Ruota dell’anno

La Ruota dell’Anno rappresenta la ciclicità della natura.
Ogni esistenza ne è inesorabilmente immersa: l’uomo, gli animali, la natura che fiorisce e sfiorisce attraverso le stagioni; attraverso questa successione di nascita, crescita, declino e morte.
La Ruota dell’Anno è formata da 8 feste che celebrano un momento particolare di passaggio da un ciclo ad un altro.
Queste feste sono chiamate Sabba e avvengono circa ogni 45 giorni.
Questi otto momenti tipici lungo il percorso dell’anno oltre ai cambiamenti climatici e Naturali, simboleggiano altrettante tappe nella vita del Dio e della Dea. Lui come Sole nasce dalla Dea a Yule, cresce fino a diventare adulto, si unisce a lei a Beltane, regna per poi indebolirsi e morire. Anche la Dea rinasce e si sveglia fanciulla ad Imbolc, si unisce con il Dio a Beltane, si sposa a Litha, si ritira anziana a Mobon prima di riunirsi spiritualmente con il Dio nel mondo spirituale.

Cena di Imbolc

Oggi è la festa celtica di Imbolc!
Festa che celebra il ritorno della luce che sboccerà in Primavera, ora ci troviamo al culmine della fredda stagione nel punto mediano tra il solstizio d’Inverno e l’equinozio di Primavera.
È in uso mangiare cibi derivati dagli animali: latte e formaggio, ma anche uova, accompagnati da cibi più “poveri” come ad esempio cipolle, polenta o patate; alimenti provvidenziali visto che le scorte iniziano a scarseggiare trovandoci nel cuore dell’Inverno.
Io e la mia dolce metà abbiamo deciso di festeggiare con una polenta concia con gorgonzola e fontina, gustosa e ideale per la festa e una torta della nonna a cucchiaio!

Blessed Imbolc

Domani si festeggia da me! È la festa celtica di Imbolc!
Questa festa celebra il ritorno della luce, sebbene l’Inverno risulti ancora rigido dal punto di vista climatico.
Siamo al culmine della fredda stagione e si festeggia il 1 Febbraio, punto mediano tra il solstizio d’Inverno e l’equinozio di Primavera.
Nonostante non siamo ancora pronti a mettere via i piumoni notiamo che il cielo e l’atmosfera cominciamo a cambiare. Osservando la natura circostante è possibile percepire le avvisaglie della Primavera imminente:
Flebili e timidi cinguettii dai rami, piccoli scoiattolini che mostrano i loro teneri musetti.

Vedi foto scattata dal mio cortile (tenerissima)

Tale festa veniva festeggiata con fuochi e falò che simboleggiavano la luce e al tempo stesso la richiamavano. Oggigiorno in alcune parti del mondo la ricorrenza di accendere fuochi esiste ancora, ma alle nostre latitudini si preferisce celebrare questa fase di passaggio accendendo candele bianche, simbolo di purificazione.

Questa purificazione può riguardare tutti i settori della vita, a partire dall’alimentazione che, rispetto al periodo natalizio, dovrebbe privilegiare cibi leggeri, in grado di depurare l’organismo; benvenute anche le grandi pulizie domestiche!
Tra le usanze c’era quella di spazzare le stanze con una scopa di saggina e spargere sul pavimento sale fino e rosmarino.

Può essere anche il momento più adatto per fare piazza pulita di emozioni, pensieri inutili, controproducenti e limitanti.

E ora veniamo alla festa vera e propria! Per quanto riguarda le decorazioni il bianco dovrebbe farla da padrone, essendo una festa collegata al ritorno della luce, ma è possibile ricorrere anche al rosso (simbolo del sole nascente) e al verde (simbolo della vegetazione).

Sui miei altari ho voluto mettere decorazioni Invernali che ricordassero “l’aridità” e il freddo dell’Inverno, ma non mancano candele bianche, rosse, verdi e dettagli rossi e candidi.

Si possono fare offerte alla natura sotto forma di poesia o storia e offerte di cibo. Quest anno lascerò la mia poesia “Imbolc” contenuta nella mia raccolta poetica “Magik” vicino alla statua della Dea e io e mia moglie stiamo valutando di lasciare anche dei biscotti o qualcosa di simile per tutta la giornata del 1 Febbraio.

La mia poesia:

IMBOLC

Primavera ancor non è
Eppure il suo dolce profumo nell’aria c’è
Delicati fiori aspettano di sbocciare
Sotto quella coltre di neve che il gelido Inverto ha dovuto portare
In questo giorno alla finestra restiamo a guardare
Quale tempo la natura deciderà di donare
Se vento e pioggia batteran sui vetri
Abbracciamo le sciarpe e i cappotti non appendiamo alle pareti
Se il pallido sole decide di far capolino
Molto presto si potrà spegnere il camino
Giorno di Imbolc giorno di Candelora
Alziamo gli occhi al cielo e aspettiamo l’Aurora

Non meno importante, cosa si mangia per celebrare il ritorno alla luce?

Il risveglio della Natura nel grembo della Madre Terra indica, anche, la lattazione ovina. Riferimento alle pecore che in questo periodo dell’anno producono latte, utilizzato per la preparazione di formaggi, burro e altri alimenti provvidenziali visto che le scorte iniziano a scarseggiare trovandoci al culmine dell’Inverno.
Solitamente si mangiano cibi derivati dagli animali come detto il latte e il formaggio, ma anche le uova, accompagnati da cibi più “poveri” come ad esempio cipolle, polenta o patate.
Io e la mia dolce metà ceneremo con una polenta concia con gorgonzola e fontina, gustosa e ideale per la festa!

Forse faremo anche un dolcetto, stiamo valutando!

Se siete curiosi di vedere la nostra tavola sbirciate la mia pagina Instagram domani sera!

Per concludere esiste una storia, un detto legato a questa festività bellissimo!
I giorni che precedono Imbolc sono detti i giorni della Merla (i giorni più freddi dell’anno) e passati quei giorni, Secondo la tradizione dell’Europa medioevale alpina, nella notte, appunto, tra il 1 e il 2 di Febbraio, l’Orso (in America la marmotta) si risveglia dal suo letargo invernale, ed osserva il cielo. Se lo trova “chiaro” (plenilunio) rientra nel suo giaciglio, perché l’inverno durerà ancora quaranta giorni. Se invece il cielo è “scuro” (novilunio), allora l’Orso uscirà dal suo riparo ad annunciare l’inizio della Primavera.

Da qui nasce il detto Piemontese sulla Candelora:
“Se l’ors a la Siriola la paia al fa soà, ant l’invern tornom a antrà”

*La Candelora è la festa Cristiana che corrisponde alla festa Celtica Imbolc. Celebra la presentazione di Gesù al Tempio dopo 40 giorni dalla sua nascita, dove Simeone si accorge che è lui la luce della rivelazione. Il nome deriva da “candelorum“, benedizione delle candele, perché in questa speciale occasione vengono benedette le candele che simboleggiano Cristo, inteso come luce che illumina le genti.

Un modo sicuramente diverso per celebrare il risvegliarsi della luce e con intenti e presupposti diversi, ma ho voluto aprire la parentesi sulla festività Cristiana per raccontarvi il detto della Candelora che trovo molto bello!

Spero che l’articolo sia stato di vostro gradimento e se aveste domande sarei lieta di rispondere!

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Sai cosa vorrei?

Sai cosa vorrei?

Sorseggiare un the alla pesca o una coca cola seduta in un dehor sulla spiaggia. La sabbia che mi accarezza i piedi scalzi, i capelli ricci, più ricci e crespi che mai per colpa della salsedine in balia del vento, un abito lungo usato da copricostume e la tua compagnia.

Sai cosa vorrei?

Essere seduta sulla sdraio con i piedi su di una sedia avvolta nella mia calda copertina morbida, te sdraiata al mio fianco sul divano, Netflix che manda a ripetizione una serie tv. Sorseggiamo una bella cioccolata calda, fuori nevica, indosso il mio pigiamone rosa e i capelli sono raccolti dal mio becco di pappagallo. Le luci sono spente, ma si vedono i bagliori dell’albero di Yule che rischiarano ad intermittenza l’ingresso, la cucina e il mio cuore.