Lughnasadh

Lughnasadh è una festività che celebra la gratitudine e l’abbondanza, è il momento di fermarsi e cogliere i frutti del proprio raccolto: ciò che è stato seminato da Imbolc sia materialmente, emotivamente che magicamente viene raccolto e ci si prende il tempo per ringraziare per l’abbondanza ricevuta affinché sia di buon auspicio per propiziarne la continuità nel futuro.

Anticamente e ancora oggi nelle comunità contadine è la prima festa del raccolto: tempo in cui le spighe di grano vengono tagliate e si inizia a fare le scorte che serviranno nel lungo periodo dell’Inverno. È importante ricordare che non è ovvio avere cibo ogni giorno, pane e tutti i viveri che permettono di sostentarsi. Benedetti, perciò, tutti i gesti volti ad aiutare il prossimo, chi vive nell’abbondanza può pensare di donare a coloro che sono meno fortunati, ma senza smarrire se stessi dedicandosi solo agli altri senza curare e accudire il proprio io.

Festività dalla forte valenza introspettiva: fermiamoci, prendiamoci un momento per analizzare e valutare come sono andati i nostri progetti, come abbiamo affrontato le sfide quotidiane, come abbiamo reagito e cosa abbiamo davvero “raccolto” portato a casa e raggiunto.

Trovo che allinearsi a questa festività sia incredibilmente spontaneo: si è agli ultimi giorni di lavoro prima del meritato riposo estivo e valutare come sia andata la stagione lavorativa avviene in modo assolutamente naturale. Gli studenti non universitari, in vacanza da circa un paio di mesi, devono fare il punto della situazione “Come sono messo con i compiti? Con i propositi estivi che mi ero dato? Come voglio iniziare il prossimo anno scolastico?”. Gli universitari sono agli ultimi esami prima della chiusura della sessione estiva e come i lavoratori potranno godersi presto il meritato riposo pensando a ciò che hanno raggiunto.
Il “tirare le somme” dell’anno aziona questa modalità, nella nostra mente di valutazione: come detto cosa si è raggiunto, ma persino cosa no, cosa non è andato come si voleva, cosa si ha perso; quasi come se a Settembre inizi un nuovo anno effettivo, cosa che poi non è così errata: nuovo anno scolastico, nuova stagione lavorativa in certi settori…

Tra i rituali per celebrare questa festività, infatti, vi sono alcune semplici pratiche particolarmente riflessive:

  • analizzare e annotare i pensieri e riflessioni di questo periodo su un diario.
  • iniziare un nuovo libro, meglio ancora se di cucina
  • è anche il momento giusto per purificare gli strumenti dell’arte con delle fumigazioni, (per svolgere questa pratica è consigliabile svuotare l’altare per poi riordinarlo, trovo sia impossibile farlo senza avere un momento di analisi toccando ogni strumento e ricordando come sia stato usato durante l’anno)
  • creare una “pergamena dei desideri” scrivendo ciò che dovrà fiorire con il prossimo raccolto e bruciarla.
  • sacrificare ritualmente le emozioni negative, le abitudini nocive, trasferendole in un pezzetto di pane che si è preparato o comprato per poi gettarlo nella natura o nel fuoco, (questa pratica anticipa una serie di pratiche allineate alla prossima festività: Mabon “E mentre impariamo a scendere nell’oscurità, impariamo anche a lasciar andare ciò che oscura la nostra anima”, ma ne parleremo a tempo debito)

Avrete sicuramente notato quanto siano introspettivi questi rituali, vi elenco anche gli altri adatti per celebrare Lughnasadh:

  • ringraziare ricordando il tepore e la bontà, (ho già parlato del ringraziamento, tra i punti focali della festività)
  • comprate del pane fresco o farlo in casa, (il pane è il cibo protagonista di questa festività)
  • fare offerte di pane ai poveri o agli animali selvatici.
  • fare delle bamboline di spighe o di foglie di mais; possono essere utilizzate nei rituali o semplicemente come decorazione, per propiziare l’abbondanza, (parlerò meglio dopo di questa attività)
  • fare delle candele gialle o arancioni e passarci qualche goccia di olio al rosmarino (il rosmarino attira l’abbondanza)
  • fare delle bottiglie della strega per richiamare abbondanza in denaro, specificando anche l’oggetto materiale bramato
  • passare la giornata in giro con amici e familiari all’aperto nella natura, magari fare un bel pic-nic o una grigliata, (considerate che la celebrazione di questa festività veniva protratta dopo il 15 Agosto, sia perché il periodo del raccolto non durava una semplice giornata e sia perché le energie in circolo sono tante, ma fluiscono in modo naturale molto lentamente. Molte usanze e passatempi dedicati alla celebrazione del Ferragosto hanno preso spunto dalle celebrazioni per Lughnasadh)

(I rituali sopra citati escluse le mie interpretazioni e spiegazioni sono presi dall’articolo sulla festività Lughnasadh di Strega delle mele, dove ne troverete di ulteriori! Cercatela su Facebook, Instagram o direttamente sul suo sito: i suoi contenuti sono deliziosi ❤️)

Torniamo alla festività in se! Lughnasadh è il momento in cui si tagliano le spighe di grano che serviranno per avere pane sulle tavole per tutti i mesi freddi e aridi. Il Dio si sacrifica morendo, donando se stesso alla natura affinché i raccolti siano abbondanti. Un gesto meraviglioso questo sacrificio da cui prende anche nome la festività “Lughnasadh”: il grano veniva identificato come uno degli aspetti del Dio visto come Sole, che i Gaelici chiamavano Lug, colui che si sacrifica sotto forma di grano per dare nutrimento alla popolazione.
La Dea ancora incinta benedice la Terra con le sue lacrime e diventa Crona, iniziando ad invecchiare e con lei la Terra stessa incomincia il suo percorso di trasformazione: possiamo vedere nella natura i primi acquazzoni, le giornate che effettivamente si fanno più fresche, le notti meno afose e il sole tramonta prima.

Come viene festeggiato questo momento? Semplicemente in compagnia di amici, parenti e tutte le persone che ci fanno stare bene; mangiando, brindando e rilassandosi!
Dopo il lavoro, il riposo. Ci si ferma per godersi i frutti di tutto un anno di impegno, si gode del Sole e della natura. L’Autunno arriverà sufficientemente presto, e poi non si avranno più tante occasioni per uscire.
Considerando che i festeggiamenti iniziano alla vigilia di Lughnasadh (31 Luglio), fin dopo il 15 Agosto possiamo notare quanto questa festività racchiuda in se due momenti fondamentali: il desiderio del riposo e dell’inizio delle ferie, ma nello stesso momento il saluto all’Estate con la mente rivolta a ciò che sarà del “nuovo” anno.

Insieme al ringraziamento, al momento introspettivo, al rilassamento e al divertimento, questa festività parla di sacrificio. Come il Dio si sacrifica per il raccolto è usanza utilizzare sacrificare alcune spighe di grano senza farle diventare pane, per intrecciarle e trasformarle in bamboline che vengono poste sugli altari per buon auspicio. Immaginate quando il grano era contato l’importanza e la valenza di tale gesto.
Il momento della mietitura era, infatti, considerato il cardine, un momento fondamentale, una delle feste più importanti tra tutte, perché, se si fosse stati colpiti da carestia non ci sarebbe stata possibilità di superare il rigido Inverno che, ormai, si faceva prossimo e nel passato voleva dire sopravvivenza o morte.

Ecco un esempio di bambolina di grano

Ai tempi moderni, soprattutto per coloro che non sono contadini questo sacrificio può tradursi nella “carità”, nell’aiutare altri e perché no volendo sacrificando qualcosa di personale donandolo al fuoco o alla natura, può essere anche sotto forma di fioretto.

L’importanza del pane e della prima mietitura ha avuto una risonanza così grande da aver “creato” la festività corrispettiva cristiana la festa di Lammas (da loaf-mass, “festa dei pani”), dove si festeggia la prima mietitura dell’anno portando in chiesa una pagnotta ottenuta dal nuovo raccolto.
In realtà molte volte Lughnasadh o Lammas vengono usati come sinonimi.

L’energia magica di questa festività è particolarmente propizia per dedicarsi a rituali per attirare l’abbondanza, allineandosi all’abbondanza che la Terra dona noi possiamo applicarci in incantesimi volti ad attirare prosperità in denaro, ma a differenza della festività Litha dove le energie erano propizie per attirare amore, abbondanza e per dedicarsi alla divinazione; queste energie sono specifiche per richiedere qualcosa di materiale nello specifico non solo denaro.

Per decorare gli altari i colori principali sono giallo e arancione colori del grano e del Sole, come già per Litha, ma la differenza è che le decorazioni floreali o marine legate all’Estate non sono più protagoniste sostituite dalle spighe di grano e dalle offerte alle divinità e al piccolo popolo come mele, cereali, riso e ovviamente pane!

Il mio altare! Mancano le offerte, ma aspetterò il 1 per donare alla Dea del pane fresco
Come per ogni festività ecco la candela dedicata a Lughnasadh
L’altare di Hele
Altarino della mia stanza
Cucina!
Con il nuovo arrivato! Pawzuph, il gatto cornuto protettore delle streghe

Noi in realtà abbiamo già iniziato a celebrare questa festività con gite con il nostro gruppo di streghette già da un paio di settimane nei nostri day off

Il fulcro è appunto passare del tempo insieme, rilassarsi, divertirsi, ringraziare e condividere rituali con persone a cui si tiene

Il 31/07 con la mia dolce metà dedicheremo la serata alle pratiche magiche per richiamare abbondanza e continueremo a festeggiare inizialmente nei weekend, dopo di chè, sistemate le ultime cose a casa, anche noi, se tutto va bene, andremo in ferie e continueremo le celebrazioni fino a dopo il 15!

Restate sintonizzati su Instagram per vedere il nostro altare in trasferta!

Benedizioni a voi! E buone vacanze!

Ps: per la rubrica cosa si mangia a Lughnasadh farò un post dedicato

Il Veliero

Oggi vi parlo di una tradizione popolare rurale molto diffusa in Italia!

Attualmente conosciuta come “Il Veliero di San Pietro”

Si usa farlo o nella notte tra 23 e 24 Giugno, ma anche nella notte tra 28 e 29 Giugno; l’importante è utilizzare le energie post Solstizio d’Estate approfittando della magia divinatoria molto più forte in quei giorni.

Questo rito serve per avere un  prognostico sull’andamento del raccolto e per coloro che non si dilettano di agricoltura è un modo per avere indicazioni su come andrà l’anno. 

Viene utilizzato un uovo, una bottiglia (o un bicchiere, una brocca…) e acqua di sorgente; si rompe l’uovo dentro al recipiente con l’acqua, in alcune regioni è solito evitare di far cadere il rosso in quanto indicativo di presagio, ma negli insegnamenti che ho ricevuto non è così indicativo, si cerca di non far cadere il rosso, ma se cade pazienza!

Comunque si rompe l’uovo nella brocca senza mescolare e lo si posiziona all’aperto per tutta la notte fino a dopo l’alba, quando nelle ore del mattino (possibilmente entro le 8/9) si va ad osservare il risultato guardando le forme  assunte dall’uovo e interpretandone i simboli.

Se le energie divinatorie del Solstizio vogliono darci un responso i filamenti dell’albume andranno a formare nell’acqua la forma di alberi e vele di una nave e a seconda di come risulteranno queste forme si può prevedere le condizioni del tempo che influiranno sull’annata del raccolto ma anche, come detto, la prosperità e l’andamento dell’anno stesso: Vele aperte indicano giornate di sole un buon auspicio, vele chiuse e strette, invece, pioggia in arrivo un presagio non fortunato.

Se il rito mostra la forma di un bel veliero fatto e finito promette un’ottima annata.

Dopo l’avvento del cristianesimo questo rito è stato modificato indicandolo con il nome di: Veliero o Uovo di San Giovanni se fatto nella notte tra 23 e 24 Giugno, oppure veliero o barca di San Pietro se eseguito nella notte tre 28 e 29 Giugno.

La credenza riportava che San Pietro apostolo – in origine un pescatore – andava a soffiare all’interno dei contenitori facendo apparire una barca e dimostrando così la sua vicinanza ai fedeli.


Per scaramanzia non pubblicherò le foto del responso che la magia del Solstizio ha voluto dare a me e alla mia dolce metà fino al prossimo anno!


Vi inoltro, per cui, tre esempi di “velieri” uno che indicherà un anno non prospero, uno fortunato e il terzo con un veliero completo indice di un ottimo anno all’orizzonte.

Questa immagine evoca quasi un veliero affondato con vele chiuse su se stesse, decisamente di cattivo auspicio
Questa immagine, invece, indica delle vele aperte, un buon prognostico, ma non riesce a mostrare una forma di veliero completo
Ed ecco a voi un meraviglioso veliero, con vele aperte e alberi e una forma che lascia poco all’immaginazione

E voi…? Il prossimo anno vi cimenterete?

Ruota dell’anno

La Ruota dell’Anno rappresenta la ciclicità della natura.
Ogni esistenza ne è inesorabilmente immersa: l’uomo, gli animali, la natura che fiorisce e sfiorisce attraverso le stagioni; attraverso questa successione di nascita, crescita, declino e morte.
La Ruota dell’Anno è formata da 8 feste che celebrano un momento particolare di passaggio da un ciclo ad un altro.
Queste feste sono chiamate Sabba e avvengono circa ogni 45 giorni.
Questi otto momenti tipici lungo il percorso dell’anno oltre ai cambiamenti climatici e Naturali, simboleggiano altrettante tappe nella vita del Dio e della Dea. Lui come Sole nasce dalla Dea a Yule, cresce fino a diventare adulto, si unisce a lei a Beltane, regna per poi indebolirsi e morire. Anche la Dea rinasce e si sveglia fanciulla ad Imbolc, si unisce con il Dio a Beltane, si sposa a Litha, si ritira anziana a Mobon prima di riunirsi spiritualmente con il Dio nel mondo spirituale.

Paganesimo e tradizioni

Nella mia famiglia sono sempre state seguite tradizioni pagane, nello specifico dal lato di mio papà (lui e mia zia) seguivano tradizioni contadine legate alle loro terre e in certi tratti contaminate dalla cristianizzazione. Mia mamma, invece, era nata in Tunisia e per i primi anni della sua vita aveva assorbito culture popolari molto diverse. Mio nonno non era mai stato particolarmente affine alla chiesa cattolica, ma era molto legato alle tradizioni nomadi di dove aveva vissuto in Tunisia.
Lei arrivata in Italia fu poi cresciuta dalle suore in collegio e la chiesa in generale le dava l’orticaria, non essendo, per cui, molto avvezza mi aveva instradata inizialmente a guardarmi intorno e a capire da sola cosa sentire e come percepire il divino.

Anni dopo un periodo di scoperta sentii che le tradizioni pagane e la stregoneria calzavano con la spiritualità che percepivo attorno a me. Celebravo le festività, le fasi lunari, avevo il mio piccolo alare in casa e tutto era vissuto in modo naturale e positivo.

La persona della quale mi innamorai seguiva come me il percorso della stregoneria e del paganesimo; dopo essere andate a convivere creammo tradizioni nostre personalizzate, un’unione tra le tradizioni della sua e della mia famiglia, insieme a quelle da noi costruite con il tempo contaminate dalle tradizioni celtiche, da quelle contadine del Piemonte e del ciclo naturale della natura.