Diario

Ogni cosa che viviamo ha un impatto su di noi e in qualche modo ci cambia, ci fa maturare, ma persino spaventare e adottato strani comportamenti che banalmente potrebbero essere definiti “tornare indietro”.

Esperienze della mia vita da sclerata, pensieri, riflessioni, emozioni e sfoghi: meri momenti che ritaglio per imprimere sia i più neri pensieri sia i più belli sulla carta così che, nel caso dei più oscuri, lasciarli lontani dalla testa, per quelli luminosi impressi in questi miei scritti, per non dimenticare quanto hanno saputo farmi star bene.

Sarà qui che come in un diario condividerò tutto quella che la mano indicherà alla penna e ciò che le dita riporteranno alla tastiera.

RACCONTI

Questo spazio lo dedicherò ai racconti, come avrete immaginato dal titolo del post 🤣

I racconti, il mio primo amore, ancora prima di sviluppare la passione per la poesia.

Fin da piccola ho sempre amato creare storie, ancora prima di capire che stavo effettivamente scrivendo dei racconti o racconti brevi, prima di imparare a scrivere raccontavo a voce storie registrandole con il mangia nastri. Quando, poi, imparai a leggere e scrivere iniziai a creare delle vignette con la storia e dei disegni. Alle medie scrivevo fan fiction sui mei personaggi preferiti di anime e manga fino ad arrivare alla creazione di veri racconti.

Alle superiori iniziai a lavorare per il giornalino studentesco, anzi ero vice redattrice e quel piccolo spazio mi permise di portare la mia passione ad una cerchia più grande.

Articoli di stampo giornalistico, la rubrica dei consigli della scuola, il racconto a puntate…

Dicevano che avevo la “stoffa”, in realtà io mi divertivo tantissimo!

Amore per la poesia

Ho iniziato ad amare la poesia superando il mero studio accademico durante il periodo delle superiori quando lessi “Preludio” di Emilio Praga del movimento “La Scapigliatura”.

Il professore di italiano li aveva descritti come i ribelli, gli scapigliati, che andavano contro ai dettami letterari del tempo creando qualcosa di nuovo.

Ero nel periodo dark della vita, abiti e trucco nero, borchie e lunghe collane; immaginavo questi poeti come i dark del loro tempo, che andavano contro ad un sistema radicato osando e persino esagerando.

Preludio
di Emilio Praga

Noi siamo i figli dei padri ammalati:
aquile al tempo di mutar le piume,
svolazziam muti, attoniti, affamati,
sull’agonia di un nume.

Nebbia remota è lo splendor dell’arca,
e già all’idolo d’or torna l’umano,
e dal vertice sacro il patriarca
s’attende invano;

s’attende invano dalla musa bianca
che abitò venti secoli il Calvario,
e invan l’esausta vergine s’abbranca
ai lembi del Sudario…

Casto poeta che l ‘Italia adora,
vegliardo in sante visioni assorto,
tu puoi morir!… Degli antecristi è l’ora!
Cristo è rimorto !

O nemico lettor, canto la Noia,
l’eredità del dubbio e dell’ignoto,
il tuo re, il tuo pontefice, il tuo boia, il tuo cielo,
e il tuo loto !

Canto litane di martire e d’empio;
canto gli amori dei sette peccati
che mi stanno nel cor, come in un tempio, inginocchiati.

Canto le ebbrezze dei bagni d’azzurro,
e l’Ideale che annega nel fango…
Non irrider, fratello, al mio sussurro, se qualche volta piango:

giacché più del mio pallido demone,
odio il minio e la maschera al pensiero,
giacché canto una misera canzone,
ma canto il vero!

E ricordo che tremavo nel sentire questi versi: “Casto poeta che l’Italia adora, impegnato in sacre visioni, ora puoi morire”, dando questo “calcio” a Manzoni per dire ora ci siamo noi e “Cristo è rimorto e degli anticristo è l’ora”, non per forza perché non credenti, quanto più perché avrebbero narrato altro: vizi capitali, bagni d’azzurro e l’ideale che annega nel fango.

Avevo trovato tutto questo così oscuro ed erotico e poi concludeva con un: “Ma canto il vero!”, piantando le basi del verismo.

Ho adorato tutte le opere “scapigliate” e divoravo l’antologia durante le lezioni per poi andare in biblioteca e cercare altre opere non riportate e ognuna più oscura dell’altra; raccontavano il vero dell’epoca.

In quinta superiore poi, mi innamorai una seconda volta!
Direte che sono banale e scontata, ma leggendo: “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie” e vedere il titolo: “Soldati” sapendo che Ungaretti era stato in trincea durante la grande guerra mi diede un colpo al cuore.

Le sue odi a questo “male di vivere”, la semplicità poetica senza troppi fronzoli e soprattutto la descrizione di qualcosa che in realtà richiama altro e non per forza descrive quello che effettivamente succede portandoti a pensare, ad immaginare, a trovare analogie e ad entrare in contatto con la poesia attraverso un’emozione, scosse completamente il mio mondo.

Mi innamorai di nuovo e questo amore non è mai finito!

Quando ho iniziato a scrivere poesie l’ho fatto ispirata dalle poesie di Ungaretti e il mio stile può essere definito un incrocio tra la poesia scapigliata e il signor Giuseppe.

Equinozio di Primavera – festa celtica di Ostara

Tra il 19 e il 22 Marzo si festeggia l’Equinozio di Primavera e la festa celtica di Ostara.
Ostara è uno dei sabba minori tra gli 8 presenti sulla ruota dell’anno, anche se personalmente non amo ci sia la distinzione tra minori e maggiori. Sembra abbiano meno importanza i 4 minori definendoli così, quando semplicemente sono stati “inseriti” dalle comunità neopagane in seguito, mentre i maggiori erano presenti nelle più antiche tradizioni celtiche essendo la prima forma di calendarizzazione fatta a seguito dell’osservazione della Natura.


Anche le popolazioni più antiche avevano sentito il bisogno di suddividere e scandire il tempo e adottarono come metro di misura proprio il processo vitale. Ogni essere vivente dall’uomo alla natura segue un processo vitale di 4 fasi: nascita, crescita, ritiro e morte.

Specificherò meglio questa parte in un post dedicato alla ruota dell’anno e ai sabba maggiori.

Per quanto riguarda i sabba minori come Ostara calzano con i solstizi e gli equinozi.
Coincidendo negli stessi giorni la festa celtica di Ostara e l’equinozio di Primavera hanno molte tradizioni in comune e con il tempo sono state usate come sinonimi .
Ma veniamo a questa festività! Cosa si celebra? Ovviamente l’arrivo della Primavera! Le tre parole chiave che riassumono questo momento sono: rinnovamento- fertilità ed equilibrio.

-Il rinnovamento è in noi ed è tempo di sbocciare, di fiorire e appunto di rinnovarsi. A differenza della festività Imbolc dove la parola d’ordine era “purificazione” di se e degli ambienti, adesso bisogna “rinnovarsi”. Momento ideale per le pulizie di Primavera, per iniziare un nuovo progetto, per dedicarsi a qualcosa di creativo e per la cura di se: un bagno rigenerante con oli e sali e coccolarsi un po’.

Venerdì sera per celebrare il rinnovamento e per coccolarmi mi sono fatta un bagno di equinozio, usando un sale da bagno alla lavanda e accendendo un incenso alla savia bianca.

La mia bellissima vasca in fase di preparazione (il sale alla rosa ho poi deciso di non usarlo, bastava quello alla lavanda)
Come noterete l’acqua diventa di un piacevole color lilla


-La fertilità: come detto oltre al rinnovamento questa festa celebra lo sbocciare della natura, il fiorire e la fertilità; tra i suoi simboli troviamo, infatti, le lepri o i conigli (noti per il loro riprodursi appunto in Primavera in modo diciamo molto appassionato) e le uova che sono il simbolo della nascita per eccellenza in quanto sono “l’oggetto” che nasce due volte; appunto nasce prima l’uovo che può essere un vero e proprio uovo o grembo (l’involucro) e poi fecondato con un essere che deve nascere.

Ieri come da tradizione, per lodare la fertilità abbiamo mangiato coniglio con patate.

Apro la parentesi appetitosa! Quest anno il giorno esatto in cui cade l’equinozio è proprio Sabato 20 Marzo e per pranzo la mia dolce metà ha cucinato uno speciale menù celebrativo!

Uova ripiene per il simbolismo, focaccine fatte in casa da mia moglie, che celebra il fiorire e il rinnovamento attraverso la sua creatività manuale facendo l’impasto; poi, come detto, il coniglio con patate.

Vi starete chiedendo perché apro la parentesi culinaria mentre vi racconto cosa si intende per fertilità… I popoli Celti usavano mangiare la carne di coniglio o di lepre durante questa festività perché si pensava che consumare la carne dell’animale più prospero potesse aiutare la ricchezza, la fecondità sia dei propri raccolti che personale. Negli altri periodi dell’anno considerati animali totem solitamente non venivano mangiati. Senza aprire inutili polemiche… Ma cosa vi ricorda mangiare il corpo del sacro in un determinato momento ben scandito? …

Giusto per concludere l’esplorazione del nostro menù e dato che stiamo celebrando un po’ la nostra versione del periodo di Pasqua per concludere abbiamo mangiato la colomba (che tanto adoro, come il panettone); non abbiamo aperto l’uovo di Pasqua solo perché altrimenti mangio troppi dolci, lascerò le uova di cioccolato per “Pasqua” e “Pasquetta” che sono in realtà i giorni della rinascita per noi (dedicherò un post apposito nei prossimi giorni)


-Ultimo: l’equilibrio. La natura in questo momento, in questo preciso giorno è in perfetto equilibrio, luce e tenebra coincido e passato questo giorno le ore luminose supereranno quelle di buio permettendo a tutti gli esseri viventi e alla natura di sbocciare e svegliarsi dal letargo; inoltre quest anno in particolare la valenza della dualismo si raddoppia: persino la luna in questo giorno è proprio a metà!

Io e la mia dolce metà abbiamo decorato i nostri altari con fiori, candele dai colori primaverili (rosa, gialle, verdi e blu), uova colorate e vicino alla statua della Dea Gaia abbiamo posizionato alla stessa altezza una candela bianca e una nera a simboleggiare l’equinozio tra luce e tenebra.

Invece, vicino alla Triplice Dea abbiamo lasciato una mela in dono che seppelliremo quando sarà possibile andare per boschi, per cui a Pasqua grazie alla deroga visite parenti (se non cambia).

Notare la candela con scritto proprio Ostara e con il coniglio e la lepre disegnate

Vero la mela non è tra i simboli della Primavera, anzi è più invernale, ma per meri motivi logistici perché non ci fidiamo molto a lasciare un bicchiere di latte nella stanza degli altari, che è anche il mio studio smart-working e temiamo che lasciare del miele in uno scodellino possa attirare insetti.


Apro la parentesi sulla Pasqua! Cosa significa Pasqua? Significa passaggio! La Pasqua ebraica celebra il passaggio dell’angelo della morte che portava via tutti i primogeniti d’Egitto e anche l’ultima e terribile piaga prima della loro migrazione, appunto ulteriore passaggio, nel deserto per 40 anni. La Pasqua cristiana celebra la morte e la resurrezione di Gesù, altro passaggio dalla morte alla vita. Esattamente quello che si vuole celebrare con Ostara e con l’equinozio un passaggio tra l’aridità dell’Inverno allo sbocciare della Primavera in attesa dell’abbondanza dei raccolti. È un passaggio che si compie in noi dopo l’attesa e la purificazione di se, ora si fa questo passaggio e ci si apre al nuovo e al rinnovamento.
Il messaggio più radicato e profondo che sia di una religione o di un’altra ancora vuole trasmettere rinnovamento, resurrezione ad una nuova vita e quindi speranza e apertura verso il futuro, sostanzialmente sbocciare come fiori e vivere nel pieno di noi.

Condivido con voi la mia poesia Ostara contenuta nel mio libro di poesie Magik.

OSTARA

Le campane della Primavera si odono in lontananza
Rinasce la vita
I boccioli si trasformano in fior
Rigenerazione della natura
Secchi prati di foglie cadute si tingon di verde
La Dea di bianco vestita porta sul capo una corona di rose
Nelle sue rosse labbra stringe una parola
Ostara Notte come giorno
Ostara Giorno come notte


Ps: nonostante questa sia la nostra personale celebrazione della Pasqua, festeggiamo anche una sorta di festa di Pasqua (a cui dedicherò appunto il prossimo post), con parenti e amici (tempi di pandemia permettendo), proprio la Domenica in cui si festeggia Pasqua con la “festa” “Luna della rinascita”.

E voi? Sentite questa energia di rinnovamento nell’aria?

Blessed Imbolc

Domani si festeggia da me! È la festa celtica di Imbolc!
Questa festa celebra il ritorno della luce, sebbene l’Inverno risulti ancora rigido dal punto di vista climatico.
Siamo al culmine della fredda stagione e si festeggia il 1 Febbraio, punto mediano tra il solstizio d’Inverno e l’equinozio di Primavera.
Nonostante non siamo ancora pronti a mettere via i piumoni notiamo che il cielo e l’atmosfera cominciamo a cambiare. Osservando la natura circostante è possibile percepire le avvisaglie della Primavera imminente:
Flebili e timidi cinguettii dai rami, piccoli scoiattolini che mostrano i loro teneri musetti.

Vedi foto scattata dal mio cortile (tenerissima)

Tale festa veniva festeggiata con fuochi e falò che simboleggiavano la luce e al tempo stesso la richiamavano. Oggigiorno in alcune parti del mondo la ricorrenza di accendere fuochi esiste ancora, ma alle nostre latitudini si preferisce celebrare questa fase di passaggio accendendo candele bianche, simbolo di purificazione.

Questa purificazione può riguardare tutti i settori della vita, a partire dall’alimentazione che, rispetto al periodo natalizio, dovrebbe privilegiare cibi leggeri, in grado di depurare l’organismo; benvenute anche le grandi pulizie domestiche!
Tra le usanze c’era quella di spazzare le stanze con una scopa di saggina e spargere sul pavimento sale fino e rosmarino.

Può essere anche il momento più adatto per fare piazza pulita di emozioni, pensieri inutili, controproducenti e limitanti.

E ora veniamo alla festa vera e propria! Per quanto riguarda le decorazioni il bianco dovrebbe farla da padrone, essendo una festa collegata al ritorno della luce, ma è possibile ricorrere anche al rosso (simbolo del sole nascente) e al verde (simbolo della vegetazione).

Sui miei altari ho voluto mettere decorazioni Invernali che ricordassero “l’aridità” e il freddo dell’Inverno, ma non mancano candele bianche, rosse, verdi e dettagli rossi e candidi.

Si possono fare offerte alla natura sotto forma di poesia o storia e offerte di cibo. Quest anno lascerò la mia poesia “Imbolc” contenuta nella mia raccolta poetica “Magik” vicino alla statua della Dea e io e mia moglie stiamo valutando di lasciare anche dei biscotti o qualcosa di simile per tutta la giornata del 1 Febbraio.

La mia poesia:

IMBOLC

Primavera ancor non è
Eppure il suo dolce profumo nell’aria c’è
Delicati fiori aspettano di sbocciare
Sotto quella coltre di neve che il gelido Inverto ha dovuto portare
In questo giorno alla finestra restiamo a guardare
Quale tempo la natura deciderà di donare
Se vento e pioggia batteran sui vetri
Abbracciamo le sciarpe e i cappotti non appendiamo alle pareti
Se il pallido sole decide di far capolino
Molto presto si potrà spegnere il camino
Giorno di Imbolc giorno di Candelora
Alziamo gli occhi al cielo e aspettiamo l’Aurora

Non meno importante, cosa si mangia per celebrare il ritorno alla luce?

Il risveglio della Natura nel grembo della Madre Terra indica, anche, la lattazione ovina. Riferimento alle pecore che in questo periodo dell’anno producono latte, utilizzato per la preparazione di formaggi, burro e altri alimenti provvidenziali visto che le scorte iniziano a scarseggiare trovandoci al culmine dell’Inverno.
Solitamente si mangiano cibi derivati dagli animali come detto il latte e il formaggio, ma anche le uova, accompagnati da cibi più “poveri” come ad esempio cipolle, polenta o patate.
Io e la mia dolce metà ceneremo con una polenta concia con gorgonzola e fontina, gustosa e ideale per la festa!

Forse faremo anche un dolcetto, stiamo valutando!

Se siete curiosi di vedere la nostra tavola sbirciate la mia pagina Instagram domani sera!

Per concludere esiste una storia, un detto legato a questa festività bellissimo!
I giorni che precedono Imbolc sono detti i giorni della Merla (i giorni più freddi dell’anno) e passati quei giorni, Secondo la tradizione dell’Europa medioevale alpina, nella notte, appunto, tra il 1 e il 2 di Febbraio, l’Orso (in America la marmotta) si risveglia dal suo letargo invernale, ed osserva il cielo. Se lo trova “chiaro” (plenilunio) rientra nel suo giaciglio, perché l’inverno durerà ancora quaranta giorni. Se invece il cielo è “scuro” (novilunio), allora l’Orso uscirà dal suo riparo ad annunciare l’inizio della Primavera.

Da qui nasce il detto Piemontese sulla Candelora:
“Se l’ors a la Siriola la paia al fa soà, ant l’invern tornom a antrà”

*La Candelora è la festa Cristiana che corrisponde alla festa Celtica Imbolc. Celebra la presentazione di Gesù al Tempio dopo 40 giorni dalla sua nascita, dove Simeone si accorge che è lui la luce della rivelazione. Il nome deriva da “candelorum“, benedizione delle candele, perché in questa speciale occasione vengono benedette le candele che simboleggiano Cristo, inteso come luce che illumina le genti.

Un modo sicuramente diverso per celebrare il risvegliarsi della luce e con intenti e presupposti diversi, ma ho voluto aprire la parentesi sulla festività Cristiana per raccontarvi il detto della Candelora che trovo molto bello!

Spero che l’articolo sia stato di vostro gradimento e se aveste domande sarei lieta di rispondere!

🤗🤗🤗

Diario della quarantena

Diario della quarantena,

Giorno 370.

Alba di un nuovo giorno, alba solo perché non sono ancora andata a dormire.

Internet è stato disabilitato da due giorni e dato che Neflix, Sky e Amazon Prime non si possono guardare e che sia io che mia moglie ci rifiutiamo di guardare la cosiddetta TV normale che comunque trasmette solo bollettini di morti, contagiati, crimini e tragedie, ci siamo flashate a vedere le stagioni di Streghe in dvd, fantastico acquisto il cofanetto oro che non ci siamo mai cagate per anni.

Cinque giorni fa abbiamo “festeggiato” l’anno di quarantena, che poi anno… Gli studenti erano a casa da molto prima, la data ufficiale della chiusura scuole furono le vacanze di Carnevale 2019, inizialmente tutti felici di stare a casa, poi… Lasciamo stare.

Alcuni di noi nei primi periodi lavoravano ancora, prima che tutto diventasse fuori controllo, i supermercati e le farmacie erano aperti regolarmente, poi la chiusura nei fine settimana e infine l’apertura solo ad orari.

Quindi diciamo che cinque giorni fa abbiamo festeggiato l’anno di quarantena anche se la data cambia da persona a persona, quella ufficiale è quella dello stop alle fabbriche.

Era stato proposto di fare qualcosa di globale per il compleanno della quarantena, ai sei mesi ognuno aveva cucinato una torta e ci eravamo dati appuntamento sul balcone, era Settembre e il tempo era mite, almeno io posso parlare per Torino o diciamo per il Piemonte, era una bella giornata soleggiata, ma non calda, anzi il caldo estivo aveva iniziato a scemare già dopo Ferragosto. Io ero seduta sulla sedia a sdraio, avvolta nel mio scialle di lana, sotto il mio abito estivo tutto colorato lungo fino ai piedi che nascondeva le ciabattine, mi ero vestita per l’evento e mi ero anche messa il rossetto per fare stories e postarle su Instagram. In grembo il piattino rosso di plastica con dentro la torta di mele, piatti avanzati dai banchetti natalizi, quando ancora potevamo fare festeggiamenti con i parenti.

Alcuni avevano stappato bottiglie di spumante lasciando che la schiuma colasse dai balconi. Il messaggio era sempre il medesimo: “Ce la faremo, alla faccia della quarantena noi siamo forti uniti e non ci deprimiamo, piuttosto festeggiamo dei balconi!”, non era un lieto evento sei mesi di quarantena, ma per esorcizzare la situazione e sentirsi meno soli o semplicemente ancora “normali”.

Cinque giorni fa mi sono affacciata al balcone spettinata con i capelli malamente raccolti in un mollettone e in tutona da casa, al mio fianco Nora che fedelmente appena viene aperto il balcone schizza fuori per poter abbaiare ormai non si sa a chi, fuori bidoni dell’immondizia scoperchiati con sacchetti che strabordano e altri a terra, alcune persone affacciate come me per verificare la situazione, ma non con la faccia del “Ce la faremo”, volti stanchi e rassegnati, nessuna luce con torce o cellulari, nessun applauso, nessuno urlo, nessuna voglia di festeggiare. Persino Nora ha osservato il deserto fuori e ha trattenuto l’abbaio nel muso, pareva guardarmi come a chiedermi: “Mamma, ma cosa ci è successo?”, cosa ci è successo cucciola mia? Non lo so… Ad un certo punto abbiamo smesso di esistere semplicemente.

Attualmente la mia preoccupazione maggiore è la montagna di sacchetti di immondizia che ha ormai vita propria sul balcone. L’ordine è di scendere con guanti e mascherina solo uno per volta il Mercoledì mattina tra le ore 9 e le 12, passano poi i militari e buttano tutto; tra l’altro noi stiamo ancora differenziando e buttando dentro o a fianco dei bidoni giusti, chissà se poi viene rispettata o se bruciano tutto insieme nel grande inceneritore da poco allargato con i nostri defunti.

In ogni caso come due sceme ogni cavolo di Mercoledì o ci dimentichiamo di scendere, o stiamo ancora dormendo, o che cavolo ne so e saltiamo la “buttata” settimanale.

Francamente potrei lanciare direttamente dal balcone essendo al primo piano, con un po’ di fortuna potrei raggiungere il mucchio dell’indifferenziata.

La luce non è mai stata tolta, almeno quella, ma la portata è stata abbassata talmente tanto che la lavastoviglie è diventata un ulteriore mobile e il forno non ricordo nemmeno più come si accende. Altro discorso per la lavatrice che comunque lava da sola la notte, quando tutto è spento.

Guardo dalla finestra della camera da letto per tirare giù la tapparella, ora io e mia moglie andremo a dormire, tanto giorno notte, non ha mica importanza; vedo i pallidi raggi di sole di questo Aprile 2021 che cercano di illuminare la strada, ma a differenza dello scorso anno c’è nebbia e fa ancora freddino, la Terra sta piano piano guarendo visto che ci siamo fermati tutti e l’abbiamo lasciata respirare, ha risposto con un gelido Inverno alla faccia del riscaldamento globale e questa Primavera fatica davvero tanto a donarci del calore, ma tanto…

A cosa ci serve?

 

Montagne di marmo

Bianche come la neve

Solide come le statue

Perle marmoree che incantano la vista,

I forzieri ne son pieni di gioielli

E le memorie di calchi importanti

Love

Oggi vi presento il mio libro di poesie “Love”
Quando si vive una fase particolare della propria vita non si può far altro che partorire poesie.
Quando si prova un dolore immenso si imprime nella carta la propria tristezza donando squarci carichi di malinconia.
Quando si vive una fase carica di amore non si può far altro che scrivere di amore, amicizia, eros…
Ed è così che “Love” nasce; grazie a momenti carichi di gioia e di dolore, forti ansie per il futuro, immensa allegria per belle giornate passate e la consapevolezza di essere presenti e vivi in questo mondo dolce e amaro che fa da sfondo ad ogni esistenza.

Love

Amore puro

Miei cari lettori!

Sono sparita per un po’ di tempo, ma stavo organizzando una cosa importantissima…

Le mie nozze!!!

Il 16 Dicembre io e la mia compagna abbiamo finalmente coronato il nostro sogno, dopo quasi 14 anni insieme…

14 anni di gioie e dolori, di lutti e malattie, ma comunque ricchi d’amore e felicità!

Sto lavorando all’uscita di un nuovo libro di poesie…

Vi lascio uno stralcio che ho dedicato al mio amore il giorno delle nozze e che sarà presente nel prossimo libro di poesie…

“… Ti amo come persona,

Ti amo come amica,

Ti amo come collega,

Ti amo come compagna di scuola,

Ti amo come donna,

E sono la persona più felice del mondo che da oggi

Ti amo come mia sposa”

Vento 

Il vento trasporta con se dubbi e inquietudini, 

Le sussurra alle orecchie di noi avventori 

Quando passa, il cielo rimane completamente terso, limpido; 

Spazzato dalle grigie e scure nubi, 

Convincendoci che sia stato solo un piccolo istante, 

Un granello di polvere 

Sulla vetrina della nostra vita

Poesia contenuta in Lety Xmas