Lughnasadh

Lughnasadh è una festività che celebra la gratitudine e l’abbondanza, è il momento di fermarsi e cogliere i frutti del proprio raccolto: ciò che è stato seminato da Imbolc sia materialmente, emotivamente che magicamente viene raccolto e ci si prende il tempo per ringraziare per l’abbondanza ricevuta affinché sia di buon auspicio per propiziarne la continuità nel futuro.

Anticamente e ancora oggi nelle comunità contadine è la prima festa del raccolto: tempo in cui le spighe di grano vengono tagliate e si inizia a fare le scorte che serviranno nel lungo periodo dell’Inverno. È importante ricordare che non è ovvio avere cibo ogni giorno, pane e tutti i viveri che permettono di sostentarsi. Benedetti, perciò, tutti i gesti volti ad aiutare il prossimo, chi vive nell’abbondanza può pensare di donare a coloro che sono meno fortunati, ma senza smarrire se stessi dedicandosi solo agli altri senza curare e accudire il proprio io.

Festività dalla forte valenza introspettiva: fermiamoci, prendiamoci un momento per analizzare e valutare come sono andati i nostri progetti, come abbiamo affrontato le sfide quotidiane, come abbiamo reagito e cosa abbiamo davvero “raccolto” portato a casa e raggiunto.

Trovo che allinearsi a questa festività sia incredibilmente spontaneo: si è agli ultimi giorni di lavoro prima del meritato riposo estivo e valutare come sia andata la stagione lavorativa avviene in modo assolutamente naturale. Gli studenti non universitari, in vacanza da circa un paio di mesi, devono fare il punto della situazione “Come sono messo con i compiti? Con i propositi estivi che mi ero dato? Come voglio iniziare il prossimo anno scolastico?”. Gli universitari sono agli ultimi esami prima della chiusura della sessione estiva e come i lavoratori potranno godersi presto il meritato riposo pensando a ciò che hanno raggiunto.
Il “tirare le somme” dell’anno aziona questa modalità, nella nostra mente di valutazione: come detto cosa si è raggiunto, ma persino cosa no, cosa non è andato come si voleva, cosa si ha perso; quasi come se a Settembre inizi un nuovo anno effettivo, cosa che poi non è così errata: nuovo anno scolastico, nuova stagione lavorativa in certi settori…

Tra i rituali per celebrare questa festività, infatti, vi sono alcune semplici pratiche particolarmente riflessive:

  • analizzare e annotare i pensieri e riflessioni di questo periodo su un diario.
  • iniziare un nuovo libro, meglio ancora se di cucina
  • è anche il momento giusto per purificare gli strumenti dell’arte con delle fumigazioni, (per svolgere questa pratica è consigliabile svuotare l’altare per poi riordinarlo, trovo sia impossibile farlo senza avere un momento di analisi toccando ogni strumento e ricordando come sia stato usato durante l’anno)
  • creare una “pergamena dei desideri” scrivendo ciò che dovrà fiorire con il prossimo raccolto e bruciarla.
  • sacrificare ritualmente le emozioni negative, le abitudini nocive, trasferendole in un pezzetto di pane che si è preparato o comprato per poi gettarlo nella natura o nel fuoco, (questa pratica anticipa una serie di pratiche allineate alla prossima festività: Mabon “E mentre impariamo a scendere nell’oscurità, impariamo anche a lasciar andare ciò che oscura la nostra anima”, ma ne parleremo a tempo debito)

Avrete sicuramente notato quanto siano introspettivi questi rituali, vi elenco anche gli altri adatti per celebrare Lughnasadh:

  • ringraziare ricordando il tepore e la bontà, (ho già parlato del ringraziamento, tra i punti focali della festività)
  • comprate del pane fresco o farlo in casa, (il pane è il cibo protagonista di questa festività)
  • fare offerte di pane ai poveri o agli animali selvatici.
  • fare delle bamboline di spighe o di foglie di mais; possono essere utilizzate nei rituali o semplicemente come decorazione, per propiziare l’abbondanza, (parlerò meglio dopo di questa attività)
  • fare delle candele gialle o arancioni e passarci qualche goccia di olio al rosmarino (il rosmarino attira l’abbondanza)
  • fare delle bottiglie della strega per richiamare abbondanza in denaro, specificando anche l’oggetto materiale bramato
  • passare la giornata in giro con amici e familiari all’aperto nella natura, magari fare un bel pic-nic o una grigliata, (considerate che la celebrazione di questa festività veniva protratta dopo il 15 Agosto, sia perché il periodo del raccolto non durava una semplice giornata e sia perché le energie in circolo sono tante, ma fluiscono in modo naturale molto lentamente. Molte usanze e passatempi dedicati alla celebrazione del Ferragosto hanno preso spunto dalle celebrazioni per Lughnasadh)

(I rituali sopra citati escluse le mie interpretazioni e spiegazioni sono presi dall’articolo sulla festività Lughnasadh di Strega delle mele, dove ne troverete di ulteriori! Cercatela su Facebook, Instagram o direttamente sul suo sito: i suoi contenuti sono deliziosi ❤️)

Torniamo alla festività in se! Lughnasadh è il momento in cui si tagliano le spighe di grano che serviranno per avere pane sulle tavole per tutti i mesi freddi e aridi. Il Dio si sacrifica morendo, donando se stesso alla natura affinché i raccolti siano abbondanti. Un gesto meraviglioso questo sacrificio da cui prende anche nome la festività “Lughnasadh”: il grano veniva identificato come uno degli aspetti del Dio visto come Sole, che i Gaelici chiamavano Lug, colui che si sacrifica sotto forma di grano per dare nutrimento alla popolazione.
La Dea ancora incinta benedice la Terra con le sue lacrime e diventa Crona, iniziando ad invecchiare e con lei la Terra stessa incomincia il suo percorso di trasformazione: possiamo vedere nella natura i primi acquazzoni, le giornate che effettivamente si fanno più fresche, le notti meno afose e il sole tramonta prima.

Come viene festeggiato questo momento? Semplicemente in compagnia di amici, parenti e tutte le persone che ci fanno stare bene; mangiando, brindando e rilassandosi!
Dopo il lavoro, il riposo. Ci si ferma per godersi i frutti di tutto un anno di impegno, si gode del Sole e della natura. L’Autunno arriverà sufficientemente presto, e poi non si avranno più tante occasioni per uscire.
Considerando che i festeggiamenti iniziano alla vigilia di Lughnasadh (31 Luglio), fin dopo il 15 Agosto possiamo notare quanto questa festività racchiuda in se due momenti fondamentali: il desiderio del riposo e dell’inizio delle ferie, ma nello stesso momento il saluto all’Estate con la mente rivolta a ciò che sarà del “nuovo” anno.

Insieme al ringraziamento, al momento introspettivo, al rilassamento e al divertimento, questa festività parla di sacrificio. Come il Dio si sacrifica per il raccolto è usanza utilizzare sacrificare alcune spighe di grano senza farle diventare pane, per intrecciarle e trasformarle in bamboline che vengono poste sugli altari per buon auspicio. Immaginate quando il grano era contato l’importanza e la valenza di tale gesto.
Il momento della mietitura era, infatti, considerato il cardine, un momento fondamentale, una delle feste più importanti tra tutte, perché, se si fosse stati colpiti da carestia non ci sarebbe stata possibilità di superare il rigido Inverno che, ormai, si faceva prossimo e nel passato voleva dire sopravvivenza o morte.

Ecco un esempio di bambolina di grano

Ai tempi moderni, soprattutto per coloro che non sono contadini questo sacrificio può tradursi nella “carità”, nell’aiutare altri e perché no volendo sacrificando qualcosa di personale donandolo al fuoco o alla natura, può essere anche sotto forma di fioretto.

L’importanza del pane e della prima mietitura ha avuto una risonanza così grande da aver “creato” la festività corrispettiva cristiana la festa di Lammas (da loaf-mass, “festa dei pani”), dove si festeggia la prima mietitura dell’anno portando in chiesa una pagnotta ottenuta dal nuovo raccolto.
In realtà molte volte Lughnasadh o Lammas vengono usati come sinonimi.

L’energia magica di questa festività è particolarmente propizia per dedicarsi a rituali per attirare l’abbondanza, allineandosi all’abbondanza che la Terra dona noi possiamo applicarci in incantesimi volti ad attirare prosperità in denaro, ma a differenza della festività Litha dove le energie erano propizie per attirare amore, abbondanza e per dedicarsi alla divinazione; queste energie sono specifiche per richiedere qualcosa di materiale nello specifico non solo denaro.

Per decorare gli altari i colori principali sono giallo e arancione colori del grano e del Sole, come già per Litha, ma la differenza è che le decorazioni floreali o marine legate all’Estate non sono più protagoniste sostituite dalle spighe di grano e dalle offerte alle divinità e al piccolo popolo come mele, cereali, riso e ovviamente pane!

Il mio altare! Mancano le offerte, ma aspetterò il 1 per donare alla Dea del pane fresco
Come per ogni festività ecco la candela dedicata a Lughnasadh
L’altare di Hele
Altarino della mia stanza
Cucina!
Con il nuovo arrivato! Pawzuph, il gatto cornuto protettore delle streghe

Noi in realtà abbiamo già iniziato a celebrare questa festività con gite con il nostro gruppo di streghette già da un paio di settimane nei nostri day off

Il fulcro è appunto passare del tempo insieme, rilassarsi, divertirsi, ringraziare e condividere rituali con persone a cui si tiene

Il 31/07 con la mia dolce metà dedicheremo la serata alle pratiche magiche per richiamare abbondanza e continueremo a festeggiare inizialmente nei weekend, dopo di chè, sistemate le ultime cose a casa, anche noi, se tutto va bene, andremo in ferie e continueremo le celebrazioni fino a dopo il 15!

Restate sintonizzati su Instagram per vedere il nostro altare in trasferta!

Benedizioni a voi! E buone vacanze!

Ps: per la rubrica cosa si mangia a Lughnasadh farò un post dedicato

Diario

Ogni cosa che viviamo ha un impatto su di noi e in qualche modo ci cambia, ci fa maturare, ma persino spaventare e adottato strani comportamenti che banalmente potrebbero essere definiti “tornare indietro”.

Esperienze della mia vita da sclerata, pensieri, riflessioni, emozioni e sfoghi: meri momenti che ritaglio per imprimere sia i più neri pensieri sia i più belli sulla carta così che, nel caso dei più oscuri, lasciarli lontani dalla testa, per quelli luminosi impressi in questi miei scritti, per non dimenticare quanto hanno saputo farmi star bene.

Sarà qui che come in un diario condividerò tutto quella che la mano indicherà alla penna e ciò che le dita riporteranno alla tastiera.

RACCONTI

Questo spazio lo dedicherò ai racconti, come avrete immaginato dal titolo del post 🤣

I racconti, il mio primo amore, ancora prima di sviluppare la passione per la poesia.

Fin da piccola ho sempre amato creare storie, ancora prima di capire che stavo effettivamente scrivendo dei racconti o racconti brevi, prima di imparare a scrivere raccontavo a voce storie registrandole con il mangia nastri. Quando, poi, imparai a leggere e scrivere iniziai a creare delle vignette con la storia e dei disegni. Alle medie scrivevo fan fiction sui mei personaggi preferiti di anime e manga fino ad arrivare alla creazione di veri racconti.

Alle superiori iniziai a lavorare per il giornalino studentesco, anzi ero vice redattrice e quel piccolo spazio mi permise di portare la mia passione ad una cerchia più grande.

Articoli di stampo giornalistico, la rubrica dei consigli della scuola, il racconto a puntate…

Dicevano che avevo la “stoffa”, in realtà io mi divertivo tantissimo!

Amore per la poesia

Ho iniziato ad amare la poesia superando il mero studio accademico durante il periodo delle superiori quando lessi “Preludio” di Emilio Praga del movimento “La Scapigliatura”.

Il professore di italiano li aveva descritti come i ribelli, gli scapigliati, che andavano contro ai dettami letterari del tempo creando qualcosa di nuovo.

Ero nel periodo dark della vita, abiti e trucco nero, borchie e lunghe collane; immaginavo questi poeti come i dark del loro tempo, che andavano contro ad un sistema radicato osando e persino esagerando.

Preludio
di Emilio Praga

Noi siamo i figli dei padri ammalati:
aquile al tempo di mutar le piume,
svolazziam muti, attoniti, affamati,
sull’agonia di un nume.

Nebbia remota è lo splendor dell’arca,
e già all’idolo d’or torna l’umano,
e dal vertice sacro il patriarca
s’attende invano;

s’attende invano dalla musa bianca
che abitò venti secoli il Calvario,
e invan l’esausta vergine s’abbranca
ai lembi del Sudario…

Casto poeta che l ‘Italia adora,
vegliardo in sante visioni assorto,
tu puoi morir!… Degli antecristi è l’ora!
Cristo è rimorto !

O nemico lettor, canto la Noia,
l’eredità del dubbio e dell’ignoto,
il tuo re, il tuo pontefice, il tuo boia, il tuo cielo,
e il tuo loto !

Canto litane di martire e d’empio;
canto gli amori dei sette peccati
che mi stanno nel cor, come in un tempio, inginocchiati.

Canto le ebbrezze dei bagni d’azzurro,
e l’Ideale che annega nel fango…
Non irrider, fratello, al mio sussurro, se qualche volta piango:

giacché più del mio pallido demone,
odio il minio e la maschera al pensiero,
giacché canto una misera canzone,
ma canto il vero!

E ricordo che tremavo nel sentire questi versi: “Casto poeta che l’Italia adora, impegnato in sacre visioni, ora puoi morire”, dando questo “calcio” a Manzoni per dire ora ci siamo noi e “Cristo è rimorto e degli anticristo è l’ora”, non per forza perché non credenti, quanto più perché avrebbero narrato altro: vizi capitali, bagni d’azzurro e l’ideale che annega nel fango.

Avevo trovato tutto questo così oscuro ed erotico e poi concludeva con un: “Ma canto il vero!”, piantando le basi del verismo.

Ho adorato tutte le opere “scapigliate” e divoravo l’antologia durante le lezioni per poi andare in biblioteca e cercare altre opere non riportate e ognuna più oscura dell’altra; raccontavano il vero dell’epoca.

In quinta superiore poi, mi innamorai una seconda volta!
Direte che sono banale e scontata, ma leggendo: “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie” e vedere il titolo: “Soldati” sapendo che Ungaretti era stato in trincea durante la grande guerra mi diede un colpo al cuore.

Le sue odi a questo “male di vivere”, la semplicità poetica senza troppi fronzoli e soprattutto la descrizione di qualcosa che in realtà richiama altro e non per forza descrive quello che effettivamente succede portandoti a pensare, ad immaginare, a trovare analogie e ad entrare in contatto con la poesia attraverso un’emozione, scosse completamente il mio mondo.

Mi innamorai di nuovo e questo amore non è mai finito!

Quando ho iniziato a scrivere poesie l’ho fatto ispirata dalle poesie di Ungaretti e il mio stile può essere definito un incrocio tra la poesia scapigliata e il signor Giuseppe.

Litha

Il sabba Litha cade durante il Solstizio d’Estate, solitamente il 21 Giugno, anche se il giorno può variare. Le celebrazioni iniziamo alla vigilia e proseguono fino al 24 Giugno, il cosiddetto Litha period..

Il Solstizio d’Estate è il giorno più lungo dell’anno, quando le ore di luce sono al loro massimo e il Sole raggiunge l’apice della sua potenza, identificato anche, da molti anni, come il giorno dell’arrivo dell’Estate. I vecchi Calendari riportano il suo passaggio da tramonto a tramonto, per questo solitamente i festeggiamenti iniziano alla vigilia del Solstizio.

Questo Sabba è la celebrazione della bontà, della bellezza e del calore dell’Estate. I campi sono ricchi d’intensità, sono stati seminati e le piante sono ormai in costante crescita e fiorite; celebrare questa bellezza e abbondanza è importante in quanto di buon auspicio nella speranza che il clima sarà clemente: non troppo caldo, o troppo freddo, con la giusta pioggia e il giusto sole per poter poi raccogliere i frutti a Lughnasadh (la festività dopo) che ci sfameranno durante i mesi freddi.

A Beltane abbiamo iniziato il nostro nuovo percorso celebrando attraverso ogni cosa volta a portarci benessere e piacere. Protagonista ovviamente l’amore lussurioso e come la Terra rigogliosa e prospera pronta a sbocciare, ci siamo crogiolati in piaceri lussureggianti e dedicati al corteggiamento; ricordiamo ancora che il Dio e la Dea si sono uniti a Beltane.

Adesso si celebra tutto ciò che di bello si è raggiunto, si è costruito, infatti il Dio e la Dea incinta dalla loro unione si sposano celebrando il matrimonio sacro e consacrando con una grande festa la loro unione.
Tutto questo ha un valore molto importante: che sia il progetto iniziato, un nuovo amore conosciuto durante il periodo di Beltane, un amore già “anziano” o la Terra prospera, è arrivato il momento di celebrare e festeggiare.

Questo giorno è anche conosciuto come mezza Estate, in quanto, per la comunità pagana, l’Estate iniziava ufficialmente a Beltane e terminava a Lughnasadh e questo è appunto il giorno intermedio tra le due feste.

Litha è una festività che ha sempre avuto un’importanza così grande che anche dopo l’affermarsi del cattolicesimo continuava ad avere una risonanza tra le comunità contadine al punto di essere cristisnizzata con la celebrazione di San Giovanni Battista, (che tra l’altro a Torino è festa patronale e ancora oggi viene festeggiata con il falò di Litha nel centro della città).

Ecco alcune foto del falò scattate negli anni.

Questa foto è del 2010, io e mia moglie eravamo giovani e senza pensieri 🤣

In generale anche se con presupposti e auspici diversi la fiamma di Litha nemmeno nel 2021 è stata spenta e viene celebrata con falò un po’ in tutta Italia e nel mondo.
Questo fuoco permette di alimentare la potenza dell’Estate e da questo potere si prega nel calore estivo affinché porti frutta, verdura, cereali; insomma un grande raccolto. Questa potenza garantisce la continuità della vita di fronte l’oscurità in arrivo.

A livello personale dopo la purificazione di Imbolc, il rinnovamento ad Ostara, la concretizzazione dei progetti e la celebrazione del piacere a Beltane, adesso dobbiamo festeggiare con questo fuoco, farlo nostro, cogliere la fiamma che è in noi e portarla avanti. Lei è sempre viva, sia virile che fertile e piena di forza, ci guida nella nostra crescita personale, così come guida le colture che crescono sulla Terra.

Oltre all’elemento Fuoco con la celebrazione attraverso il falò anche l’elemento Acqua è importante per questa festività. All’alba del giorno del Solstizio le donne e gli uomini, da qualche parte nel mondo ancora oggi o comunque non molti anni fa, erano soliti fare il bagno nella rugiada del mattino, chiamata “guazza”, per propiziarsi della fertilità di cui sono intrise queste acque. La rugiada dell’erba di San Giovanni (ovvero l’Iperico) è portentosa! Aiuta come rimedio naturale per ringiovanire la pelle e ha un’azione purificante.

Inoltre a Litha viene maggiormente fuori che la figura del Dio può avere due vesti, infatti la sua personalità è così forte che in alcune tradizioni viene visto come due entità diverse e in altre Dio visto come Sole in un unico individuo.
La tradizione che io amo e alla quale mi sento molto vicina è quella di Re Quercia e Re Agrifoglio.


Non riesco a sentirmi molto vicina alle energie e alle divinità maschili, ma sono ovviamente, altrettanto importanti per l’equilibrio e per la rinascita della Natura e della Terra, ma riesco a sentirmi davvero molto vicina ai due Re: Agrifoglio e Quercia con i quali parlo quando ho bisogno di rivolgermi a divinità maschili.
La loro storia è quella di una epica battaglia, loro incrociano le spade “soccombendo” uno all’altro ciclicamente a Litha e a Yule.

Raccontiamo meglio questa tradizione:

Re Quercia è la rappresentazione del Sole alla sua massima potenza e della natura che nasce e fiorisce. Nato a Yule dalla Dea come il Nuovo Sole è raffigurato da un giovane e prestante Dio dei boschi, colui che poi ha conquistato il favore, l’amore e si è unito alla Dea durante Beltane, la loro unione ha reso fertile la terra affinchè possa generare nuovi frutti. Questa unione viene resa sacra a Litha appunto con le loro nozze.

Ma lentamente l’oscurità inizia la sua avanzata, infatti dopo questo giorno pian piano le ore di buio inizieranno ad aumentare, (un minuto al giorno), fino a quando il passaggio alle Tenebre sarà evidente; per questo Re Quercia perderà il duello contro Re Agrifoglio lasciando a lui il trono e ritirandosi per poi sacrificarsi e morire a Lughnasadh per donarci il raccolto che ci sfamerà durante i mesi freddi, aridi e dominati dalle Tenebre.

Re Agrifoglio rappresenta la forza oscura e passiva dell’Inverno, egli viene rappresentato da un vecchio saggio dalla lunga barba bianca e dal sorriso radioso legato al riposo e al sacrificio. La sua vittoria a Litha assicura il ritorno dell’oscurità, la morte apparente della Natura e il suo riposo.
Re Quercia cede spazio a Re Agrifoglio, proprio per permettere alla Dea (Madre Terra) di riposare e di prepararsi al lungo sonno Invernale. Il Re Agrifoglio sarà il suo amato, il compagno di una Dea ormai matura fino a quando si ritirerà nel mondo invisibile e si riunirà al suo amato Re Quercia per poi dargli nuovamente la vita partorendolo a Yule e così sarà lui a battere Re Agrifoglio.

Questa meravigliosa storia d’amore che descrive lo scandirsi del tempo in: nascita, crescita, ritiro e morte viene narrata anche come se il Dio visto come Sole fosse un’unica entità che nasce dalla Dea, cresce, si unisce a lei e si sacrifica. La Dea lo raggiunge nel mondo delle ombre mesi dopo quando arriva il momento del suo ritiro per poi partorire e ridargli la vita.

Oltre a questa vi sono altre tradizionali, altre storie come ad esempio il “triangolo” amoroso tra la Dea e i due volti del Dio Cernunnos e Maponos, storia ancora più antica.

Questa tradizione vede la divisione del ciclo annuale, quella attiva e quella passiva, rappresentate da due volti del Dio Cernunnos e Maponos, ai quali la Dea dona alternativamente le sue attenzioni. Il primo rappresenta il Dio dell’Inverno, più maturo e silenzioso, ma di grande saggezza; il secondo il Dio dell’Estate, più giovane e affascinante, brillante e forse più impulsivo, ma di grande passione.
In ogni ciclo Maponos conquista l’amore della Dea, con cui si unisce nella festa di Beltane e poi, a Samhain, muore, portando con sé il calore e la luce. Da quel momento in poi la Dea torna dal suo primo amante Cernunnos e al suo fianco, nell’apparente morte dell’anno, ella rinnova la Terra. Dal suo ventre però Maponos rinasce in Inverno e dà inizio ad un nuovo ciclo.
La Dea è la Regina, la sovrana che accorda il suo favore ad uno o all’altro Dio, permettendo così che si crei il movimento e l’equilibrio adatto perché la vita possa esistere.

La differenza che si può notare tra le prime due figure di archetipi divini, il Re Agrifoglio e il Re Quercia e le altre due, Cernunnos e Maponos, ovvero il Re dell’Inverno e il Re dell’Estate è il momento in cui questi re conquistano il favore della Dea e il regno sulla terra. I primi due infatti si combattono durante i solstizi e portano la loro influenza, negativa o positiva, in modo graduale, iniziando proprio nel momento in cui il loro opposto è al pieno della sua potenza, mentre gli altri due si presentano attivamente quando il mondo materiale e quello spirituale sono più vicini e i risvolti delle stagioni sulla terra sono già visibili, a Samhain e a Beltane.

Questa differenza è tuttavia un punto abbastanza trascurabile e secondario, mentre l’importanza principale va data alle forze opposte, quale che sia il nome che si voglia dar loro e il passaggio dall’una all’altra, interazioni peraltro appartenenti non solo alla terra e ai suoi cicli di fertilità ma anche a noi stessi. Noi, infatti, cercando l’armonia con le piccole e grandi forze del mondo esteriore scopriamo che il nostro mondo interiore non è poi così diverso e che ogni sua parte va apprezzata.

Ma adesso è il momento di festeggiare la Luce!!! Giorno di massima potenza del Sole!
Madre Terra, come detto, è al suo massimo splendore in questo momento, la Dea diventerà madre, il seme che è stato piantato in precedenza nel suo grembo è in crescita. Lei fiorisce, proprio come i fiori crescono sulla terra in abbondanza e si crogiola alla luce del suo amante, prima che si spenga.

Questo momento di potenza massima del sole è così carico di energia da far cadere il velo con il nostro mondo e quello del piccolo popolo, che aveva già iniziato ad assottigliarsi a Beltane.
Così può essere possibile entrare in contatto con fate, folletti, gnomi, pixie e con tutte le creature del piccolo popolo.

La notte di Litha, viene infatti definita “UNA NOTTE FUORI DAL TEMPO” un momento in cui ogni cosa si capovolge e durante il quale è molto facile avere esperienze sovrannaturali ed entrare in contatto con esseri fatati. Ed è per questo che i viandanti che si addentrano in quei luoghi in questa notte vengono messi in guardia di fare attenzione, poiché potrebbero imbattersi in creature e se i loro comportamenti non saranno cortesi possono rischiare di finire preda di particolari dispetti, o di perdersi nei loro mondi per molto molto tempo senza nemmeno accorgersene.
Una tradizione Piemontese afferma che se si inciampa sulla radice di San Giovanni la notte di Litha, si viene magicamente trasportati nel regno delle fate.

Si usa, quindi, lasciare in dono un piatto con del miele, o una fetta di torta con miele, oppure del latte, cosicché le fate e gli spiriti del bosco possano andare a nutrirsi.

Il potere che scaturisce da questa festa permette di dedicarsi a rituali che solitamente chiedono più dispendio di energie: quelli per trovare l’amore, quelli di protezione e quelli per prosperità e abbondanza economica.

Inoltre Litha è un momento in cui le forze divinatorie si acuiscono e dato che i sogni fatti in queste notti tendono a diventare realtà le ragazze senza fidanzato erano solite mettere sotto il cuscino, fiori per introdurre nei loro sogni l’amore e per farlo diventare realtà. Un’altra tradizione afferma che se una donna non sposata a Litha apparecchia la sua tavola con una tovaglia pulita, del pane, del formaggio, del vino e quindi apre la porta di casa e aspetta, l’uomo che sposerà, o il suo spirito, si paleserà andando a festeggiare con lei.

Tra le cose che preferisco, questo è anche il momento delle benedizioni e delle protezioni agli animali, così possiamo maggiormente includere i nostri compagni di casa nei rituali e nelle festività! Per cui possiamo scegliere o di far partecipare al nostro rituale di Litha anche il nostro cucciolo oppure dargli un regalo speciale, magari un piccolo pentacolo da appendere al collare per dargli protezione.

Infine, non meno importanti, cibo e decorazioni! Il menù per questa festa non è troppo complicato o elaborato dato che si prediligono cibi freddi con frutta e verdura semplici, noi ci sbizzarriremo con insalate colorate agrodolci e pasta fredda per tutti i giorni del Litha period 20/24 Giugno e brinderò con idromele almeno una delle sere! Ma restate sintonizzati sulle mie storie o i post su Instagram per gli aggiornamenti!

Per quanto riguarda gli altari le decorazioni devono rimandare all’Estate: i fiori principalmente usati per adornare sono i Girasoli e i fiori dell’Iperico o erba di San Giovanni, ma possono essere usati tutti i fiori che preferite dai colori gialli, arancioni, rossi e oro (che rimandano alle tonalità del sole, protagonista della festa), colori che possono essere usati, anche, per le candele. Infine potete aggiungere dettagli marini per restare allineati al tema estivo.

Ecco come abbiamo adornato per questa festa i nostri di altari ⬇️

Immancabile la candela con il nome del Sabba
La nostra porta ha sempre una scopa di saggina appoggiata per evitare che spiriti ed energie negative entrino e per ogni festa abbiamo deciso di mettere una ghirlanda dedicata alla festa in atto

Chiudo l’articolazione con questa poesia da me scritta dedicata a questa festa:

In mezzo alla radura si ode rumor di battaglia
Le spade si incrociano su questa terra calda
Una barba risplende riflettendo la luce del sole
In questo giorno senza buio e terrore
Protetto dalla sua verde e increspata armatura
Re Agrifoglio si prepara per questa avventura
Lo sconfitto su un letto di foglie giace
Si respirano accenni di Autunno fugace
Estate con intenso sguardo
Accarezza i fuochi a lei dedicati
Consapevole che ben presto saranno solo ricordi sfumati

Buona rinascita a tutti!

Buongiorno e auguri a tutti!


Auguri a chi festeggia la Pasqua Cristiana, a chi è semplicemente felice di essere in vacanza o di aver la deroga per andare a visitare amici e parenti anche in zona rossa!


Per chi mi segue saprà già che da me non si festeggia la Pasqua in quanto tale, oggi festeggiamo la “Luna del Coniglio” o “Luna della rinascita” che cade la prima Domenica dopo la luna piena, dopo l’equinozio di Primavera.

Il festeggiamento è molto simile a quello che abbiamo celebrato il 20 Marzo: l’Equinozio di Primavera e la festa celtica di Ostara.

Festeggiamo in compagnia e con i nostri cari la rinascita della natura. L’equinozio sancisce l’inizio del nuovo ciclo ed è un giorno di equilibrio tra luce e tenebra; momento per il rinnovamento. Ora dopo il rinnovamento rinasciamo nella nostra nuova forma. La natura si fa vedere rigogliosa, le giornate si allungano e il sole splende su di noi.

Momento ideale per ritrovarsi attorno ad un tavolo e mangiare con amici e parenti, stare all’aperto a contatto con la natura e godersi le cose semplici della vita: buon cibo e buona compagnia con la natura sullo sfondo; gustando carne e uova di cioccolata (il simbolo dell’uovo e il consumo della carne li ho già citati nell’articolo precedente dedicata all’equinozio e alla festa celtica di Ostara – per chi se lo fosse perso) e perché no anche la colomba pasquale!


Colgo l’occasione per fare gli auguri a tutti; qualsiasi sia il credo che sia una rinascita piena di magia e semplicità.

La decorazione sulla porta di casa e le uova che attendono di essere aperte (più in alto possibile dove non arrivo, così mia moglie è certa che non mi annego nel cioccolato)

Io sono lieta anche perché:


A non si lavora Lunedì

B perchè grazie alla deroga possiamo, appunto, fare dei micro ricongiungimenti

C perchè è un momento dedicato al gozzovigliare, cosa che come saprete adoro!

D anche se da un po’ di anni le mie stagioni preferite sono l’Autunno e l’Inverno, io sono come la Primavera, la mia stagione, ci sono nata e come lei rinasco con i primi fiori

Nella foto la Dea a cui Hele è più legata Gea o Gaia: la Dea madre terra e la Triplice Dea a cui sono particolarmente legata io. Dea composta da tre persone, eppure la stessa: la madre, la giovane fanciulla e l’anziana saggia, (la dottrina trinitaria non vi è sicuramente nuova). Al loro fianco la candela dei 7 chakra (vicino a Gaia) e la candela della festività Ostara (vicino alla Triplice). Ovviamente protagoniste della foto anche le uova di cioccolata e oltre ai vari colori e simboli dedicati allo sbocciare della Primavera, una candela bianca e una nera ad indicare l’equilibrio.


Quest anno la mia fantastica mogliettina ha deciso di provare a fare la colomba salata. Una specie di plum-cake / torta salata. L’impasto è fatto con zucchine e formaggio e poi farcita con prosciutto ed olive, ovviamente fatta cuocere nel classico stampo della colomba.

Qui prima della cottura
Appena sfornata

Comunque sono arrivata alle feste, alle tanto, tantissimo agognate feste completamente devastata. Stanca, stanchissima e con la salute per nulla dalla mia parte! Non sono nemmeno riuscita a lavorare Venerdì a causa di fortissimi giramenti di testa che non mi permettevano nemmeno di stare seduta. Subdola la mia malattia, specialmente nei cambi stagione e per dei motivi a me sconosciuti specialmente vicino alle feste. Ho queste scosse che mi percorrono la schiena e le braccia; Giovedì a circa un’ora dalla fine del turno lavorativo ho dovuto staccarmi e andare a stendermi… Poi ho la mia fantastica allergia primaverile che mi gonfia gli occhi e non mi fa vedere un cappero! La scena Giovedì è stata tipo: io appiccicata al PC per riuscire a vedere, nel mentre le scosse mi percorrevano come un serpente a sonagli per tutta la schiena il collo e le braccia, il tutto accompagnato da vertigini e nausea. Alla fine alle 12 mi sono staccata per evitare di lanciare mouse, occhiali e lucidità dal balcone.


Dopo aver passato Venerdì e Sabato praticamente a letto, oggi attiviamo il ricongiungimento familiare! Vedo mia cognata e mia suocera, soprattutto posso finalmente provare la colomba salata di Hele, papparmi la carne alla griglia di mia suocera e godermi le tanto bramate uova di cioccolata! Che non abbiamo aperto all’Equinozio (anche se volendo potevamo essendo la nostra Pasqua parte 1), perché avevamo già aperto una colomba e se ho troppi dolci aperti a casa finisce che li mangio senza ritegno, (specialmente la cioccolata), grazie al ricongiungimento almeno posso dividerla e non sentirmi merda perché la mangio solo io.

Mia moglie non mi viene dietro ne mangia un pezzetto, guarda la sorpresa e fine… È più amante del salato.

Vi sto scrivendo prima del pranzo e non posso scrivervi i commenti culinari sull’esperimento colomba salata, ma sono certa sarà buonissima; l’ha fatta Hele!

Vi auguro ancora una buona festa e rinascita, un buon pranzo e non fate come me, non esagerate con la cioccolata!

Auguri da noi! (Foto scattata prima di sederci a tavola)

Kiss


Ps: per eventuali aggiornamenti sul pranzo seguite le mie storie su Instagram

Equinozio di Primavera – festa celtica di Ostara

Tra il 19 e il 22 Marzo si festeggia l’Equinozio di Primavera e la festa celtica di Ostara.
Ostara è uno dei sabba minori tra gli 8 presenti sulla ruota dell’anno, anche se personalmente non amo ci sia la distinzione tra minori e maggiori. Sembra abbiano meno importanza i 4 minori definendoli così, quando semplicemente sono stati “inseriti” dalle comunità neopagane in seguito, mentre i maggiori erano presenti nelle più antiche tradizioni celtiche essendo la prima forma di calendarizzazione fatta a seguito dell’osservazione della Natura.


Anche le popolazioni più antiche avevano sentito il bisogno di suddividere e scandire il tempo e adottarono come metro di misura proprio il processo vitale. Ogni essere vivente dall’uomo alla natura segue un processo vitale di 4 fasi: nascita, crescita, ritiro e morte.

Specificherò meglio questa parte in un post dedicato alla ruota dell’anno e ai sabba maggiori.

Per quanto riguarda i sabba minori come Ostara calzano con i solstizi e gli equinozi.
Coincidendo negli stessi giorni la festa celtica di Ostara e l’equinozio di Primavera hanno molte tradizioni in comune e con il tempo sono state usate come sinonimi .
Ma veniamo a questa festività! Cosa si celebra? Ovviamente l’arrivo della Primavera! Le tre parole chiave che riassumono questo momento sono: rinnovamento- fertilità ed equilibrio.

-Il rinnovamento è in noi ed è tempo di sbocciare, di fiorire e appunto di rinnovarsi. A differenza della festività Imbolc dove la parola d’ordine era “purificazione” di se e degli ambienti, adesso bisogna “rinnovarsi”. Momento ideale per le pulizie di Primavera, per iniziare un nuovo progetto, per dedicarsi a qualcosa di creativo e per la cura di se: un bagno rigenerante con oli e sali e coccolarsi un po’.

Venerdì sera per celebrare il rinnovamento e per coccolarmi mi sono fatta un bagno di equinozio, usando un sale da bagno alla lavanda e accendendo un incenso alla savia bianca.

La mia bellissima vasca in fase di preparazione (il sale alla rosa ho poi deciso di non usarlo, bastava quello alla lavanda)
Come noterete l’acqua diventa di un piacevole color lilla


-La fertilità: come detto oltre al rinnovamento questa festa celebra lo sbocciare della natura, il fiorire e la fertilità; tra i suoi simboli troviamo, infatti, le lepri o i conigli (noti per il loro riprodursi appunto in Primavera in modo diciamo molto appassionato) e le uova che sono il simbolo della nascita per eccellenza in quanto sono “l’oggetto” che nasce due volte; appunto nasce prima l’uovo che può essere un vero e proprio uovo o grembo (l’involucro) e poi fecondato con un essere che deve nascere.

Ieri come da tradizione, per lodare la fertilità abbiamo mangiato coniglio con patate.

Apro la parentesi appetitosa! Quest anno il giorno esatto in cui cade l’equinozio è proprio Sabato 20 Marzo e per pranzo la mia dolce metà ha cucinato uno speciale menù celebrativo!

Uova ripiene per il simbolismo, focaccine fatte in casa da mia moglie, che celebra il fiorire e il rinnovamento attraverso la sua creatività manuale facendo l’impasto; poi, come detto, il coniglio con patate.

Vi starete chiedendo perché apro la parentesi culinaria mentre vi racconto cosa si intende per fertilità… I popoli Celti usavano mangiare la carne di coniglio o di lepre durante questa festività perché si pensava che consumare la carne dell’animale più prospero potesse aiutare la ricchezza, la fecondità sia dei propri raccolti che personale. Negli altri periodi dell’anno considerati animali totem solitamente non venivano mangiati. Senza aprire inutili polemiche… Ma cosa vi ricorda mangiare il corpo del sacro in un determinato momento ben scandito? …

Giusto per concludere l’esplorazione del nostro menù e dato che stiamo celebrando un po’ la nostra versione del periodo di Pasqua per concludere abbiamo mangiato la colomba (che tanto adoro, come il panettone); non abbiamo aperto l’uovo di Pasqua solo perché altrimenti mangio troppi dolci, lascerò le uova di cioccolato per “Pasqua” e “Pasquetta” che sono in realtà i giorni della rinascita per noi (dedicherò un post apposito nei prossimi giorni)


-Ultimo: l’equilibrio. La natura in questo momento, in questo preciso giorno è in perfetto equilibrio, luce e tenebra coincido e passato questo giorno le ore luminose supereranno quelle di buio permettendo a tutti gli esseri viventi e alla natura di sbocciare e svegliarsi dal letargo; inoltre quest anno in particolare la valenza della dualismo si raddoppia: persino la luna in questo giorno è proprio a metà!

Io e la mia dolce metà abbiamo decorato i nostri altari con fiori, candele dai colori primaverili (rosa, gialle, verdi e blu), uova colorate e vicino alla statua della Dea Gaia abbiamo posizionato alla stessa altezza una candela bianca e una nera a simboleggiare l’equinozio tra luce e tenebra.

Invece, vicino alla Triplice Dea abbiamo lasciato una mela in dono che seppelliremo quando sarà possibile andare per boschi, per cui a Pasqua grazie alla deroga visite parenti (se non cambia).

Notare la candela con scritto proprio Ostara e con il coniglio e la lepre disegnate

Vero la mela non è tra i simboli della Primavera, anzi è più invernale, ma per meri motivi logistici perché non ci fidiamo molto a lasciare un bicchiere di latte nella stanza degli altari, che è anche il mio studio smart-working e temiamo che lasciare del miele in uno scodellino possa attirare insetti.


Apro la parentesi sulla Pasqua! Cosa significa Pasqua? Significa passaggio! La Pasqua ebraica celebra il passaggio dell’angelo della morte che portava via tutti i primogeniti d’Egitto e anche l’ultima e terribile piaga prima della loro migrazione, appunto ulteriore passaggio, nel deserto per 40 anni. La Pasqua cristiana celebra la morte e la resurrezione di Gesù, altro passaggio dalla morte alla vita. Esattamente quello che si vuole celebrare con Ostara e con l’equinozio un passaggio tra l’aridità dell’Inverno allo sbocciare della Primavera in attesa dell’abbondanza dei raccolti. È un passaggio che si compie in noi dopo l’attesa e la purificazione di se, ora si fa questo passaggio e ci si apre al nuovo e al rinnovamento.
Il messaggio più radicato e profondo che sia di una religione o di un’altra ancora vuole trasmettere rinnovamento, resurrezione ad una nuova vita e quindi speranza e apertura verso il futuro, sostanzialmente sbocciare come fiori e vivere nel pieno di noi.

Condivido con voi la mia poesia Ostara contenuta nel mio libro di poesie Magik.

OSTARA

Le campane della Primavera si odono in lontananza
Rinasce la vita
I boccioli si trasformano in fior
Rigenerazione della natura
Secchi prati di foglie cadute si tingon di verde
La Dea di bianco vestita porta sul capo una corona di rose
Nelle sue rosse labbra stringe una parola
Ostara Notte come giorno
Ostara Giorno come notte


Ps: nonostante questa sia la nostra personale celebrazione della Pasqua, festeggiamo anche una sorta di festa di Pasqua (a cui dedicherò appunto il prossimo post), con parenti e amici (tempi di pandemia permettendo), proprio la Domenica in cui si festeggia Pasqua con la “festa” “Luna della rinascita”.

E voi? Sentite questa energia di rinnovamento nell’aria?

Post sul Carnevale parte 2

1: IL CIBO!

Sicuramente sarete tutti abituati a mangiare i dolci tipici del periodo, qui le chiamiamo “bugie”, dette in gran parti d’Italia “chiacchiere”; ma anche “frappe”, “cenci”, “cioffe”, oppure “frappole”. Ogni regione d’Italia ha le sue varianti e le chiama in modo diverso. Ci sono le classiche solo pasta con un po’ di zucchero o con zucchero a velo, quelle con il cioccolato sopra, o quelle che preferisco le cicciotte ripiene, (non è comunque un dolce che amo particolarmente).

Ci sono poi una marea di dolcetti a forma di maschere, solitamente biscottosi, o secchi oppure farciti con creme, (ecco quelli li adoro!)

Oltre ai dolci si usa fare almeno un piatto salato importante che può essere una pasta al forno, oppure lasagne, risotti belli gustosi ad esempio con salsiccia; o anche un bell’arrosto cicciotto, un piattone di polpette magari con gusti assortiti, o carne di maiale cucinata in modi diversi.

Quest anno ci siamo lanciate sulla pasta al forno (Sabato sera), ma non ci siamo “abbuffate” da Giovedì grasso (ormai ho una certa età e ho difficoltà a digerire). La pasta era lo stesso importante: ragù con prosciutto, mozzarella e uova sode tutto poi gratinato al forno con besciamella, diciamo che proprio proprio leggero non era 😅.

Inoltre non ho rinunciato a comprare biscotti a forma di maschere e bugie come potete vedere nelle foto qui sotto.

Avevamo preso anche le classiche con zucchero a velo, ma dato che non ho nemmeno voluto assaggiarle (come detto non le amo molto), non le ho nemmeno fotografate 🤣. In compenso un po’ di quelle ripiene all’albicocca le ho gustate!

Volevo condividere con voi un ricordo…

Anni fa la mia mamma organizzò una festa di Carnevale a casa e preparò la “pasta coriandoli”.

Era una pasta al forno, credo ai formaggi, ma composta da paste dai colori diversi ricordando appunto i coriandoli! L’aveva preparata insieme alla mia dolce metà, avevamo invitato un po’ di amici del mio gruppo e avevamo festeggiato con cena tutti travestiti; io mi ero occupata delle decorazioni in casa.

Mi è tornato alla mente questo bellissimo ricordo che ha portato un pizzico di nostalgia, ma anche tanta tanta tenerezza.

2: I TRAVESTIMENTI

Il significato della maschera sia a livello culturale che psicologico l’ho condiviso con voi nel post parte 1 sul Carnevale (subito prima di questo sul blog).

Vorrei condividere alcuni dei costumi che ho indossato nelle varie feste a cui ho partecipato negli anni, specifico che non è una festa sentita quanto quella di Halloween/ Samhain e alcuni anni non ho fatto proprio nulla, inoltre sono allergicissima ai coriandoli; ebbene sì hanno dei coloranti particolari a cui sono allergica e finché stanno a terra e lontani da me ok, se me li lanciano addosso vado in crisi asmatica! E dire che in teoria è semplicemente carta… E le stelle filanti sono fatte dello stesso materiale suppongo e non mi danno problemi…

È una cosa che ho scoperto ad una festa di Carnevale all’asilo e so per certo non fosse un caso isolato perché ogni volta che ho riprovato (anche se con piccolissime dosi) ad espormi è sempre finita con io che smetto di respirare più o meno gravemente. Ovviamente non ci sono esami specifici che permettono di analizzare il motivo di questa allergia e come si scateni, ma veniamo alle maschere!

Anno 2014
Questo è uno dei miei costumi preferiti! Io e mia moglie da Bonny e Clide
Con tanto di dettagli
Anno 2012
Due damine dell’800
Prima di Suicide Squad, nel 2011, io e la mia dolce metà da Joker e Harley Queen
Una vecchia versione di Harley Queen

E voi? Avete qualche piatto speciale o travestimento particolare da voler condividere?

Fatemi sapere nei commenti!

Carnevale!

Oggi inizia il periodo di Carnevale!

Esattamente:

Giovedì grasso 11/02/2021

Domenica di Carnevale 14/02/2021 (si combinazione cade proprio a San Valentino)

Martedì grasso (ultimo giorno del periodo carnevalesco) 16/02/2021.

Ma come mai si festeggia questo periodo in maschera, con dolcetti e con abbondanti piatti a base di carne?

La conoscenza comune afferma che il Carnevale sia un periodo di festa e gozzoviglia che precede la Quaresima. La parola Carnevale deriverebbe, infatti, dal latino carnem levare che significa “togliere la carne” sicuramente riferimento al fatto che nel periodo di Quaresima c’era e alcune persone lo osservano ancora oggi, se non per tutto il periodo almeno il Venerdì, l’invito di astenersi dal mangiare carne oltre al fare vari fioretti: ad esempio astenersi dai dolci.
Si festeggiava, per cui, abbuffandosi di carne e altre pietanze appetitose prima della negazione di 40 giorni.

In Italia le varie regioni hanno poi adottato/ inventato ricette e piatti tipici del periodo: dolci fritti, primi elaborati, la carne non manca e le ricette sono solitamente grasse e irresistibili.

Non mi soffermerò sui vari piatti dolci e salati regionali, but stay tuned, penso che entro Martedì posterò qualcosa in merito a cosa mangeremo io e la mia dolce metà o cosa abbiamo mangiato/ cucinato nei vari Carnevale.

Comunque era proprio in questo periodo che si svolgeva la festa romana dei Lupercali, legata ai riti di fecondazione si festeggiava attraverso situazioni grottesche che in effetti ricordano gli scherzi del attuale Carnevale.
La festa dei Lupercali ha origine dalla celebrazione pagana più antica dei Saturnali. Durante i festeggiamenti in onore di Saturno ci si dava alla pazza gioia per favorire un raccolto abbondante e in quei 7 giorni si conducevano per la città carri festosi tirati da animali bizzarramente bardati, il popolo si riuniva in grandi tavolate a cui partecipavano persone di diverse condizioni sociali che si abbuffavano tra lazzi, danze ed oscenità. L’antica figura del re dei Saturnali ha continuato a vivere nella figura del re del Carnevale. Inizialmente era impersonato da un uomo che veniva sacrificato per il bene della collettività, poi sostituito con un fantoccio di paglia, proprio la sera del Martedì grasso veniva bruciato come una specie di vittima designata che morendo purificava la comunità, di modo che si potesse intraprendere un nuovo anno sotto diversi auspici.

Le origini del Carnevale, però, vanno ricercate ancora più indietro, in antichi riti legati al rapporto tra uomo e terra. L’abbandonarsi ad estreme licenze sessuali nella tradizione celtica erano legati a riti propiziatori che prevedevano l’unione dei corpi sulla nuda terra come omaggio alla Madre Terra.

Carnevale rappresenta, quindi, l’unione di varie tradizioni pagane diverse (tra cui gli antichi riti propiziatori del solstizio di Primavera – festa celtica Ostara e la festa di Maggio – Beltane), con la sfrenatezza, l’allegria e il falò del fantoccio dei Lupercali.

Il mese di Febbraio è infatti, un tipico periodo di passaggio, dall’anno vecchio al nuovo, un mese di passaggio dall’Inverno alla Primavera; come già visto nel celebrare la festività celtica di Imbolc dove ci si immerge nella purificazione e si auspica in un anno fecondo e fertile.
Febrarius, infatti, da februare significa proprio purificare.

Ultimo, ma non meno importante l’uso della maschera era legato a varie credenze: si pensava che una risata, anche se non reale e disegnata per cui su una maschera, allontanasse gli spiriti maligni; inoltre con il volto coperto l’uomo, non più legato alla propria umanità, poteva lasciarsi andare ad atti e comportamenti solitamente inusuali o mal tollerati; infine veniva usata per incarnare particolari energie che venivano associate alle divinità o alle forze della natura. Oggi riguarda per lo più colori, carri bizzarri, giochi e divertimento per i più piccoli.

Non tralasciamo la forte valenza psicologica e simbolica. Indossando la maschera possiamo concederci una pausa dalla nostra personalità e comportarci come non ci concediamo nella vita quotidiana.

E voi festeggiate il Carnevale? E se sì, come?

Blessed Imbolc

Domani si festeggia da me! È la festa celtica di Imbolc!
Questa festa celebra il ritorno della luce, sebbene l’Inverno risulti ancora rigido dal punto di vista climatico.
Siamo al culmine della fredda stagione e si festeggia il 1 Febbraio, punto mediano tra il solstizio d’Inverno e l’equinozio di Primavera.
Nonostante non siamo ancora pronti a mettere via i piumoni notiamo che il cielo e l’atmosfera cominciamo a cambiare. Osservando la natura circostante è possibile percepire le avvisaglie della Primavera imminente:
Flebili e timidi cinguettii dai rami, piccoli scoiattolini che mostrano i loro teneri musetti.

Vedi foto scattata dal mio cortile (tenerissima)

Tale festa veniva festeggiata con fuochi e falò che simboleggiavano la luce e al tempo stesso la richiamavano. Oggigiorno in alcune parti del mondo la ricorrenza di accendere fuochi esiste ancora, ma alle nostre latitudini si preferisce celebrare questa fase di passaggio accendendo candele bianche, simbolo di purificazione.

Questa purificazione può riguardare tutti i settori della vita, a partire dall’alimentazione che, rispetto al periodo natalizio, dovrebbe privilegiare cibi leggeri, in grado di depurare l’organismo; benvenute anche le grandi pulizie domestiche!
Tra le usanze c’era quella di spazzare le stanze con una scopa di saggina e spargere sul pavimento sale fino e rosmarino.

Può essere anche il momento più adatto per fare piazza pulita di emozioni, pensieri inutili, controproducenti e limitanti.

E ora veniamo alla festa vera e propria! Per quanto riguarda le decorazioni il bianco dovrebbe farla da padrone, essendo una festa collegata al ritorno della luce, ma è possibile ricorrere anche al rosso (simbolo del sole nascente) e al verde (simbolo della vegetazione).

Sui miei altari ho voluto mettere decorazioni Invernali che ricordassero “l’aridità” e il freddo dell’Inverno, ma non mancano candele bianche, rosse, verdi e dettagli rossi e candidi.

Si possono fare offerte alla natura sotto forma di poesia o storia e offerte di cibo. Quest anno lascerò la mia poesia “Imbolc” contenuta nella mia raccolta poetica “Magik” vicino alla statua della Dea e io e mia moglie stiamo valutando di lasciare anche dei biscotti o qualcosa di simile per tutta la giornata del 1 Febbraio.

La mia poesia:

IMBOLC

Primavera ancor non è
Eppure il suo dolce profumo nell’aria c’è
Delicati fiori aspettano di sbocciare
Sotto quella coltre di neve che il gelido Inverto ha dovuto portare
In questo giorno alla finestra restiamo a guardare
Quale tempo la natura deciderà di donare
Se vento e pioggia batteran sui vetri
Abbracciamo le sciarpe e i cappotti non appendiamo alle pareti
Se il pallido sole decide di far capolino
Molto presto si potrà spegnere il camino
Giorno di Imbolc giorno di Candelora
Alziamo gli occhi al cielo e aspettiamo l’Aurora

Non meno importante, cosa si mangia per celebrare il ritorno alla luce?

Il risveglio della Natura nel grembo della Madre Terra indica, anche, la lattazione ovina. Riferimento alle pecore che in questo periodo dell’anno producono latte, utilizzato per la preparazione di formaggi, burro e altri alimenti provvidenziali visto che le scorte iniziano a scarseggiare trovandoci al culmine dell’Inverno.
Solitamente si mangiano cibi derivati dagli animali come detto il latte e il formaggio, ma anche le uova, accompagnati da cibi più “poveri” come ad esempio cipolle, polenta o patate.
Io e la mia dolce metà ceneremo con una polenta concia con gorgonzola e fontina, gustosa e ideale per la festa!

Forse faremo anche un dolcetto, stiamo valutando!

Se siete curiosi di vedere la nostra tavola sbirciate la mia pagina Instagram domani sera!

Per concludere esiste una storia, un detto legato a questa festività bellissimo!
I giorni che precedono Imbolc sono detti i giorni della Merla (i giorni più freddi dell’anno) e passati quei giorni, Secondo la tradizione dell’Europa medioevale alpina, nella notte, appunto, tra il 1 e il 2 di Febbraio, l’Orso (in America la marmotta) si risveglia dal suo letargo invernale, ed osserva il cielo. Se lo trova “chiaro” (plenilunio) rientra nel suo giaciglio, perché l’inverno durerà ancora quaranta giorni. Se invece il cielo è “scuro” (novilunio), allora l’Orso uscirà dal suo riparo ad annunciare l’inizio della Primavera.

Da qui nasce il detto Piemontese sulla Candelora:
“Se l’ors a la Siriola la paia al fa soà, ant l’invern tornom a antrà”

*La Candelora è la festa Cristiana che corrisponde alla festa Celtica Imbolc. Celebra la presentazione di Gesù al Tempio dopo 40 giorni dalla sua nascita, dove Simeone si accorge che è lui la luce della rivelazione. Il nome deriva da “candelorum“, benedizione delle candele, perché in questa speciale occasione vengono benedette le candele che simboleggiano Cristo, inteso come luce che illumina le genti.

Un modo sicuramente diverso per celebrare il risvegliarsi della luce e con intenti e presupposti diversi, ma ho voluto aprire la parentesi sulla festività Cristiana per raccontarvi il detto della Candelora che trovo molto bello!

Spero che l’articolo sia stato di vostro gradimento e se aveste domande sarei lieta di rispondere!

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