Buona rinascita a tutti!

Buongiorno e auguri a tutti!


Auguri a chi festeggia la Pasqua Cristiana, a chi è semplicemente felice di essere in vacanza o di aver la deroga per andare a visitare amici e parenti anche in zona rossa!


Per chi mi segue saprà già che da me non si festeggia la Pasqua in quanto tale, oggi festeggiamo la “Luna del Coniglio” o “Luna della rinascita” che cade la prima Domenica dopo la luna piena, dopo l’equinozio di Primavera.

Il festeggiamento è molto simile a quello che abbiamo celebrato il 20 Marzo: l’Equinozio di Primavera e la festa celtica di Ostara.

Festeggiamo in compagnia e con i nostri cari la rinascita della natura. L’equinozio sancisce l’inizio del nuovo ciclo ed è un giorno di equilibrio tra luce e tenebra; momento per il rinnovamento. Ora dopo il rinnovamento rinasciamo nella nostra nuova forma. La natura si fa vedere rigogliosa, le giornate si allungano e il sole splende su di noi.

Momento ideale per ritrovarsi attorno ad un tavolo e mangiare con amici e parenti, stare all’aperto a contatto con la natura e godersi le cose semplici della vita: buon cibo e buona compagnia con la natura sullo sfondo; gustando carne e uova di cioccolata (il simbolo dell’uovo e il consumo della carne li ho già citati nell’articolo precedente dedicata all’equinozio e alla festa celtica di Ostara – per chi se lo fosse perso) e perché no anche la colomba pasquale!


Colgo l’occasione per fare gli auguri a tutti; qualsiasi sia il credo che sia una rinascita piena di magia e semplicità.

La decorazione sulla porta di casa e le uova che attendono di essere aperte (più in alto possibile dove non arrivo, così mia moglie è certa che non mi annego nel cioccolato)

Io sono lieta anche perché:


A non si lavora Lunedì

B perchè grazie alla deroga possiamo, appunto, fare dei micro ricongiungimenti

C perchè è un momento dedicato al gozzovigliare, cosa che come saprete adoro!

D anche se da un po’ di anni le mie stagioni preferite sono l’Autunno e l’Inverno, io sono come la Primavera, la mia stagione, ci sono nata e come lei rinasco con i primi fiori

Nella foto la Dea a cui Hele è più legata Gea o Gaia: la Dea madre terra e la Triplice Dea a cui sono particolarmente legata io. Dea composta da tre persone, eppure la stessa: la madre, la giovane fanciulla e l’anziana saggia, (la dottrina trinitaria non vi è sicuramente nuova). Al loro fianco la candela dei 7 chakra (vicino a Gaia) e la candela della festività Ostara (vicino alla Triplice). Ovviamente protagoniste della foto anche le uova di cioccolata e oltre ai vari colori e simboli dedicati allo sbocciare della Primavera, una candela bianca e una nera ad indicare l’equilibrio.


Quest anno la mia fantastica mogliettina ha deciso di provare a fare la colomba salata. Una specie di plum-cake / torta salata. L’impasto è fatto con zucchine e formaggio e poi farcita con prosciutto ed olive, ovviamente fatta cuocere nel classico stampo della colomba.

Qui prima della cottura
Appena sfornata

Comunque sono arrivata alle feste, alle tanto, tantissimo agognate feste completamente devastata. Stanca, stanchissima e con la salute per nulla dalla mia parte! Non sono nemmeno riuscita a lavorare Venerdì a causa di fortissimi giramenti di testa che non mi permettevano nemmeno di stare seduta. Subdola la mia malattia, specialmente nei cambi stagione e per dei motivi a me sconosciuti specialmente vicino alle feste. Ho queste scosse che mi percorrono la schiena e le braccia; Giovedì a circa un’ora dalla fine del turno lavorativo ho dovuto staccarmi e andare a stendermi… Poi ho la mia fantastica allergia primaverile che mi gonfia gli occhi e non mi fa vedere un cappero! La scena Giovedì è stata tipo: io appiccicata al PC per riuscire a vedere, nel mentre le scosse mi percorrevano come un serpente a sonagli per tutta la schiena il collo e le braccia, il tutto accompagnato da vertigini e nausea. Alla fine alle 12 mi sono staccata per evitare di lanciare mouse, occhiali e lucidità dal balcone.


Dopo aver passato Venerdì e Sabato praticamente a letto, oggi attiviamo il ricongiungimento familiare! Vedo mia cognata e mia suocera, soprattutto posso finalmente provare la colomba salata di Hele, papparmi la carne alla griglia di mia suocera e godermi le tanto bramate uova di cioccolata! Che non abbiamo aperto all’Equinozio (anche se volendo potevamo essendo la nostra Pasqua parte 1), perché avevamo già aperto una colomba e se ho troppi dolci aperti a casa finisce che li mangio senza ritegno, (specialmente la cioccolata), grazie al ricongiungimento almeno posso dividerla e non sentirmi merda perché la mangio solo io.

Mia moglie non mi viene dietro ne mangia un pezzetto, guarda la sorpresa e fine… È più amante del salato.

Vi sto scrivendo prima del pranzo e non posso scrivervi i commenti culinari sull’esperimento colomba salata, ma sono certa sarà buonissima; l’ha fatta Hele!

Vi auguro ancora una buona festa e rinascita, un buon pranzo e non fate come me, non esagerate con la cioccolata!

Auguri da noi! (Foto scattata prima di sederci a tavola)

Kiss


Ps: per eventuali aggiornamenti sul pranzo seguite le mie storie su Instagram

Equinozio di Primavera – festa celtica di Ostara

Tra il 19 e il 22 Marzo si festeggia l’Equinozio di Primavera e la festa celtica di Ostara.
Ostara è uno dei sabba minori tra gli 8 presenti sulla ruota dell’anno, anche se personalmente non amo ci sia la distinzione tra minori e maggiori. Sembra abbiano meno importanza i 4 minori definendoli così, quando semplicemente sono stati “inseriti” dalle comunità neopagane in seguito, mentre i maggiori erano presenti nelle più antiche tradizioni celtiche essendo la prima forma di calendarizzazione fatta a seguito dell’osservazione della Natura.


Anche le popolazioni più antiche avevano sentito il bisogno di suddividere e scandire il tempo e adottarono come metro di misura proprio il processo vitale. Ogni essere vivente dall’uomo alla natura segue un processo vitale di 4 fasi: nascita, crescita, ritiro e morte.

Specificherò meglio questa parte in un post dedicato alla ruota dell’anno e ai sabba maggiori.

Per quanto riguarda i sabba minori come Ostara calzano con i solstizi e gli equinozi.
Coincidendo negli stessi giorni la festa celtica di Ostara e l’equinozio di Primavera hanno molte tradizioni in comune e con il tempo sono state usate come sinonimi .
Ma veniamo a questa festività! Cosa si celebra? Ovviamente l’arrivo della Primavera! Le tre parole chiave che riassumono questo momento sono: rinnovamento- fertilità ed equilibrio.

-Il rinnovamento è in noi ed è tempo di sbocciare, di fiorire e appunto di rinnovarsi. A differenza della festività Imbolc dove la parola d’ordine era “purificazione” di se e degli ambienti, adesso bisogna “rinnovarsi”. Momento ideale per le pulizie di Primavera, per iniziare un nuovo progetto, per dedicarsi a qualcosa di creativo e per la cura di se: un bagno rigenerante con oli e sali e coccolarsi un po’.

Venerdì sera per celebrare il rinnovamento e per coccolarmi mi sono fatta un bagno di equinozio, usando un sale da bagno alla lavanda e accendendo un incenso alla savia bianca.

La mia bellissima vasca in fase di preparazione (il sale alla rosa ho poi deciso di non usarlo, bastava quello alla lavanda)
Come noterete l’acqua diventa di un piacevole color lilla


-La fertilità: come detto oltre al rinnovamento questa festa celebra lo sbocciare della natura, il fiorire e la fertilità; tra i suoi simboli troviamo, infatti, le lepri o i conigli (noti per il loro riprodursi appunto in Primavera in modo diciamo molto appassionato) e le uova che sono il simbolo della nascita per eccellenza in quanto sono “l’oggetto” che nasce due volte; appunto nasce prima l’uovo che può essere un vero e proprio uovo o grembo (l’involucro) e poi fecondato con un essere che deve nascere.

Ieri come da tradizione, per lodare la fertilità abbiamo mangiato coniglio con patate.

Apro la parentesi appetitosa! Quest anno il giorno esatto in cui cade l’equinozio è proprio Sabato 20 Marzo e per pranzo la mia dolce metà ha cucinato uno speciale menù celebrativo!

Uova ripiene per il simbolismo, focaccine fatte in casa da mia moglie, che celebra il fiorire e il rinnovamento attraverso la sua creatività manuale facendo l’impasto; poi, come detto, il coniglio con patate.

Vi starete chiedendo perché apro la parentesi culinaria mentre vi racconto cosa si intende per fertilità… I popoli Celti usavano mangiare la carne di coniglio o di lepre durante questa festività perché si pensava che consumare la carne dell’animale più prospero potesse aiutare la ricchezza, la fecondità sia dei propri raccolti che personale. Negli altri periodi dell’anno considerati animali totem solitamente non venivano mangiati. Senza aprire inutili polemiche… Ma cosa vi ricorda mangiare il corpo del sacro in un determinato momento ben scandito? …

Giusto per concludere l’esplorazione del nostro menù e dato che stiamo celebrando un po’ la nostra versione del periodo di Pasqua per concludere abbiamo mangiato la colomba (che tanto adoro, come il panettone); non abbiamo aperto l’uovo di Pasqua solo perché altrimenti mangio troppi dolci, lascerò le uova di cioccolato per “Pasqua” e “Pasquetta” che sono in realtà i giorni della rinascita per noi (dedicherò un post apposito nei prossimi giorni)


-Ultimo: l’equilibrio. La natura in questo momento, in questo preciso giorno è in perfetto equilibrio, luce e tenebra coincido e passato questo giorno le ore luminose supereranno quelle di buio permettendo a tutti gli esseri viventi e alla natura di sbocciare e svegliarsi dal letargo; inoltre quest anno in particolare la valenza della dualismo si raddoppia: persino la luna in questo giorno è proprio a metà!

Io e la mia dolce metà abbiamo decorato i nostri altari con fiori, candele dai colori primaverili (rosa, gialle, verdi e blu), uova colorate e vicino alla statua della Dea Gaia abbiamo posizionato alla stessa altezza una candela bianca e una nera a simboleggiare l’equinozio tra luce e tenebra.

Invece, vicino alla Triplice Dea abbiamo lasciato una mela in dono che seppelliremo quando sarà possibile andare per boschi, per cui a Pasqua grazie alla deroga visite parenti (se non cambia).

Notare la candela con scritto proprio Ostara e con il coniglio e la lepre disegnate

Vero la mela non è tra i simboli della Primavera, anzi è più invernale, ma per meri motivi logistici perché non ci fidiamo molto a lasciare un bicchiere di latte nella stanza degli altari, che è anche il mio studio smart-working e temiamo che lasciare del miele in uno scodellino possa attirare insetti.


Apro la parentesi sulla Pasqua! Cosa significa Pasqua? Significa passaggio! La Pasqua ebraica celebra il passaggio dell’angelo della morte che portava via tutti i primogeniti d’Egitto e anche l’ultima e terribile piaga prima della loro migrazione, appunto ulteriore passaggio, nel deserto per 40 anni. La Pasqua cristiana celebra la morte e la resurrezione di Gesù, altro passaggio dalla morte alla vita. Esattamente quello che si vuole celebrare con Ostara e con l’equinozio un passaggio tra l’aridità dell’Inverno allo sbocciare della Primavera in attesa dell’abbondanza dei raccolti. È un passaggio che si compie in noi dopo l’attesa e la purificazione di se, ora si fa questo passaggio e ci si apre al nuovo e al rinnovamento.
Il messaggio più radicato e profondo che sia di una religione o di un’altra ancora vuole trasmettere rinnovamento, resurrezione ad una nuova vita e quindi speranza e apertura verso il futuro, sostanzialmente sbocciare come fiori e vivere nel pieno di noi.

Condivido con voi la mia poesia Ostara contenuta nel mio libro di poesie Magik.

OSTARA

Le campane della Primavera si odono in lontananza
Rinasce la vita
I boccioli si trasformano in fior
Rigenerazione della natura
Secchi prati di foglie cadute si tingon di verde
La Dea di bianco vestita porta sul capo una corona di rose
Nelle sue rosse labbra stringe una parola
Ostara Notte come giorno
Ostara Giorno come notte


Ps: nonostante questa sia la nostra personale celebrazione della Pasqua, festeggiamo anche una sorta di festa di Pasqua (a cui dedicherò appunto il prossimo post), con parenti e amici (tempi di pandemia permettendo), proprio la Domenica in cui si festeggia Pasqua con la “festa” “Luna della rinascita”.

E voi? Sentite questa energia di rinnovamento nell’aria?

Post sul Carnevale parte 2

1: IL CIBO!

Sicuramente sarete tutti abituati a mangiare i dolci tipici del periodo, qui le chiamiamo “bugie”, dette in gran parti d’Italia “chiacchiere”; ma anche “frappe”, “cenci”, “cioffe”, oppure “frappole”. Ogni regione d’Italia ha le sue varianti e le chiama in modo diverso. Ci sono le classiche solo pasta con un po’ di zucchero o con zucchero a velo, quelle con il cioccolato sopra, o quelle che preferisco le cicciotte ripiene, (non è comunque un dolce che amo particolarmente).

Ci sono poi una marea di dolcetti a forma di maschere, solitamente biscottosi, o secchi oppure farciti con creme, (ecco quelli li adoro!)

Oltre ai dolci si usa fare almeno un piatto salato importante che può essere una pasta al forno, oppure lasagne, risotti belli gustosi ad esempio con salsiccia; o anche un bell’arrosto cicciotto, un piattone di polpette magari con gusti assortiti, o carne di maiale cucinata in modi diversi.

Quest anno ci siamo lanciate sulla pasta al forno (Sabato sera), ma non ci siamo “abbuffate” da Giovedì grasso (ormai ho una certa età e ho difficoltà a digerire). La pasta era lo stesso importante: ragù con prosciutto, mozzarella e uova sode tutto poi gratinato al forno con besciamella, diciamo che proprio proprio leggero non era 😅.

Inoltre non ho rinunciato a comprare biscotti a forma di maschere e bugie come potete vedere nelle foto qui sotto.

Avevamo preso anche le classiche con zucchero a velo, ma dato che non ho nemmeno voluto assaggiarle (come detto non le amo molto), non le ho nemmeno fotografate 🤣. In compenso un po’ di quelle ripiene all’albicocca le ho gustate!

Volevo condividere con voi un ricordo…

Anni fa la mia mamma organizzò una festa di Carnevale a casa e preparò la “pasta coriandoli”.

Era una pasta al forno, credo ai formaggi, ma composta da paste dai colori diversi ricordando appunto i coriandoli! L’aveva preparata insieme alla mia dolce metà, avevamo invitato un po’ di amici del mio gruppo e avevamo festeggiato con cena tutti travestiti; io mi ero occupata delle decorazioni in casa.

Mi è tornato alla mente questo bellissimo ricordo che ha portato un pizzico di nostalgia, ma anche tanta tanta tenerezza.

2: I TRAVESTIMENTI

Il significato della maschera sia a livello culturale che psicologico l’ho condiviso con voi nel post parte 1 sul Carnevale (subito prima di questo sul blog).

Vorrei condividere alcuni dei costumi che ho indossato nelle varie feste a cui ho partecipato negli anni, specifico che non è una festa sentita quanto quella di Halloween/ Samhain e alcuni anni non ho fatto proprio nulla, inoltre sono allergicissima ai coriandoli; ebbene sì hanno dei coloranti particolari a cui sono allergica e finché stanno a terra e lontani da me ok, se me li lanciano addosso vado in crisi asmatica! E dire che in teoria è semplicemente carta… E le stelle filanti sono fatte dello stesso materiale suppongo e non mi danno problemi…

È una cosa che ho scoperto ad una festa di Carnevale all’asilo e so per certo non fosse un caso isolato perché ogni volta che ho riprovato (anche se con piccolissime dosi) ad espormi è sempre finita con io che smetto di respirare più o meno gravemente. Ovviamente non ci sono esami specifici che permettono di analizzare il motivo di questa allergia e come si scateni, ma veniamo alle maschere!

Anno 2014
Questo è uno dei miei costumi preferiti! Io e mia moglie da Bonny e Clide
Con tanto di dettagli
Anno 2012
Due damine dell’800
Prima di Suicide Squad, nel 2011, io e la mia dolce metà da Joker e Harley Queen
Una vecchia versione di Harley Queen

E voi? Avete qualche piatto speciale o travestimento particolare da voler condividere?

Fatemi sapere nei commenti!

Carnevale!

Oggi inizia il periodo di Carnevale!

Esattamente:

Giovedì grasso 11/02/2021

Domenica di Carnevale 14/02/2021 (si combinazione cade proprio a San Valentino)

Martedì grasso (ultimo giorno del periodo carnevalesco) 16/02/2021.

Ma come mai si festeggia questo periodo in maschera, con dolcetti e con abbondanti piatti a base di carne?

La conoscenza comune afferma che il Carnevale sia un periodo di festa e gozzoviglia che precede la Quaresima. La parola Carnevale deriverebbe, infatti, dal latino carnem levare che significa “togliere la carne” sicuramente riferimento al fatto che nel periodo di Quaresima c’era e alcune persone lo osservano ancora oggi, se non per tutto il periodo almeno il Venerdì, l’invito di astenersi dal mangiare carne oltre al fare vari fioretti: ad esempio astenersi dai dolci.
Si festeggiava, per cui, abbuffandosi di carne e altre pietanze appetitose prima della negazione di 40 giorni.

In Italia le varie regioni hanno poi adottato/ inventato ricette e piatti tipici del periodo: dolci fritti, primi elaborati, la carne non manca e le ricette sono solitamente grasse e irresistibili.

Non mi soffermerò sui vari piatti dolci e salati regionali, but stay tuned, penso che entro Martedì posterò qualcosa in merito a cosa mangeremo io e la mia dolce metà o cosa abbiamo mangiato/ cucinato nei vari Carnevale.

Comunque era proprio in questo periodo che si svolgeva la festa romana dei Lupercali, legata ai riti di fecondazione si festeggiava attraverso situazioni grottesche che in effetti ricordano gli scherzi del attuale Carnevale.
La festa dei Lupercali ha origine dalla celebrazione pagana più antica dei Saturnali. Durante i festeggiamenti in onore di Saturno ci si dava alla pazza gioia per favorire un raccolto abbondante e in quei 7 giorni si conducevano per la città carri festosi tirati da animali bizzarramente bardati, il popolo si riuniva in grandi tavolate a cui partecipavano persone di diverse condizioni sociali che si abbuffavano tra lazzi, danze ed oscenità. L’antica figura del re dei Saturnali ha continuato a vivere nella figura del re del Carnevale. Inizialmente era impersonato da un uomo che veniva sacrificato per il bene della collettività, poi sostituito con un fantoccio di paglia, proprio la sera del Martedì grasso veniva bruciato come una specie di vittima designata che morendo purificava la comunità, di modo che si potesse intraprendere un nuovo anno sotto diversi auspici.

Le origini del Carnevale, però, vanno ricercate ancora più indietro, in antichi riti legati al rapporto tra uomo e terra. L’abbandonarsi ad estreme licenze sessuali nella tradizione celtica erano legati a riti propiziatori che prevedevano l’unione dei corpi sulla nuda terra come omaggio alla Madre Terra.

Carnevale rappresenta, quindi, l’unione di varie tradizioni pagane diverse (tra cui gli antichi riti propiziatori del solstizio di Primavera – festa celtica Ostara e la festa di Maggio – Beltane), con la sfrenatezza, l’allegria e il falò del fantoccio dei Lupercali.

Il mese di Febbraio è infatti, un tipico periodo di passaggio, dall’anno vecchio al nuovo, un mese di passaggio dall’Inverno alla Primavera; come già visto nel celebrare la festività celtica di Imbolc dove ci si immerge nella purificazione e si auspica in un anno fecondo e fertile.
Febrarius, infatti, da februare significa proprio purificare.

Ultimo, ma non meno importante l’uso della maschera era legato a varie credenze: si pensava che una risata, anche se non reale e disegnata per cui su una maschera, allontanasse gli spiriti maligni; inoltre con il volto coperto l’uomo, non più legato alla propria umanità, poteva lasciarsi andare ad atti e comportamenti solitamente inusuali o mal tollerati; infine veniva usata per incarnare particolari energie che venivano associate alle divinità o alle forze della natura. Oggi riguarda per lo più colori, carri bizzarri, giochi e divertimento per i più piccoli.

Non tralasciamo la forte valenza psicologica e simbolica. Indossando la maschera possiamo concederci una pausa dalla nostra personalità e comportarci come non ci concediamo nella vita quotidiana.

E voi festeggiate il Carnevale? E se sì, come?

Cena di Imbolc

Oggi è la festa celtica di Imbolc!
Festa che celebra il ritorno della luce che sboccerà in Primavera, ora ci troviamo al culmine della fredda stagione nel punto mediano tra il solstizio d’Inverno e l’equinozio di Primavera.
È in uso mangiare cibi derivati dagli animali: latte e formaggio, ma anche uova, accompagnati da cibi più “poveri” come ad esempio cipolle, polenta o patate; alimenti provvidenziali visto che le scorte iniziano a scarseggiare trovandoci nel cuore dell’Inverno.
Io e la mia dolce metà abbiamo deciso di festeggiare con una polenta concia con gorgonzola e fontina, gustosa e ideale per la festa e una torta della nonna a cucchiaio!

Blessed Imbolc

Domani si festeggia da me! È la festa celtica di Imbolc!
Questa festa celebra il ritorno della luce, sebbene l’Inverno risulti ancora rigido dal punto di vista climatico.
Siamo al culmine della fredda stagione e si festeggia il 1 Febbraio, punto mediano tra il solstizio d’Inverno e l’equinozio di Primavera.
Nonostante non siamo ancora pronti a mettere via i piumoni notiamo che il cielo e l’atmosfera cominciamo a cambiare. Osservando la natura circostante è possibile percepire le avvisaglie della Primavera imminente:
Flebili e timidi cinguettii dai rami, piccoli scoiattolini che mostrano i loro teneri musetti.

Vedi foto scattata dal mio cortile (tenerissima)

Tale festa veniva festeggiata con fuochi e falò che simboleggiavano la luce e al tempo stesso la richiamavano. Oggigiorno in alcune parti del mondo la ricorrenza di accendere fuochi esiste ancora, ma alle nostre latitudini si preferisce celebrare questa fase di passaggio accendendo candele bianche, simbolo di purificazione.

Questa purificazione può riguardare tutti i settori della vita, a partire dall’alimentazione che, rispetto al periodo natalizio, dovrebbe privilegiare cibi leggeri, in grado di depurare l’organismo; benvenute anche le grandi pulizie domestiche!
Tra le usanze c’era quella di spazzare le stanze con una scopa di saggina e spargere sul pavimento sale fino e rosmarino.

Può essere anche il momento più adatto per fare piazza pulita di emozioni, pensieri inutili, controproducenti e limitanti.

E ora veniamo alla festa vera e propria! Per quanto riguarda le decorazioni il bianco dovrebbe farla da padrone, essendo una festa collegata al ritorno della luce, ma è possibile ricorrere anche al rosso (simbolo del sole nascente) e al verde (simbolo della vegetazione).

Sui miei altari ho voluto mettere decorazioni Invernali che ricordassero “l’aridità” e il freddo dell’Inverno, ma non mancano candele bianche, rosse, verdi e dettagli rossi e candidi.

Si possono fare offerte alla natura sotto forma di poesia o storia e offerte di cibo. Quest anno lascerò la mia poesia “Imbolc” contenuta nella mia raccolta poetica “Magik” vicino alla statua della Dea e io e mia moglie stiamo valutando di lasciare anche dei biscotti o qualcosa di simile per tutta la giornata del 1 Febbraio.

La mia poesia:

IMBOLC

Primavera ancor non è
Eppure il suo dolce profumo nell’aria c’è
Delicati fiori aspettano di sbocciare
Sotto quella coltre di neve che il gelido Inverto ha dovuto portare
In questo giorno alla finestra restiamo a guardare
Quale tempo la natura deciderà di donare
Se vento e pioggia batteran sui vetri
Abbracciamo le sciarpe e i cappotti non appendiamo alle pareti
Se il pallido sole decide di far capolino
Molto presto si potrà spegnere il camino
Giorno di Imbolc giorno di Candelora
Alziamo gli occhi al cielo e aspettiamo l’Aurora

Non meno importante, cosa si mangia per celebrare il ritorno alla luce?

Il risveglio della Natura nel grembo della Madre Terra indica, anche, la lattazione ovina. Riferimento alle pecore che in questo periodo dell’anno producono latte, utilizzato per la preparazione di formaggi, burro e altri alimenti provvidenziali visto che le scorte iniziano a scarseggiare trovandoci al culmine dell’Inverno.
Solitamente si mangiano cibi derivati dagli animali come detto il latte e il formaggio, ma anche le uova, accompagnati da cibi più “poveri” come ad esempio cipolle, polenta o patate.
Io e la mia dolce metà ceneremo con una polenta concia con gorgonzola e fontina, gustosa e ideale per la festa!

Forse faremo anche un dolcetto, stiamo valutando!

Se siete curiosi di vedere la nostra tavola sbirciate la mia pagina Instagram domani sera!

Per concludere esiste una storia, un detto legato a questa festività bellissimo!
I giorni che precedono Imbolc sono detti i giorni della Merla (i giorni più freddi dell’anno) e passati quei giorni, Secondo la tradizione dell’Europa medioevale alpina, nella notte, appunto, tra il 1 e il 2 di Febbraio, l’Orso (in America la marmotta) si risveglia dal suo letargo invernale, ed osserva il cielo. Se lo trova “chiaro” (plenilunio) rientra nel suo giaciglio, perché l’inverno durerà ancora quaranta giorni. Se invece il cielo è “scuro” (novilunio), allora l’Orso uscirà dal suo riparo ad annunciare l’inizio della Primavera.

Da qui nasce il detto Piemontese sulla Candelora:
“Se l’ors a la Siriola la paia al fa soà, ant l’invern tornom a antrà”

*La Candelora è la festa Cristiana che corrisponde alla festa Celtica Imbolc. Celebra la presentazione di Gesù al Tempio dopo 40 giorni dalla sua nascita, dove Simeone si accorge che è lui la luce della rivelazione. Il nome deriva da “candelorum“, benedizione delle candele, perché in questa speciale occasione vengono benedette le candele che simboleggiano Cristo, inteso come luce che illumina le genti.

Un modo sicuramente diverso per celebrare il risvegliarsi della luce e con intenti e presupposti diversi, ma ho voluto aprire la parentesi sulla festività Cristiana per raccontarvi il detto della Candelora che trovo molto bello!

Spero che l’articolo sia stato di vostro gradimento e se aveste domande sarei lieta di rispondere!

🤗🤗🤗

Il concetto di Brunch

Il Brunch è un’usanza anglosassone. La sua popolarità cresce negli anni sessanta, quando il ruolo della donna nella società cambia nettamente e lavorando, anche lei ha diritto al suo riposo domenicale e ad un risveglio più comodo. Non a caso, spesso il Brunch è legato alla Festa della mamma. La parola Brunch è una fusione tra la parola Breakfast (colazione) e Lunch (pranzo) e sta appunto ad indicare quel pasto che si consuma in tarda mattinata, di solito la Domenica e preferibilmente tra le 11 e le 15.
Si usa mangiare uova, bacon, salumi affettati e formaggi, salmone e carni bianche arrostite. Non possono mancare bagel e ciambelle salate farcite con formaggio spalmabile, verdure, pesce o bacon, ma anche club sandwich e panini. Le uova solitamente sono cucinate alla Benedict o strapazzate. Per quanto riguarda la parte dolce non è Brunch senza pancakes, waffle e frutta! Pancakes e waffle con sciroppo d’acero, miele, marmellata, nutella oppure dulce de leche. La frutta si può gustare sciolta o in una fresca macedonia. Sulle tavole troviamo anche cereali misti, tazzone di yogurt, brioches, biscotti, muffin e cupcakes (sia dolci che salati).
Possono essere presenti anche piatti della tradizione italiana: in effetti, molti ben si sposano con il concetto di Brunch: torte salate, pasta fredda, frittate creative, vol-au-vent, o finger food di ogni genere; crostate e tortine alla frutta sono tutte ricette golose da proporre in queste occasioni.
Persino le bevande subiscono l’unione tra la colazione e il pranzo. Possiamo trovare allo stesso tavolo caffè, the e latte; insieme a succhi di frutta, centrifughe e frappè; con veri e propri cocktail (il più bevuto è il mimosa) oppure il vino. Perfette anche le acque aromatizzate!

A casa dei miei non si faceva il “Brunch”, ma la “Merenda Sinoira” quel pasto tra la merenda pomeridiana e la cena, usanza tutta Piemontese, oggi molto in voga e definita “Aperitivo”.

Io e la mia dolce metà la Domenica facciamo un intermezzo tra il “Brunch” e la “Merenda Sinoira” ancora senza nome perché chiamarlo: “Ci alziamo troppo tardi per il pranzo domenicale, o per il Brunch, ma abbiamo troppa fame per resistere fino alla cena e non vogliamo farci la pasta alle 15” era lungo!
Con mia moglie abbiamo così creato questo Brunch “intra- familiare” che di solito gustiamo con: uova, affettati, verdura, pancake (i miei preferiti in assoluto tra la “piccola pasticceria”), toast o piadine, macedonie e alle volte torte, davanti ad un bel film o una serie TV.
Usiamo, anche, fare il Brunch con gli amici nel periodo natalizio per lo scambio regali, prima di essere poi tutti immersi e occupati con le proprie famiglie. Inoltre non disdegno fare il Brunch anche in locali che hanno ideato dei menù appositi per questa occasione. Molti ristoranti si sono reinventati durante il lockdown inventando menù Brunch d’asporto, uno più appetitoso dell’altro! Ultimissimo, ma non meno importante, abbiamo inventato il “Night Brunch” pasto tipico a Setto e Pina’s House che si consuma tra le 22 e le 23, spesso dopo lauti pranzi (post festività o visite parenti), dove si consumano le pietanze tipiche del Brunch in formato mini, giusto per non andare a letto senza mangiare, ma senza esagerare visto il gran pasto diurno.


E a voi…? Piace il Brunch? Ditemi la vostra nei commenti mentre vi rifate gli occhi con la carrellata di foto che ho scattato tra i Brunch casalinghi e non!

Queste sono alcune foto dei nostri Brunch casalinghi

Queste immagini sono state prese o scattate in locali dove ho gustato ottimi Brunch

Ringraziamento nostrano

Il quarto Giovedì di Novembre si festeggia il “Thanksgiving Day” negli USA, festa utilizzata per ringraziare di essere “americani” sostanzialmente, anche se il ringraziamento ha un significato più profondo ed è dedicato al raccolto di cui si potrà godere nei mesi freddi.

Penso che prendersi del tempo per ringraziare, che sia il raccolto, l’essere di una nazione, il passaggio da un periodo ad un altro o semplicemente ringraziare la vita sia bellissimo, specialmente in questo 2020 dove molti hanno ringraziato di essere ancora qui, hanno ringraziato medici e infermieri, hanno detto grazie per non aver visto fallire le loro attività, anche se tanti non hanno altrettanto da ringraziare e sono in preda allo sconforto; stimo che fermarsi e dire grazie sia educativo.

Io e la mia dolce metà abbiamo “inventato” un giorno del ringraziamento nostrano!
Questo penultimo Giovedì di Novembre segna un passaggio, soprattutto con l’inizio della settimana del Black Friday, che è proprio il giorno dopo il Thanksgiving; passaggio dove si saluta la parte autunnale della stagione e dal cambio temperatura direi che si percepisce tantissimo, (almeno qui a Torino), anche se il solstizio d’Inverno sarà il 21 Dicembre, (festa celtica di Yule).
Si dice arrivederci ai colori dell’Autunno per farsi avvolgere dal candido dell’Inverno.
Da noi segna, il momento di mettere via le decorazioni autunnali e tirare fuori quelle natalizie e di Yule.
Diciamo ciao ad Halloween-Samhain e facciamo l’ingresso ufficiale nel “tran tran” dei regali natalizi, della pianificazione di cene, pranzi e brunch con amici e parenti (speriamo, visita la situazione) e si mettono decorazioni brillanti (che tanto adoro). Lo festeggiamo con una cenetta con piatti tipici del Thanksgiving e addobbi a tema.

Giovedì ho passato una giornata in ospedale molto lunga e una cenetta con mia moglie è stata decisamente la coccola migliore.

PS: Noi Celti (concedetemelo intendo: chi segue le tradizioni celtiche), usiamo festeggiare e dare il primo “grazie” per il raccolto nella festa di Lughnasadh, prima festività delle tre che celebrano, appunto, la stagione del raccolto (le altre sono Mabon e Samhain), dove si ringrazia appunto per i primi frutti raccolti e si ricorda il sacrificio del Dio sotto forma di grano nel suo ciclo di morte per dare nutrimento alla popolazione e si festeggia il 1 di Agosto.

Pensieri. Pensieri semplicemente sparsi.

Voglio scrivere queste due righe che si annovereranno tra “Discorsi misti”, di non ben definita collocazione. Pensavo: Bello il progetto “Racconto della quarantena”, ma è un racconto immaginario che si evolverà a modo suo come un romanzo distopico.
Adesso, però, vorrei ritagliare uno spazietto di realtà e condividere con voi il mio pensiero.

La mia paura più grande da quando ho memoria e parlo di fobie reali perché il “Babau” lo annovero tra le paure infantili; è sempre stata la guerra. Quel 11 Settembre non avevo capito cosa stesse succedendo ero tra le 12enni degli anni 2000 nate tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90 che a 12 anni non sono ragazzine e/o donne, come adesso; cambiano i tempi, la tecnologia, la modernità, la società, l’educazione e si cresce prima. Ero ancora un’acerba 12enne che aveva iniziato a fare le prime uscite pomeridiane con le amiche per andare in oratorio e per il resto passava il tempo a guardare i cartoni. Avevo la TV accesa su Italia uno, non ricordo che cartoni animati dessero ai tempi, attendevo “Bim bum bam” e invece edizione straordinaria di Studio aperto, fumo e torri. Pensavo: “Ma che palle oggi non trasmettono regolarmente?”, ricordo che ero particolarmente irritata, non avevo seguito, capito cosa succedeva perché la TV era senza volume non ricordo se prima di Bim bum bam dessero repliche di qualche telefilm che non mi interessava o il programma “Non era la rai” redesign del famoso cult fatto di spezzoni e interviste. Stavo leggendo WITCH un fumetto che andava tantissimo tra le teen, parlava di queste ragazze che scoprono di avere dei poteri magici legati ad uno dei 4 elementi (la sto buttando sul semplice), un po’ leggevo e un po’, va bene lo ammetto! Stavo colorando! Mi ero messa nei giorni prima alla finestra a tracopiare i disegni dell’adorato fumetto per poi colorarli. Non ricordo se fosse o meno già iniziata la scuola, credo di no, dovevo iniziare la seconda media. Non ricordo a che ora, forse le 17, mi vedevo con la mia amica Chiara all’oratorio, merenda, passeggiata e chiacchiere (molte delle quali incentrate sul fumetto e come secondo noi si sarebbe evoluto). Le nostre case erano separate da un semaforo di un grande incrocio, ed era il punto di incontro per poi andare all’oratorio. Appena mi vide esclamò: “Ma hai visto quello che è successo?!” e io irritata: “Ho visto che non hanno dato i cartoni!!!”, alchè iniziò a raccontarmi gli eventi appena successi. Lì per lì non ci diedi molto peso e anzi, dopo il suo minuzioso racconto persino a Chiara si spente la scintilla della novità e tornammo alle nostre solite pratiche. Nei giorni successivi però si parlava tanto di guerra, mio papà era stato richiamato per la guerra del Golfo visto che aveva, in gioventù, avuto una carriera militare e nonostante fosse in pensione da parecchi anni e non più giovane avevo persino ansia che o lui o mio fratello, che aveva fatto semplicemente il militare obbligatorio, potessero essere richiamati. Da lì iniziai ad aver davvero paura della guerra! Mi dicevo: “Se c’è una guerra può succedere di tutto, possono morire i tuoi cari, la tua famiglia, gli amici… E poi… Come vado avanti? E magari non puoi nemmeno dar loro un ultimo saluto, fare un funerale, terribile!”, tremavo all’idea.

Gli anni sono poi passati e guerre ne ho “viste” da lontano, sulla pelle degli altri riportate dai mass media. Sono poi successe tante cose… A 20 ho perso mio papà per un tumore fulminante, tre mesi bruttissimi, poco prima che morisse la diagnosi di sclerosi multipla e il giorno dopo, ma proprio il giorno dopo la sua morte avevo uno degli esami più importanti per confermare la diagnosi. Con poche ore di sonno addosso e il mio consueto color lavandino mi presentai alla visita, ricordo che l’infermiera mi chiese se fossi spaventata, risposi che poche ore prima era mancato mio papà, abbastanza sconvolta mi disse: “Se vuoi rimandiamo”, io le dissi di non preoccuparsi e feci l’esame. Qualche ora dopo eravamo da “Giubileo”, vista la vicinanza con le Molinette, io mia mamma e mio fratello; alla scelta della bara quando il tizio ci portò in quella stanza piena di bare mi sentii male. Tornata a casa, però, ricordo una cosa tenera: scrissi alla mia allora ragazza, ora moglie, “Puzzo, faccio schifo e vorrei solo buttarmi in un letto, non mi faresti nemmeno le coccole da come sono combinata” e lei rispose: “Ti farei le coccole anche se fossi vestita con un sacchetto dell’immondizia!”, io sono l’antitesi del tenero e del romantico, lei lo era diciamo abbastanza, negli anni a forza di star con me si è un po’ rassegnata, ma lo trovai tenero.

I mesi successivi la ricerca di una terapia, gli effetti collaterali delle terapie, la malattia che galoppava, i sintomi della malattia. Non pensai molto alle guerre e la paura di perdere qualcuno si era avverata e nonostante fosse ed è un pugno allo stomaco ed una cicatrice indelebile sulla pelle, si va avanti.

Passano gli anni, i libri pubblicati, il lavoro come maestra, il matrimonio, la brutta ricaduta della malattia che mi tiene in panchina per un paio di anni… Alla TV si continua a sentire di guerre, di stragi, di attentati, sempre sulla pelle degli altri.

Poi si ammala mia mamma gravemente, io avevo 29 anni, la malattia è la stessa, subdola e spietata che si era già portata via papi. Lotta per almeno 6 mesi, negli ultimi diventa molto pesante perché non è più lucida. Siamo io, mia moglie, mio fratello, mia cognata, mia sorella non di sangue e la sua bimba; tutti stretti in un forte dolore e tutti che ormai reagiamo e ci interfacciamo in modo diverso. Siamo nervosi, si litiga e si fa pace. Un periodo da cestinare. Nel mentre non posso continuare la terapia che mi stava finalmente facendo stare bene e l’alternativa è una tosta di terza linea (i malati di sclerosi rabbrividiscono al sentire nominare il cosiddetto terzo livello, significa che sei oltre, che lei corre e un quarto livello di cure attualmente, mentre scrivo questo pezzo, non esiste), ma non ho testa e tempo, dobbiamo pensare a mamma. Lei ci abbandona ad Agosto, al funerale pure poche persone tutto sommato (molti ormai in ferie e a detta loro “Impossibilitati a muoversi, ma tante condoglianze”), molti dei suoi amici sono assenti, lei che si è sempre fatta non in 4 in mille per tutti e loro che non hanno potuto trovare il modo di rientrare dalle ferie, chi con motivazioni più o meno giustificate (non voglio far polemica)…

E poi passa l’anno e inizio a lavorare in un posto nuovo, nelle scuole non riesco, non tengo il passo con i piccoletti e faccio la nuova terapia e sembra di vedere un po’ di luce; non scrivo, non ho molta ispirazione, i progetti di nuovi romanzi abbandonati in una cartella del PC e nelle note dell’Iphone, ma sto bene, si va avanti si respira.

Resta mio fratello, la piccolina che quando parla di “nonna Mela” dice: “È andata in cielo!”, ma in effetti non so bene se ha capito, sa solo che non potrà vederla più e ogni tanto ci chiede conferma: “Ma proprio mai più?” e io e la sua mamma a stento tratteniamo le lacrime! Resta anche lei la mia amica/sorella e mia moglie, siamo rimasti solo noi, ci sosteniamo a vicenda.

Poi arriva un virus che ci obbliga a non vederci e noi rispettiamo le regole: non ci vediamo, io poi che data la terapia sono immuno depressa non esco tranne che per le infusioni in ospedale. Ci facciamo le video chiamate, organizziamo Pasqua su FaceTime, evviva la tecnologia in questo caso e il gruppo “Family” su whatsapp bippa tutto il giorno. Arriva un virus e inizialmente non ti rendi conto, passi le giornate a casa, Netflix, Sky, Amazon Prime, ora anche la piattaforma Disney, libri, smart working, cucinare, mangiare e poi io posso godermi mia moglie di più cosa che nel tran tran del lavoro e del quotidiano magari non fai. Ma arriva questo virus e inizi a leggere notizie di storie strazianti, poi le storie accadono a persone vicine o amiche di tuoi conoscenti…

Ed ecco che la sensazione di: “Che palle perché danno Studio aperto al posto dei cartoni!”, diventa: “Ho paura di una guerra!” e anche se ti senti forte perché hai già perso tanto, hai combattuto battaglie importanti per aver solo 30 anni, il mantra resta: “Non voglio perdere di più, non voglio finire in ospedale da sola!”, che poi probabilmente mi negherebbero anche la terapia intensiva in assenza di posti, ovvio non sono una paziente prioritaria, sono già “compromessa” e poi aggiungi nei tuoi pensieri: “Non voglio che stiano male i miei affetti e gli amici!”; aggrappata con le unghie e con i denti a quelli che restano.

E quindi quella paura, che ormai pensavi lontana, perché tanto le guerre le hai viste, ma sulla pelle degli altri, diventa reale e vivida; graffia e fa male.

Diario della quarantena

Diario della quarantena,

Giorno 370.

Alba di un nuovo giorno, alba solo perché non sono ancora andata a dormire.

Internet è stato disabilitato da due giorni e dato che Neflix, Sky e Amazon Prime non si possono guardare e che sia io che mia moglie ci rifiutiamo di guardare la cosiddetta TV normale che comunque trasmette solo bollettini di morti, contagiati, crimini e tragedie, ci siamo flashate a vedere le stagioni di Streghe in dvd, fantastico acquisto il cofanetto oro che non ci siamo mai cagate per anni.

Cinque giorni fa abbiamo “festeggiato” l’anno di quarantena, che poi anno… Gli studenti erano a casa da molto prima, la data ufficiale della chiusura scuole furono le vacanze di Carnevale 2019, inizialmente tutti felici di stare a casa, poi… Lasciamo stare.

Alcuni di noi nei primi periodi lavoravano ancora, prima che tutto diventasse fuori controllo, i supermercati e le farmacie erano aperti regolarmente, poi la chiusura nei fine settimana e infine l’apertura solo ad orari.

Quindi diciamo che cinque giorni fa abbiamo festeggiato l’anno di quarantena anche se la data cambia da persona a persona, quella ufficiale è quella dello stop alle fabbriche.

Era stato proposto di fare qualcosa di globale per il compleanno della quarantena, ai sei mesi ognuno aveva cucinato una torta e ci eravamo dati appuntamento sul balcone, era Settembre e il tempo era mite, almeno io posso parlare per Torino o diciamo per il Piemonte, era una bella giornata soleggiata, ma non calda, anzi il caldo estivo aveva iniziato a scemare già dopo Ferragosto. Io ero seduta sulla sedia a sdraio, avvolta nel mio scialle di lana, sotto il mio abito estivo tutto colorato lungo fino ai piedi che nascondeva le ciabattine, mi ero vestita per l’evento e mi ero anche messa il rossetto per fare stories e postarle su Instagram. In grembo il piattino rosso di plastica con dentro la torta di mele, piatti avanzati dai banchetti natalizi, quando ancora potevamo fare festeggiamenti con i parenti.

Alcuni avevano stappato bottiglie di spumante lasciando che la schiuma colasse dai balconi. Il messaggio era sempre il medesimo: “Ce la faremo, alla faccia della quarantena noi siamo forti uniti e non ci deprimiamo, piuttosto festeggiamo dei balconi!”, non era un lieto evento sei mesi di quarantena, ma per esorcizzare la situazione e sentirsi meno soli o semplicemente ancora “normali”.

Cinque giorni fa mi sono affacciata al balcone spettinata con i capelli malamente raccolti in un mollettone e in tutona da casa, al mio fianco Nora che fedelmente appena viene aperto il balcone schizza fuori per poter abbaiare ormai non si sa a chi, fuori bidoni dell’immondizia scoperchiati con sacchetti che strabordano e altri a terra, alcune persone affacciate come me per verificare la situazione, ma non con la faccia del “Ce la faremo”, volti stanchi e rassegnati, nessuna luce con torce o cellulari, nessun applauso, nessuno urlo, nessuna voglia di festeggiare. Persino Nora ha osservato il deserto fuori e ha trattenuto l’abbaio nel muso, pareva guardarmi come a chiedermi: “Mamma, ma cosa ci è successo?”, cosa ci è successo cucciola mia? Non lo so… Ad un certo punto abbiamo smesso di esistere semplicemente.

Attualmente la mia preoccupazione maggiore è la montagna di sacchetti di immondizia che ha ormai vita propria sul balcone. L’ordine è di scendere con guanti e mascherina solo uno per volta il Mercoledì mattina tra le ore 9 e le 12, passano poi i militari e buttano tutto; tra l’altro noi stiamo ancora differenziando e buttando dentro o a fianco dei bidoni giusti, chissà se poi viene rispettata o se bruciano tutto insieme nel grande inceneritore da poco allargato con i nostri defunti.

In ogni caso come due sceme ogni cavolo di Mercoledì o ci dimentichiamo di scendere, o stiamo ancora dormendo, o che cavolo ne so e saltiamo la “buttata” settimanale.

Francamente potrei lanciare direttamente dal balcone essendo al primo piano, con un po’ di fortuna potrei raggiungere il mucchio dell’indifferenziata.

La luce non è mai stata tolta, almeno quella, ma la portata è stata abbassata talmente tanto che la lavastoviglie è diventata un ulteriore mobile e il forno non ricordo nemmeno più come si accende. Altro discorso per la lavatrice che comunque lava da sola la notte, quando tutto è spento.

Guardo dalla finestra della camera da letto per tirare giù la tapparella, ora io e mia moglie andremo a dormire, tanto giorno notte, non ha mica importanza; vedo i pallidi raggi di sole di questo Aprile 2021 che cercano di illuminare la strada, ma a differenza dello scorso anno c’è nebbia e fa ancora freddino, la Terra sta piano piano guarendo visto che ci siamo fermati tutti e l’abbiamo lasciata respirare, ha risposto con un gelido Inverno alla faccia del riscaldamento globale e questa Primavera fatica davvero tanto a donarci del calore, ma tanto…

A cosa ci serve?