yule 😅

Infineeeeee abbiamo modificato i mobili e il lavabo del bagno, ma non ho foto del prima… Non è mai stata usanza mettermi a fotografare il bagno 🤣🤣🤣 chi sapeva com’era fatto noterà la differenza, per gli altri ehhh va beh ammirate un bel nuovo lavandino 😂😂😂

Vado molto fiera sia del nostro porta panni sporchi diviso tra bianco e nero, sia del nostro lavandino doppio con la divisione profumi e oggetti per la toeletta miei e suoi ✌🏻

Indovinate qual’è il mio lato e quale il suo? 🤔

Le altre stanze non sono cambiate moltissimo, la nostra camera da letto e il salotto/studio sono pressappoco identiche, se non per qualche quadro e modifiche nella disposizione di soprammobili, ma rimedieremo!Appena avremo tempo, ma soprattutto voglia daremo il bianco anche in quelle stanze e vedremo come sistemare.

Rimane ancora la cameretta… Che era la stanza dove dormiva la mia mamma dopo che io e Hele abbiamo iniziato a convivere e quando ero piccola e adolescente era stata la camera mia e di mio fratello. Ovviamente aveva subito varie modifiche già solo dal passaggio camera mia e di mio fratello a camera di mia mamma.

In questo mese e mezzo senza lei ho iniziato subito a modificarla per non soffrire troppo…

Non vedevo la mia ex cameretta, ma la stanza dove prima di andare in ospedale la mia cara mamma si spegneva.

Adesso si è trasformata in una stanza armadi/ lavanderia (perché è la stanza dove stendo i panni e appoggio il ferro, l’asse da stiro e l’aspirapolvere).

Ho spostato lo scrittoio che prima era nell’ingresso in quella stanza dove tantissimi anni prima, quando era mia c’era una libreria e anni dopo quando era di mamma c’era un mobile con sopra le foto di lei e papi e noi da piccoli; nei suoi ultimi giorni le foto erano state spostate in un armadio e quel mobile era diventato il posto dove appoggiavamo le medicine e il materiale per le flebo (faceva le flebo a casa ogni giorno, seguita dagli infermieri delle cure palliative prima di andare al San Vito…)

Quando ho dovuto aiutarli ad “apparecchire” con i telini sterili e gli appositi contenitori una parte di me è morta, è morta mentre toglievo e mettevo via le foto e mentre appoggiavo su quel mobile siringhe e medicine.

Quella parte è morta quel giorno, ma io sono viva e sono ancora qui… E devo, devo andare avanti e raccogliere tutto il buono dei miei ricordi e continuare la mia strada!

Forse non vi sembrerà leggendo alcune delle mie parole, ma sto davvero iniziando a sentirmi più serena.

E dopo aver condiviso con voi la nostra casetta raggiungo

Hele e Noretta nella nostra stanza e vado nel nostro lettone per fare nanna!

(Di sicuro sia mia moglie che la pelosetta non saranno contente di questa foto, ma… Dettagli 😅)

Buona notte!