RACCONTI

Questo spazio lo dedicherò ai racconti, come avrete immaginato dal titolo del post 🤣

I racconti, il mio primo amore, ancora prima di sviluppare la passione per la poesia.

Fin da piccola ho sempre amato creare storie, ancora prima di capire che stavo effettivamente scrivendo dei racconti o racconti brevi, prima di imparare a scrivere raccontavo a voce storie registrandole con il mangia nastri. Quando, poi, imparai a leggere e scrivere iniziai a creare delle vignette con la storia e dei disegni. Alle medie scrivevo fan fiction sui mei personaggi preferiti di anime e manga fino ad arrivare alla creazione di veri racconti.

Alle superiori iniziai a lavorare per il giornalino studentesco, anzi ero vice redattrice e quel piccolo spazio mi permise di portare la mia passione ad una cerchia più grande.

Articoli di stampo giornalistico, la rubrica dei consigli della scuola, il racconto a puntate…

Dicevano che avevo la “stoffa”, in realtà io mi divertivo tantissimo!

Diario della quarantena

Diario della quarantena,

Giorno 370.

Alba di un nuovo giorno, alba solo perché non sono ancora andata a dormire.

Internet è stato disabilitato da due giorni e dato che Neflix, Sky e Amazon Prime non si possono guardare e che sia io che mia moglie ci rifiutiamo di guardare la cosiddetta TV normale che comunque trasmette solo bollettini di morti, contagiati, crimini e tragedie, ci siamo flashate a vedere le stagioni di Streghe in dvd, fantastico acquisto il cofanetto oro che non ci siamo mai cagate per anni.

Cinque giorni fa abbiamo “festeggiato” l’anno di quarantena, che poi anno… Gli studenti erano a casa da molto prima, la data ufficiale della chiusura scuole furono le vacanze di Carnevale 2019, inizialmente tutti felici di stare a casa, poi… Lasciamo stare.

Alcuni di noi nei primi periodi lavoravano ancora, prima che tutto diventasse fuori controllo, i supermercati e le farmacie erano aperti regolarmente, poi la chiusura nei fine settimana e infine l’apertura solo ad orari.

Quindi diciamo che cinque giorni fa abbiamo festeggiato l’anno di quarantena anche se la data cambia da persona a persona, quella ufficiale è quella dello stop alle fabbriche.

Era stato proposto di fare qualcosa di globale per il compleanno della quarantena, ai sei mesi ognuno aveva cucinato una torta e ci eravamo dati appuntamento sul balcone, era Settembre e il tempo era mite, almeno io posso parlare per Torino o diciamo per il Piemonte, era una bella giornata soleggiata, ma non calda, anzi il caldo estivo aveva iniziato a scemare già dopo Ferragosto. Io ero seduta sulla sedia a sdraio, avvolta nel mio scialle di lana, sotto il mio abito estivo tutto colorato lungo fino ai piedi che nascondeva le ciabattine, mi ero vestita per l’evento e mi ero anche messa il rossetto per fare stories e postarle su Instagram. In grembo il piattino rosso di plastica con dentro la torta di mele, piatti avanzati dai banchetti natalizi, quando ancora potevamo fare festeggiamenti con i parenti.

Alcuni avevano stappato bottiglie di spumante lasciando che la schiuma colasse dai balconi. Il messaggio era sempre il medesimo: “Ce la faremo, alla faccia della quarantena noi siamo forti uniti e non ci deprimiamo, piuttosto festeggiamo dei balconi!”, non era un lieto evento sei mesi di quarantena, ma per esorcizzare la situazione e sentirsi meno soli o semplicemente ancora “normali”.

Cinque giorni fa mi sono affacciata al balcone spettinata con i capelli malamente raccolti in un mollettone e in tutona da casa, al mio fianco Nora che fedelmente appena viene aperto il balcone schizza fuori per poter abbaiare ormai non si sa a chi, fuori bidoni dell’immondizia scoperchiati con sacchetti che strabordano e altri a terra, alcune persone affacciate come me per verificare la situazione, ma non con la faccia del “Ce la faremo”, volti stanchi e rassegnati, nessuna luce con torce o cellulari, nessun applauso, nessuno urlo, nessuna voglia di festeggiare. Persino Nora ha osservato il deserto fuori e ha trattenuto l’abbaio nel muso, pareva guardarmi come a chiedermi: “Mamma, ma cosa ci è successo?”, cosa ci è successo cucciola mia? Non lo so… Ad un certo punto abbiamo smesso di esistere semplicemente.

Attualmente la mia preoccupazione maggiore è la montagna di sacchetti di immondizia che ha ormai vita propria sul balcone. L’ordine è di scendere con guanti e mascherina solo uno per volta il Mercoledì mattina tra le ore 9 e le 12, passano poi i militari e buttano tutto; tra l’altro noi stiamo ancora differenziando e buttando dentro o a fianco dei bidoni giusti, chissà se poi viene rispettata o se bruciano tutto insieme nel grande inceneritore da poco allargato con i nostri defunti.

In ogni caso come due sceme ogni cavolo di Mercoledì o ci dimentichiamo di scendere, o stiamo ancora dormendo, o che cavolo ne so e saltiamo la “buttata” settimanale.

Francamente potrei lanciare direttamente dal balcone essendo al primo piano, con un po’ di fortuna potrei raggiungere il mucchio dell’indifferenziata.

La luce non è mai stata tolta, almeno quella, ma la portata è stata abbassata talmente tanto che la lavastoviglie è diventata un ulteriore mobile e il forno non ricordo nemmeno più come si accende. Altro discorso per la lavatrice che comunque lava da sola la notte, quando tutto è spento.

Guardo dalla finestra della camera da letto per tirare giù la tapparella, ora io e mia moglie andremo a dormire, tanto giorno notte, non ha mica importanza; vedo i pallidi raggi di sole di questo Aprile 2021 che cercano di illuminare la strada, ma a differenza dello scorso anno c’è nebbia e fa ancora freddino, la Terra sta piano piano guarendo visto che ci siamo fermati tutti e l’abbiamo lasciata respirare, ha risposto con un gelido Inverno alla faccia del riscaldamento globale e questa Primavera fatica davvero tanto a donarci del calore, ma tanto…

A cosa ci serve?

 

Io e il Lem!

Oggi vorrei parlare, anche se a molti mesi di distanza, della mia avventura con la terapia per la sclerosi multipla il “Lemtrada”

Premesso che parlandone con molte persone che lo hanno fatto prima di me o che come me aspettano di fare il secondo ciclo (visto che è suddiviso in due cicli), ho potuto notare differenze non solo nelle risposte al farmaco da persona a persona (anche se le più classiche: stanchezza e dolori le hanno accusate un po’ tutti), ma anche nel modo in cui viene somministrata la cura (ricovero o day hospital) e i farmaci che accompagnano questo concedetemi la licenza linguistica “farmacone”.

Parlerò della mia esperienza in particolare… Tolto che mi sono fregata il Natale perché ho fatto le infusioni dal 17 al 21 di Dicembre e ovviamente i giorni post infusione sono morta!

Provo a fare ordine:

Primo giorno ansie e paure le infermiere mi accolgono con molto amore. Arrivo prestissimo dopo una notte passata praticamente insonne, in una delle poche giornate in cui ha deciso di fare l’Inverno (visto che quest anno è stato fasullo).

Mi stendo sul mio lettino e dopo aver preso i parametri e avermi grippato il port posso iniziare!

La mia terapia doveva essere: cortisone, paracetamolo e Lemtrada, la mia neurologa non era sicura di farmi assumere il paracetamolo in vena per tutti e 5 i giorni e voleva valutare di sospenderlo magari dopo le prime due infusioni (ecco mai successo ho continuato con l’assunzione in vena per tutta la terapia e meno male!)

Nonostante come da prescrizione avessi preso la pastiglia per la copertura dello stomaco, essendo delicata su quel fronte, poco dopo che scende il cortisone inizio ad accusare dei dolori lancinanti allo stomaco e decidono di farmi in vena per tutti e 5 i giorni anche la copertura dello stomaco. Sembra procedere bene, ma appena finisco il paracetamolo e passo finalmente al vero farmaco il “Lem” inizio ad avere un folle mal di testa stile martello pneumatico; mi interrompono momentaneamente il farmaco e mi infilano in vena anche un’anti infiammatorio per il mal di testa; finita la flebo riprendo il farmaco. Dopo di che passate una cosa come 5 ore devo stare ancora lì agli arresti per almeno un paio d’ore per controllare che non succeda nulla di strano, tipo mi trasformo in un’aliena.

I giorni seguenti proseguono abbastanza bene e vi dirò durante il trattamento in se non ho accusato grandi problemi, un po’ di mal di testa, ma la sera a casa nel mio lettone (essendo in day hospital, che tolta la palla di far avanti e indietro per cinque giorni ho trovato tanto meglio!), mi spalmavo di Vicks tutta la fronte e attenuava un po’ i dolori; volevo evitare di prendere ulteriori farmaci a casa.

Come dicevo i giorni seguenti sono andati abbastanza lisci seguendo l’elenco: copertura per lo stomaco- cortisone- paracetamolo- Lemtrada per tutti i giorni. Non ho avuto rush cutanei e quando il Venerdì mi hanno rispedita a casa tolti appunto stanchezza e dolori pensavo solo ad una cosa: “DOCCIA!!!”

Beh mi hanno lasciato il port grippato per non doverlo ribucare ogni mattina e provate voi a farvi una doccia con un ago nel petto! Era impensabile e ho dovuto provvedere a lavarmi a pezzi in quei giorni.

Ovviamente il Sabato mattina conto di dormire fino a tardi e farmi poi un bel bagno caldo con calma nel pomeriggio… Già… Peccato che tolto il cortisone e il paracetamolo che “tamponavano” un po’, il farmaco che resta n corpo è un chemioterapico, mi ha dato tutti gli effetti! Ho passato quel Sabato a vomitarmi l’anima in un secchio perché troppo stanca per arrivare al bagno con mia moglie e la nostra cagnolina al mio capezzale preoccupate. La Domenica l’ho poi passata tra the caldo, brodini e letto (altro che doccia e bagno caldo) inoltre mi era salita la febbre che poi tra alti e bassi non mi ha abbandonata fin dopo Capodanno.

Il Lunedì siamo alla vigilia di Natale tra l’altro il primo Natale senza la mia mamma mancata ad Agosto 2018 e senza papà perché mancato 9 anni prima… Abbiamo comunque organizzato di passarlo con mia suocera e mia cognata che dovevano venire a casa da noi dato che non potevo uscire e volevamo almeno scambiarci gli auguri. Con molto coraggio e tra una tachipirina e l’altra mi sono lanciata in doccia, ho lavato i capelli con cura, ho tolto tutta la colla che i cerotti per tener fermo il gripper mi avevano lasciato sul petto e una volta fuori mi sono anche truccata. Ho poi indossato il mio maglione natalizio con la renna preso apposta per le ferie, ma giunta l’ora della cena ho di nuovo un attacco di nausea e passo metà serata chiusa in bagno abbracciando la tazza del water. Mi siedo, poi, sul divano mentre la cena della vigilia lascia quel profumo invitante e tengo compagnia agli ospiti con una tazza di the tra le mani tentando di prestare attenzione ad “Una poltrona per due”. Ogni vigilia si guarda costantemente quel film che mio papà amava tanto e ogni anno ci faceva vedere (quando Eddie Murphy fa la sua risata mi sembra di sentire ancora quella di mio papà che lo segue a ruota)

Mia moglie, però, che seguiva come la sacra Bibbia le nozioni sulla carta di allerta (mistico foglio rilasciatomi dopo la terapia dove ci sono elencati come e quando si possono presentare gli effetti collaterali e quando qualcosa sta andando storto), mi convince a contattare la neurologa, che intanto mi aveva lasciato il suo numero privato, perché il fatto che io abbia la febbre che svetta ogni volta che l’effetto della tachipirina svanisce non la convince.

La dottoressa mi telefona la sera della vigilia alle ore 23, praticamente appena legge il messaggio, sembra molto preoccupata e mi prescrive al volo degli antibiotici.

Pare che qualcosa sia andato storto di solito gli effetti non durano così a lungo e probabilmente ho contratto una qualche infezione.

Mia moglie e mia suocera escono per andare a recuperare le medicine alla farmacia di turno e resto sola con mia cognata.

Alle ore 23.59 tornano a casa fanno in tempo a togliersi le giacche che arriva la mezzanotte e urliamo: “Auguriiiiiii!!!”, almeno sono arrivate entro Natale.

Passo i giorni successivi ancora con febbre alta e purtroppo anche allucinazioni… La mia dolce metà ha detto che il pomeriggio del 29 Dicembre ho tentato di telefonare a mia mamma (ebbene no, non ho ancora cancellato il numero) e trovandolo spento piangendo domandavo perché non mi rispondesse e perché non fosse lì per me visto che non stavo bene.

…Non è passato ancora un anno…

Piano piano mi sono ripresa dall’infezione, ma avendo le difese immunitarie bassissime per un mese intero non sono uscita di casa (ero più letto che persona) e nel mese successivo uscite brevi e sporadiche; purtroppo ero anche super debole e mi stancavo in un attimo. Ho iniziato a uscire decentemente da casa da dopo la metà di Febbraio. Il 2 Marzo ci siamo anche concesse una gita in montagna e ho potuto andare al cimitero dove sono sepolti i miei.

Ora a tot dalla terapia posso dire che mi sento decisamente meglio, ho persino ripreso a mettere i tacchi e non cammino come un robot. La stanchezza da cambio stagione, la cosiddetta fatica della sclerosi multipla non mi ha abbandonata, ma è molto più controllata e per il momento non ricordo cosa sia una parestesia! Tornassi indietro lo rifarei!

So che a Dicembre prossimo avrò il secondo ciclo e che potrei di nuovo fregarmi il Natale (anche se ora che ci sono passata terrò già in casa antibiotici nel caso di un’altra brutta infezione, integratori e fermenti lattici!), ma sono decisamente più preparata!

Spiegherò a grandi linee per gli inesperti in cosa consiste il farmaco:

La terapia nuova consiste nell’azzerare il sistema immunitario in particolare i linfociti T e si spera che quando il sistema immunitario riparte lo faccia “sano” diciamo senza i “bug” della sclerosi; non annulla la malattia, ma pare dia una grande scossa…

Oltre al rischio infezioni, che è poi quello che mi sono presa, fa da se che senza sistema immunitario uno possa incappare in un sacco di malattie e da lì il divieto ad uscire e ad un’alimentazione precisa.

Ci sono altri mille possibili effetti, ma onestamente ho tentato di non guardare troppo la carta d’allerta per non impazzire e per ora non ho avuto altri brutti scherzi! (Non sto nemmeno a mostrarla quella)

Per adesso vado avanti e per il futuro… Si vedrà!!!

Compleanni 🎉🎊🎂🎁

Era una tiepida giornata di Maggio del 1998. La piccola Lety era felice, tanto felice, era il giorno del suo compleanno. Aveva raggiunto la veneranda età di 9 anni e avrebbe passato la serata a casa del nonno materno per il festeggiamento. Era il primo compleanno che passava a casa del nonno, i rapporti erano un pochino complicati, ma lei non sapeva nulla era solo felice di avere una serata diversa tutta dedicata a lei e di aver ricevuto “Barbie perle e perline”; il regalo le era stato fatto dal suo ventitreenne fratello, le Barbie e bambole più belle gliele aveva sempre regalate lui. Nella scatola rosa della “Mattel” di “Barbie perle e perline” oltre alla biondina corpo perfetto dai lunghissimi capelli, c’era un coloratissimo kit di perle, nastri, rubini, cose strane dalla forma arzigogolata da mettere tra i capelli; c’erano persino le letterine per poter fare i nomi (giustamente negli anni 90 non bastava la carta bianca, o le sgridate delle mamme a ricordare ai piccoletti chi fossero, ci si metteva perle con le lettere in testa per gridare: “Mi chiamo…”). La piccola Lety era in auto con i suoi genitori, la casa del nonno per lei era lontanissima abitavano in zona Vallette e lei era di Santa Rita, il percorso in auto pareva un’eternità. L’azzurra Renault 9 si fermò dinnanzi ad una pasticceria, la mamma doveva andare a ritirare la torta per la serata, la piccola Lety rimase ferma a fissare la sua nuova Barbie, era così bella… Il papà ticchettava le dita sul volante vagamente scocciato dall’attesa: “Queste pasticcerie sempre code!”, lei non rispose, forse nemmeno ascoltò il commento paterno e rimase a fissare la sua bambola nuova. Poco tempo dopo la mamma rientrò in auto posando il bel pacchetto sulle sue gambe e la vecchia Renault ripartì fischiando, “Hai fatto scrivere auguri Letizia vero?”, “Non ci stava Letizia la torta era troppo piccola hanno scritto Lety”, discorso normale tra i genitori della piccola, poi partirono le bestemmie che verranno censurate “Bip bip bip come Lety? Ma sei scema? Si chiama Letizia!!! Il prossimo anno allora facciamo scrivere divani già che ci sei no?!”, la piccola non fece caso alla lite famigliare il suo papà brontolava sempre, si domandava piuttosto se avrebbe potuto attaccare qualche perlina anche sul colletto del suo bel vestitino arancione, indossato apposta per la cena, ovviamente le perline non stavano sugli abiti e rimasero seminate tra i sedili delle Renault. Forse per sempre.

Nel 1999 la piccola Lety raggiungeva la cifra doppia, ben 10 anni! Era stato un anno pieno di festeggiamenti il 25 Aprile la comunione e poi il 16 Maggio o giù di lì il giorno in cui aveva festeggiato, il suo compleanno. Quell’anno la festa era a casa di sua zia Rosa che le aveva preparato una crostata di frutta, la sua specialità! Buonissima! Inoltre era grandissima! Con gli occhi di un bambino una grande teglia quadrata si trasforma facilmente nella torta più grande mai vista prima. Aveva deciso (scellerata) di tagliarsi i capelli corti, sua mamma non poteva farle fare sempre la piega e dopo la comunione, aveva aspettato per potersi fare una pettinatura lavorata; aveva deciso di tagliare via i suoi bellissimi boccoli perché faceva caldo e voleva una mise più pratica. Non l’avesse mai fatto! Anche se corti i suoi capelli rimasero riccissimi e il risultato fu pelo da barboncino in testa, nonostante corti erano comunque tantissimi e per di più ricadevano goffamente sugli occhi avendo una fronte molto bassa. Per non rischiare lo strabismo indossava cerchietti che con violenza tenevano indietro quei bei riccioli corti, sembrava Haidi ricciola, nelle foto del compleanno risaltavano la grande torta, il suo bel vestitino rosso con il colletto ricamato stile federa del cuscino e i suoi capelli improponibili.

Abbandonando gli anni 90 e arrivando al 2000 la piccola Lety frequentava la quinta elementare e compiva 11 anni. L’anno della sua prima festa a casa con le compagniucce di scuola. La mamma si era presa ferie e con la sua amica Maria avevano preparato panini mignon, riempito ciotole di patatine e pop corn e speso una quantità industriale di tempo per tagliare in micro quadratini le pizze farcite affinché somigliassero a salatini. Alla piccola Lety piaceva il gusto dei salatini ma non la forma e per cui non li mangiava… Voleva focacce con wurstel, pizze rosse con olive tagliate a quadratini sottili e dire: “Questi sono i salatini con le forme belle!” Aveva mantenuto un’acconciatura pessima perché i suoi capelli crescevano davvero lentamente, per cui figuravano poco più lunghi dell’anno prima, quel tanto che bastava da non aver bisogno del cerchietto per non farli ricadere in modo fastidioso sugli occhi e lei li pettinava con cattiveria nel tentativo di renderli meno ricci. La sua migliore amica dei tempi le aveva regalato il suo Pokèmon preferito: Giglipuff! Lety è brava a cantare e intonò la melodia del Pokèmon rosa gasandosi per le attenzioni su di se. Pokèmon che aveva governato la mensola sul suo letto e che con gli anni dove sia finito non si sa. Dopo qualche paninetto e pizzetta, (avanzò cibo per tre giorni) le piccole bimbe andarono in salotto a creare una coreografia per un balletto che avrebbero poi dovuto fare davanti a tutti i genitori che venivano a riprendersi le figlie. La colonna sonora era la traccia numero 9 del primo CD degli Aqua “Roses are red” che ad un certo punto faceva: “Ah di da did mud- Ah di da did mud” con conseguente passo “dell’affogato” quando ci si tappava il naso e si andava giù oscillando come se si andasse sott’acqua, (non ridete lo fa anche Uma Thurman in Pulp Fiction)

Nel 2001 i festeggiamenti furono una semplice torta a casa, alla mamma era stato diagnosticato un tumore e faceva la chemioterapia, non stava affatto bene e la piccola Lety che ormai aveva 12 anni stava per finire la prima media e così tanto piccola non era più, aveva capito che le cose erano gravi e tristi, non si arrabbiò per la mancata festa.

Nel 2002 la mamma della piccola tredicenne ancora non stava bene e proprio il giorno del suo compleanno doveva andare a Candiolo, lei ormai era abbastanza grande da poter rimanere a casa da sola per qualche ora, chiese alla mamma di poter fare una piccola festicciola in casa con qualche compagna di scuola e di catechismo, la mamma accettò e comprò qualche pacco di patatine, pop corn e la torta della mulino bianco al limone. Si era, però, scordata di comprare i bicchieri di plastica, Lety era preoccupata che le sue invitate usando bicchieri in vetro, sulla quale non si poteva scrivere il nome; avrebbero potuto prendere da bere per poi abbandonare il bicchiere da qualche parte e non ritrovarlo più, o mischiarlo con quello di un’altra invitata. La golosità della famiglia salvò la festa! Avevano i bicchieri della Nutella con i segni zodiacali e per qualche caso fortuito le sue invitate avevano tutte segni diversi e per ognuna il bicchiere c’era, anche se la collezione non era stata ultimata. Fieramente distribuì i bicchieri come se fossero il Santo Grall e dopo qualche patatina e due chiacchiere, andarono sotto in cortile a giocare a palla. La festa fu salva! I bicchieri negli anni si sono volatilizzati, ma recenti studi di antropologia sostengono che siano in un qualche buco nero insieme al Giglipuff regalatole per gli 11 anni.

2003 e Lety era arrivata ai 14 anni. Non c’era un motivo preciso, ma odiava tutto e tutti. “Nessuno mi capisce, mi rompete sempre le scatole, io sono quella piena di problemi, odio tutti” era troppo narcisista per infilarci in mezzo il: “Faccio schifo, non mi piaccio, sono grassa, sono magra”, cosa che assolutamente non pensava di se. Aveva iniziato a vestirsi completamente di nero e portava lunghissime gonne nere, con un vertiginoso spacco sul retro, abbinate ad Adidas bianche con le tre strisce nere e maglie con maniche a zampa d’elefante, tutto rigorosamente nero, gli orecchini erano dei teschietti, i capelli ormai lunghi li portava legati in code strette rompendo innumerevoli elastici, oppure li stirava fino a bruciacchiarli, ma era nel periodo anti ricci e non ne voleva sapere! Aveva due amiche veramente stronze, ma lo capì solo molti anni dopo. Uscita dalle medie passò la giornata a casa di una delle stronze, la mamma aveva organizzato pranzo e una tortina e avevano mangiato tutte e tre lì perché così Lety avrebbe passato almeno “il compleanno bene” (sì, una giornata lontana da casa, perché era quella con la mamma malata e quindi meglio che almeno il compleanno si passava lontano da chemioterapie e operazioni varie). Passò il pomeriggio a chiacchierare con le due stronze e a mangiare schifezze sedute sul tappeto guardano MTV, doveva poi rientrare a casa ad un certo orario, ma fece tardi, per colpa delle altre due che le avevano fatto perdere tempo. La mamma era stanca e non stava bene e voleva almeno passare la cena con lei perché era il suo compleanno, ma lei tardò; non di molto, ma quel tanto che bastava per veder suo padre a metà strada tra casa sua e quella della sua amica stronza che l’aspettava per caziarla “Perché così non si fa! Avevi un orario! Non hai rispetto!”, lei rimase zitta il padre aveva ragione era tardi, ma dentro di se una vocina gridava: “È il mio compleanno! Perché mi sgridi? E poi ho una nuova tracolla me l’hanno appena regalata e non mi chiedi da dove salta fuori?”, arrivata a casa la mamma non stava bene ed era tra il triste perché sapeva che era stata sgridata, arrabbiata perché aveva disobbedito e stanca morta per il pomeriggio passato a fare terapie; non si parlarono. La tracolla negli anni finì nel famoso buco nero sopra citato.

Nel 2004 Lety frequentava la prima superiore e compiva 15 anni, una delle stronze amiche non abitava più in città era rimasta solo l’altra con cui, in quel periodo i rapporti erano più freddini. Aveva deciso di buttare nel gabinetto la Lety delle medie e costruirsi una Lety delle superiori popolare e carina, così entrò nel gruppetto delle “IN” della scuola, in vero stile “Mean girls”, (solo che lei si vestiva di nero). Aveva varie bionde ciocche sparse tra i suoi riccioli color nocciola, unico punto di luce del suo ormai nuovo look consolidato. La sua migliore amica del momento l’aveva convinta ad invitare suo cugino alla festa perché così invitava un po’ di amici, festa che si sarebbe tenuta in pizzeria. L’unica cosa positiva di quella festa fu che un’amica le aveva regalato la sua prima borchia a collana; vista con occhi più maturi anni dopo: Il collare dei bulldog e ci si domanda come cavolo si possa indossare una cosa simile! Ma ai tempi fu il regalo più bello che mai potesse ricevere, anche perché i suoi non volevano che le indossasse, ma se era un regalo… Questa amica si perse poi negli anni, ma senza litigi semplicemente presero strade diverse, in ogni caso lei non era tra le stronze. Dopo la festa rimase con la sua biondissima e magrissima migliore amica Barbie dei tempi, andarono a sedersi in un parco loro e gli amici del cugino della bionda. Dopo la pizzata, metà invitati era andata a casa, per lei in teoria la festa doveva iniziare in quel momento. Il ragazzino “che le era stato assegnato” nel tentativo di limonare le aveva fatto cadere a terra la macchina fotografica, la cara Nikon a rullino; dentro c’erano giusto tutte le foto fatte alla fiera del libro, dove lei aveva cantato come soprana solista nel coro che era stato selezionato per inaugurare l’apertura della fiera. (E sì in prima superiore entrò nel coro scolastico usando le sue doti canore in modo più furbo rispetto alle imitazioni del Pokèmon canterino e grazie alla sua bravura ottenne vari riconoscimenti). La sera prima della pizzata la mamma le aveva detto: “Ma si portati la macchina che il rullino è da 36 così fai qualche foto alla tua festa e poi le sviluppiamo”, peccato che la macchina cadde, si aprì e le foto vennero tutte perse. Tornò a casa pensando che non le fregava nulla di essere una delle “IN” se tanto le stavano tutti sulle palle e quel ragazzino non baciò nessuna per quella serata.

Nel 2005 Lety si era fatta una personalità e aveva un bel gruppetto di amiche, anche se alcune tra le stronze che poi abbandonò negli anni; specialmente aveva stretto amicizia con Rossella che tutt’ora è coma una sorella per lei e poi si era fidanzata con Hele a Giugno dell’anno prima. Festeggiò nella stessa pizzeria dell’anno prima e dopo andò con le amiche nello stesso parco, ma si divertì molto di più. Aveva un bell’abito nero lungo e i capelli erano legati in una morbida mezza coda, erano ormai molto lunghi e i ricci ricadevano su tutta la schiena. L’unico errore della serata lo commise suo papà, convinto che ormai la figlia, dato che faceva 16 anni e aveva tante amiche, una semplice bottiglia di spumante non sarebbe bastata. Immaginate avevano bevuto tutte giusto un’unghia con la torta per urlare: “Auguriiiiii yeeee!”, la bottiglia ormai aperta la lasciarono alla pizzeria, ma la bottiglia chiusa era stata pagata ed era uno spreco lasciarla lì, per cui decisero di portarla con sé. Andarono al parco, fecero anche molte foto immaginando di essere delle ballerine di pole dance ai pali della luce sia lei che la sua migliore amica Rossella. Risero molto e si divertirono tutte, suo padre andò a prenderla in auto e doveva poi riaccompagnare parte delle sue amiche alle varie abitazioni, ancora ridendo e starnazzando salirono tutte in auto e poco dopo la bottiglia di spumante chiusa esplose nell’allora Alfa 146 bordeaux di suo padre. 😱

(Con Hele)

Nel 2006 Lety faceva 17 anni e aveva capito che nella vita c’erano cose più importanti di un semplice compleanno. La mamma, a seguito di ulteriori interventi chirurgici, aveva preso una brutta infezione ed era ricoverata in quarantena all’Amedeo di Savoia. Per entrare nel suo reparto bisognava indossare una specie di scafandro arancione. Per fortuna sua mamma non aveva un’infezione così grave da dover indossare l’armatura pure per stare in stanza con lei. Uscita da scuola alle 13.30 si recò all’ospedale e passò l’intera giornata con lei, l’intera tiepida giornata di Maggio dentro quella stanzetta bollente. Quando arrivò il vassoio della cena, alle 18.30, lo divisero dicendo che era la cena di compleanno. Alle 20 arrivarono suo padre e suo fratello a trovare la mamma e tornò poi a casa con loro, il papà preso da davvero troppi pensieri si dimenticò di farle gli auguri, suo fratello le regalò un cellulare, che poi lei ruppe poco dopo, ma non lo fece apposta.

Nel 2007 finalmente Lety compiva 18 anni. Il suo abbigliamento passava dal dark nero perenne: Gonne lunghe, le scarpe da ginnastica erano state sostituite da intramontabili anfibi, oppure abbigliamento più all’ Avril Lavigne sullo stile punk-dark, dove il nero e basta era accompagnato a mise a quadrettoni o righe, cravatte e le gonne venivano riposte in cassetti e sostituite da pantacollant che si infilavano dentro ad all stars con teschietti. La mattina del suo compleanno i suoi genitori erano in montagna perché da poco avevano comprato casa lì e lei si era messa d’accordo con la mamma per far dormire la sua fidanzata a casa e risvegliarsi insieme. Ovviamente tagliarono scuola. Lei era malatissima e avrebbe fatto bene già che non era andata a scuola a restare a casa nel letto; aveva un mal di gola fortissimo e il naso chiuso. Eppure andarono all’8 Gallery e pranzarono con hot dog, di cui non sentì il gusto perché stava troppo male. Il giorno in cui fece la festa con gli amici, invece, era stata dal parrucchiere, aveva deciso di togliere via completamente le ciocche bionde e di ritornare al suo castano. Si fece fare una tinta color cioccolato, era più chiara del suo colore naturale, ma dopo tutti quegli anni di ciocche bionde non si notava e si fece fare i capelli lisci; da lisci parevano lunghissimi i suoi capelli. Quell’anno successe una cosa che pochi possono vantare… La sua migliore amica, che tra l’altro stava malissimo, perché le aveva attaccato l’influenza qualche giorno prima; l’aveva vista che stava per entrare nel locale (era stato prenotato in una pizzeria e lei aveva una saletta solo per se al piano di sopra). La bella ragazza dagli occhi azzurri come i gatti richiamò il silenzio avvisando che Lety stava per salire, mentre saliva le scale tutta l’attenzione fu su di lei e all’unisono applaudirono e fischiarono tutti come se fosse arrivata una grande attrice sul red carpet (anche se con alcune delle invitate negli anni i rapporti si persero e anche in malo modo, quell’entrata trionfante rimarrà per sempre nel suo cuore). Indossava un bell’abito nero aderente e viste le sue forme tutti le dissero che sembrava Jessica Rabbit. Rossella (la sua migliore amica) era vestita in serio stile post-punk e sembrava davvero Avril Lavigne. Hele si era vestita in modo casual-elegante con un bel jeans e una maglia tutta particolare. Negli annali resterà il biglietto di auguri del migliore amico e poi testimone di nozze di Hele (lo aveva scritto al contrario)

(Con Rossella)

Nel 2008 Lety non voleva festeggiare, aveva la maturità, gli anni li compiva a Maggio ed era davvero troppo vicino all’esame. Hele, Rossella e il fidanzato di quest’ultima le organizzarono una festa a sorpresa e la rapirono (letteralmente, con tanto di bendaggio agli occhi e ai polsi, per poi caricarla in auto e portarla alla festa). Nel tragitto in auto aveva riconosciuto le voci camuffate dei suoi amici che le dicevano che era stata sequestrata e non si era agitata nemmeno per un secondo, ma era stata al gioco fingendosi agitata, nel caricarla in auto le avevano rotto le calze e durante la festa rimase in mini gonna con un grosso buco sulla coscia destra che maldestramente tentava di coprire per le foto.

2009 Lety aveva finito le superiori e aveva iniziato a lavorare, faceva solo il servizio civile e guadagnava 480 euro al mese, ma per i suoi piccoli capricci bastavano e avanzavano, non aveva ancora spese da dover fare. Per cui con la sua dolce metà decisero di passare il compleanno a Roma e girare per 5 giorni la città eterna. Il giorno del compleanno la destinazione era il Colosseo, un bel ragazzone che assomigliava a Thor vestito da centurione insistè nel fare qualche foto sperando di guadagnarsi qualcosa a offerta libera. Scoprì però che Lety faceva gli anni proprio quel giorno così non solo non le fece pagare la foto, ma le fece anche un bacia mano e lei poi se ne vantò fino ai fori imperiali. Centurione apparte fu uno dei compleanni più romantici di sempre, gli indimenticabili 20 anni, quelli del loro viaggetto romantico nella città eterna.

(PS: da quell’anno aveva deciso di smettere di essere “dark”, semplicemente una mattina guardando il suo armadio pensò: “Che tristezza è tutto nero!”. Lasciando l’ebano per gli abiti eleganti.)

Nel 2010 Lety, che sicuramente non può più essere definita “la piccola Lety”, compiva 21 anni. Questo per lei fu un compleanno molto particolare, il primo compleanno dopo la morte di suo papà (1 Dicembre 2009). Erano passati diversi mesi e la cosa migliore per cercare di riprendere una vita normale era festeggiare e cercare di comportarsi il più possibile come prima. Fu anche il primo compleanno con la diagnosi di sclerosi multipla, non chè con la terapia (ai tempi le iniezioni settimanali di interferone). Non poteva andare a fare bisboccia in giro con la terapia iniziata solo ad Aprile e il corpo che doveva ancora abituarsi; per cui sua mamma, quella grande donna di sua mamma, con l’aiuto di Hele e Rossella organizzò una festicciola a casa. Una cena con gli amici interamente preparata in famiglia! (La fortuna di avere una mamma e una fidanzata molto dotate ai fornelli). La mamma organizzò anche la festa per suo fratello il 4 Giugno, lui ne compiva 35 di anni! Voleva far sentire entrambi bene nel loro giorno speciale, nonostante la grande perdita subita. Fu una festa piuttosto carina anche se con la metà degli invitati, gli amici di allora, ormai “la piccola Lety” nemmeno parla più, anzi con alcuni forse ha tolto persino il saluto, ma queste sono altre storie! La cena fu ottima e le torte ancora di più, ovviamente per fare le cose in grande vennero fatte una crostata alla frutta e una torta sacher; gli invitati non erano un numero così alto da dover fare due torte, ma così venne deciso (tranquilli nessuno se ne lamentò!) Lety non stava molto bene, sorrideva certo e si godeva il suo giorno, ma le terapie erano decisamente difficili da gestire e quella particolare mancanza era ancora vivida, una cicatrice fresca… In ogni caso la festa si concluse lei Hele e Rossella a ridere e scherzare e si sà… Quando si sorride le cose non possono far altro che migliorare!

Ed ecco che arriviamo al 2011 e la nostra giovane donna protagonista compie 22 anni! Continuava con le terapie, anzi le iniezioni di interferone da una la settimana divennero tre alla settimana e la facevano stare piuttosto male… Ma Lety è una persona forte e aveva iniziato ad abituarsi e ad organizzare le sue giornate nonostante tutto! Aveva deciso di fare un apericena in un locale elegante così da potersi anche vestire in modo curato come piace tanto a lei! La festa fu molto divertente, aveva affittato la saletta al piano di sopra solo per lei e gli amici, ma ci furono alcune incomprensioni, che non rovinarono il divertimento, ma di certo possono essere annoverate in storie da raccontare! Prenotò per le 20.30, vero in un orario decisamente “tardo” per far apericena, ma chiese ai proprietari prima di organizzare… Ovviamente risposero che non c’erano problemi, ma… Il buffet alle 21 sparì lasciando i suoi invitati senza la possibilità di fare vari bis e contando il prezzo e il posto rinomato fu decisamente deludente! (Insomma ditelo se alle 20.30 è tardi, faremo in modo di arrivare prima, non che mi decanti un fantastico menù, i più lenti riescono a mangiare giusto un piatto, poi vogliono fare il bis e il buffet è sparito!) Apparte questo e la dimenticanza delle candeline al locale per l’arrabbiatura la serata andò liscia! Si concluse con le solite tre Letizia, Helena e Rossella insieme a ridere e scherzare, ma questa volta su una panchina del parco del Valentino con le scarpe in mano per dolori da tacchi alti! Rossella scalza con i piedi gonfissimi appoggiati su uno scatolone per non metterli direttamente a terra e Letizia che era partita in “Cafè Noir” calzava un paio di infradito appena ricevute come regalo proprio da Rossella (azzeccato in quanto si erano appena iscritte in piscina)

(🤣🤣🤣)

Il compleanno del 2012 fu pessimo! Si decise di festeggiare con un’altra amica che compiva gli anni circa nei suoi stessi giorni e di fare un compleanno in comune… Pessima idea! Letizia già è una ragazza egocentrica e se può vuole attenzioni solo per lei, nel giorno che poi reputa il suo, perché è la sua festa condividerla di certo non è una grande idea! Ai tempi frequentava ancora quelle specie di amiche con cui poi negli anni ha chiuso e come può essere successo a molti nella vita si faceva condizionare… In quell’anno in modo particolare! Rossella decise di non andare alla festa, anche per farle capire la cattiva idea, purtroppo ai tempi non aveva capito, o non aveva battuto abbastanza il naso… C’erano delle persone molto deleterie per lei, che tra l’altro per molti anni le hanno impedito di sbocciare! Crearono problemi anche alla sua relazione sentimentale e alla sua amicizia con Rossella che per lei è sempre stata come una sorella! Eppure specialmente dopo la morte di suo padre si rifugiò al fianco di certe persone che aveva allontanato per poi riavvicinarle e capì con il tempo che andavano solo lasciate alle spalle!

Finalmente nel 2013 Letizia aveva chiuso definitivamente con le persone nocive e aveva conosciuto persone nuove! Ovviamente l’amicizia con Rossella e la sua relazione con Hele non erano in discussione, ma loro sono sempre state parte della famiglia non solo grandi amiche. Aveva iniziato a lavorare nelle scuole come insegnante grazie ad una ragazza che aveva conosciuto proprio dopo la rottura con le vecchie amiche! Quell’anno Rossella cucinò con le sue manine la torta per la sua migliore amica che si gustarono con il gruppo alla pizzeria dove festeggiarono. Quell’anno Rossella l’avrebbe resa zia dando alla luce la piccola Claudia il 30 Agosto! A Maggio alla festa si intravedeva un tondo pancino e l’umore era particolarmente alto!

Nel 2014 la nostra protagonista arrivava ad un quarto di secolo! 25 anni! Festeggiò nello stesso locale di lusso dei suoi 22 anni (prenotando l’apericena per le 19) e dopo la festa si sarebbe spostata in un pub karaoke dove avrebbe mangiato la torta con tanti amici! Per lo più colleghi, poi alcuni amici di vecchia data sopravvissuti al vecchio gruppo con cui non aveva avuto da discutere, amiche conosciute tra i banchi universitari e compagni di coro (era entrata in un gruppo corale-teatrale facente parte del Teatro Nuovo di Torino, inoltre, stava iniziando a formarsi il grande gruppo di amici che ora può vantare). La festa cadeva proprio in un giorno terapia e lei testarda, impavida e forse anche un pizzico incosciente decise di farsi l’iniezione nel bagno del pub per poi tornare alla festa! Dopo qualche ora stava talmente male che lasciò la festa con Hele dicendo ai suoi amici di continuare a divertirsi per lei e regalandogli la torta! In ogni caso prima di evadere con la propria fidanzata dalla festa fu tutto pieno di risate e canzoni!

Nel 2015 festeggiò i suoi 26 anni cenando nel ristorante cino-giapponese che aveva scoperto appena l’anno prima. Con il tempo divenne molto amica della proprietaria e il ristorante divenne praticamente la seconda casa sua e della sua dolce metà, (con la quale a Novembre 2014 aveva iniziato a convivere!) La cena fu ottima e ricca di prelibatezze orientali e dopo con gli amici andò al bowling per fare qualcosa di diverso del solito pub, per poi andare lo stesso al solito pub dopo la partita di bowling e facendo tardissimo come orario! 😅 La cosa buffissima fu che indossava un elegante abito a tubino nero, che decisamente non era la mise adatta per giocare a bowling; i vicini di pista la guardavano come se fosse aliena, ma lei adora essere guardata nel bene e nel male!

Ad Agosto 2015 quella stronza della sua malattia le aveva bloccato le gambe con conseguente impossibilità a riuscire a camminare e a svolgere le attività quotidiane in modo autonomo… Per i suoi 27 anni (Maggio 2016), con molta fisioterapia prima passiva e poi attiva e altre cure era riuscita a tornare in piedi con l’ausilio di stampelle per camminare, ma non si sentiva sicura ad uscire di casa e poi si sentiva un po’ un peso per gli amici… Inoltre aveva dovuto interrompere la terapia che aveva fatto per anni già un po’ di mesi prima… Le aveva dato innumerevoli effetti collaterali tra cui anche un aumento considerevole di peso, che francamente a lei non interessava molto sul lato estetico, ma sicuramente più peso sul corpo incideva sui movimenti, specialmente per una persona che per un po’ di mesi è stata bloccata e impossibilitata a camminare. Stava attendendo gli accordi per la nuova terapia e il morale non era molto alto. Hele le organizzò una festa a sorpresa in casa! Cucinò lei tutte le portate facendo un menù molto ricercato per far sentire la festeggiata come in un qualche locale “chic”. La sorpresa fu inaspettata e la casa era piena di gente! Non fu nulla più di una cena, qualche chiacchiera e tante risate; non andarono al solito pub, in un parco quando capitano i Maggio più tiepidi, al karaoke o simili; restarono a casa, ma Lety si sentì molto felice, aveva potuto constatare quando gli amici ci sono e tengono davvero a qualcuno nonostante tutto!

Nel 2017 aveva deciso di non festeggiare! A Dicembre di quell’anno lei e Hele si sarebbero sposate e aveva concentrato tutte le sue energie nel matrimonio! I suoi 28 anni, l’ultimo compleanno da nubile! Hele le organizzò una seconda festa a sorpresa nel ristorante giapponese che negli anni era diventato la sua seconda casa! In accordo con la proprietaria, che ormai era loro amica, (tanto che fu presente persino al loro matrimonio), organizzò tutto all’insaputa di Lety! Era diventata sospettosa visto che l’anno prima le era stata organizzata una grande festa… Ma Hele con l’aiuto di Enza (la proprietaria del ristorante) organizzò una cena intima solo loro due nel giorno esatto del compleanno di Lety che cadeva in settimana, Enza le preparò persino una piccola tortina così da farle pensare che per quell’anno la festa sarebbe stata una cosa intima e romantica che finiva lì… Invece, il Sabato con una scusa la portò fuori circa per l’ora di cena dicendole che voleva mangiare una pizza per poi portarla al nel locale di Enza dove tutti i loro amici la stavano aspettando per urlare: “SORPRESA!” Lety sconvolta disse a Hele: “Sei pazza! Così facendo alla fine hai organizzato due feste!” e la risposta fu: “Non potevo non festeggiare il tuo ultimo compleanno da nubile!” Aveva passato un anno abbastanza intenso: i preparativi per il matrimonio, la sistemazione della casa, la nuova terapia che consisteva e consiste ancora in una flebo ogni 28 giorni circa, una sorta di chemioterapia; l’iniziale perdita di capelli (che poi si è arrestata), ansia perché li avrebbe voluti lunghi per poter fare una bella pettinatura per le nozze e le cure a base di cheratina e shampoo particolari! Alla fine come la neurologa le aveva detto con quel tipo di terapia inizialmente si verifica una perdita, ma poi si arresta e i capelli crescono normalmente. Lety li acconciava in modo da non far vedere i buchi, fosse stato per lei li avrebbe anche tagliati corti, ma non quell’anno! Quell’anno voleva poter avere la pettinatura! Inoltre la terapia era sì endovena, ma essendo un farmaco chemioterapico le vene non reggono molto terapie prolungate per cui dovette mettere il port (catetere venoso, un dispositivo piccolino sottopelle con un tubicino che va direttamente alla giugulare in modo da poter fare le terapie da quello), era arrabbiata la cicatrice del port era brutta e si vedeva e temeva potesse vedersi anche nella scollatura dell’abito da sposa, insomma il compleanno era il suo ultimo pensiero! Hele riuscì a renderlo speciale anche quell’anno donandole una serata tutta per lei fatta di buon sushi e risate! E alla fine svanirono anche le paranoie! La cosa importante era che la terapia funzionava bene e aveva potuto tornare in piedi e tornare in piedi stabile, persino sui tacchi! Chissene importava che con abiti un po’ più scollati si sarebbe vista la cicatrice!

Eeeee così si concludono le avventure dei compleanni di Lety…

Almeno fin ora!🤣

Sclerosi multipla 

Poesia che molto mi rappresenta…

Contenuta nel mio nuovo libro special natalizio Lety Xmas !

Scala rotta e dissestata 

Piccoli passi in salita

Milioni di passi in discesa 

Cammino nell’ignoto

In un grande buco nero 

Oh abisso colmo di dubbi, paure e speranze 

Lentamente il corpo ti abbandona 

E la mente, stanca di lottare, 

Si rifugia in un altro mondo

Natale rosso sangue

Estratto da uno dei miei racconti contenuti in  Lety Xmas
C’era un terribile odore in quella discarica, definirlo pestilenziale sarebbe stato fargli un complimento. Il nero corvino in quella notte senza stelle cozzava terribilmente con le luci ad intermittenza e quella sensazione di gioiosa festa che si respirava solo a pochi km prima di quel buco pieno di rifiuti. “Bel modo di passare la vigilia di Natale… Molta gente tra poco si metterà con le pance sotto alle tavole”, pensava la detective Jennifer Mallory. Mentre raggiungeva il luogo del delitto …

… Si muoveva lentamente notando la sua stampella che affondava nei rifiuti, la bionda detective da ormai tre mesi non riusciva a camminare senza un supporto, sperava che “La Bastarda”, come la chiamava lei, la sclerosi multipla, aspettasse ancora un po’ di anni prima di colpirle le gambe …

… Osservò la scena. Una donna brutalmente mutilata e gettata in quel buco… “Nemmeno a Natale fanno pausa i criminali!”, disse al suo collega della scientifica che aveva già le mani nel cadavere. “Non sembra ci sia stata lotta, ne segni di violenza carnale, non ha i documenti… Per ora è una Johanna Do!”, disse lui come se si sentisse su un set di un qualche telefilm crime, “Merda è la seconda che troviamo in queste condizioni!”

Penombra Natalizia 

Estratto da uno dei miei racconti contenuti in Lety Xmas

… Lo aspettò per tutto il pomeriggio sdraiata sul loro grande letto con i polsi legati con un nastro di seta indossando solo delle suadenti auto reggenti nere.
Dopo aver pranzato l’aveva lasciata così prima di recarsi in ospedale.
L’albero di Natale era acceso e le bellissime luci colorate dipingevano tutta la casa …
… Si domandava cosa l’avrebbe attesa al suo arrivo.

Dopo aver sentito la porta di casa che si chiudeva si era sporta per veder qualcosa e l’aveva notato sfilarsi il cappotto, gettarlo a terra e avvicinarsi alla stanza da letto.
Impeccabilmente Robert calzava il suo gessato preferito. Lo scricchiolio delle sue scarpe invase tutta la casa.
Arrivato in camera si sporse su di lei sfiorandole le labbra, in risposta lei mosse la mano per accarezzargli il viso, ma il nodo era stretto, le sue unghie laccate di rosso brillarono nella penombra della stanza.
Lo sentì avvicinarsi al suo orecchio e sussurrarle: “Non ti aspettavi una cosa del genere vero?”, lei deglutì eccitata…
Si sedette sulla poltrona di fronte al letto come un manager alla sua scrivania, “Devo sistemare un paio di cose prima!”, disse in tono suadente tirando fuori dalla tasca della giacca il suo palmare.

Passarono istanti che parvero ore, poi lo vide alzare lo sguardo dalla sua e-mail e guardarla con aria soddisfatta.
Si alzò e le fece succhiare in suo dito per poi spostarlo bagnato fra le sue cosce e iniziò a toccarla, legata, inerme alla spalliera del letto.
Continuò finché vide i suoi grandi occhi castani socchiudersi e il suo corpo tremare dandogli l’idea che stesse per cadere…

Soddisfatto portò il suo dito alla bocca e divertito prima lo leccò per poi succhiarlo.
“Hai sempre un buon sapore”, disse compiaciuto e si stese al suo fianco.

Prese un respiro profondo osservandola dalla punta dei piedi, ai fianchi, ai voluttuosi seni, spostando lo sguardo ai bruni capelli leggermente scombinati, alle braccia sopra la testa, arrivando alle sue bellissime e minute mani con le unghie laccate di rosso legate alla spalliera del letto ed esclamò: “Che dici? Dovrei slegarti?!”, “Beh, non saprei… Io sono soddisfatta sei tu quello con la cerniera che pulsa”, disse ridacchiando e leccandosi le labbra, “Oh non sono cose da dire sai? Ora mi toccherà lavarti la bocca!” …

Lety Xmas

Ed ecco il mio libro Lety Xmas

Uno special natalizio!

Copertina e-book

Copertina cartaceo

Vi spiego meglio com’è strutturato questo romanzo!

Diviso in due parti:

La prima parte: “Christmas stories” contiene tre racconti tutti ambientati nel periodo natalizio. Volevo mostrarvi tre realtà diverse che in comune hanno solo, appunto, questa festività. Sono scritti secondo tre stili letterari differenti: il thriller, la fiaba e l’erotico.

La seconda parte: “Incanto” contiene una raccolta di poesie che ho voluto lasciarvi come dono per le feste affinché vi ispirino e accompagnino nelle vostre giornate tra un morso ad un panettone e una partita a bingo! 

Prefazione:
“Come Dickens esplorò il Natale attraverso tre fantasmi, questo libro ve lo narra attraverso tre racconti…

Fatevi avvolgere dall’atmosfera natalizia, scoprendo le avventure di Tina, Jenny ed Anice…”